martedì 28 maggio 2013

Inner peace

A prescindere dalla razza, dal credo, dall'ideologia,
dal blocco politico (est o ovest), dalla regione economica (nord o sud),
l'aspetto più importante e fondamentale di tutte le persone
è la loro condivisa umanità, il fatto che ogni persona, vecchia,
giovane, ricca, povera, istruita, non istruita, maschio o femmina
è un essere umano.
Questa umanità condivisa e, perciò, la comune aspirazione
a conseguire la felicità ed evitare la sofferenza, così come il fondamentale diritto
di realizzare questi desideri, sono della massima importanza.

Letter on a newspaper

"CARO direttore, 
questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio. Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.

Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.

Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che 
due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?

Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay  -  non sono così sconsiderato  -  chiedo solo di essere ascoltato.

Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere".
 



sabato 18 maggio 2013

Milk... wich one? (continue)


"La vera ragione per cui l’allattamento prolungato fatica ad essere diffuso è che si tratta di una pratica non conforme al nostro tipo di società che vorrebbe: la mamma in forma e dinamica a pochi giorni dal parto ed il bambino indipendente e autonomo da subito. La brava mamma è quella che è sempre truccata e perfetta che lavora e si occupa della casa senza dar segno di fatica con il sorriso in volto, il bravo bambino è quello che dorme il numero giusto di ore, nel suo letto, mangia ad orari stabiliti e gioca tranquillo e giocondo da solo con i suoi giocattoli, sempre pulito e felice..." (dal BLOG di "Ostetriche Libere professioniste").


Sono di nuovo in pista con l'allattamento, con la "menata" del togliere il seno. Perchè devo togliere il seno a mio figlio di 15 mesi? Perchè sono stanca - perché è grande oramai e tanto mangia altre cose - perchè il latte è acqua dopo un po' - perchè così lo aiuto a diventare autonomo... mah. Ci ho pensato tanto tantissimo a tutti i pro e i contro della faccenda e alla fin fine sai che c'è? Mio nonno Henry diceva "If in doubt don't" (se sei in dubbio non farlo). Ed io, semplicemente, non mi sento di farlo. Mio marito, saggiamente, ma forse anche per cautela, mi dice "se tu stai bene va bene anche a me", però alla fin fine il succo della storia è quello. E poi mi stanco lo stesso anche non allattando, mangia altre cose è vero ma dovrei comunque integrare con un latte specifico, il latte materno, a differenza di come si crede, non diventa acqua anzi pare che addirittura contenga molti più fattori immunologici dopo l'anno di vita (perchè i bambini sono più esposti alle infezioni) ed infine mio figlio mi sembra già sufficientemente autonomo. Fino ad oggi è sempre stato in grado di farmi capire quando era il momento di fare dei cambiamenti per cui va bene così. Non mi va di pigliarlo in giro con "la mamma ha la bua" o ste stronzate qua. Se mi fa e se a lui va lo faccio. E non mi interessa quello che pensano gli altri, è iportante come sta lui e come sto io e come sta mio marito all'interno di questa famiglia.

Eppoi vuoi mettere? I seni sono grandi, sempre a disposizione, non rischio di dimenticarli a casa come pannolini e cambio di body, non mi sento così in colpa in ciò che mangio, ho una scusa sempre pronta per potermi ritirare in disparte con mio figlio durante momenti sociali noiosi e la gratificazione di vedere il mio pupo che allatta non è pari quasi a nient'altro!


 

martedì 14 maggio 2013

Keep calm

Talvolta mi assale la paura. La chiamo proprio così, "paura", PAURA, paura, dal latino pavorem, formato da paveo, pat-veo, IO TEMO. Anche se il termine "paura" è più legato ad uno stimolo esterno, sensoriale, fisico e di pericolo imminente. Ma timore mi pare blando. Quella sensazione di forte incertezza, di profonda preoccupazione, di timore per il futuro che mi assale è proprio paura!
Ogni giorno, da tanti giorni a questa parte (mesi? anni?) apriamo i giornali e i siti web di informazione e assistiamo alla disperazione di tante persone che perdono la loro fonte di guadagno e di sopravvivenza, ditte che falliscono, mondi che modificano la loro topografia in base alla situazione economica, politica.
L'incertezza economica è un virus insidioso che invade tutti gli strati della società, dai piccoli bottegai fino alle grandi e solide aziende, entra nel nostro immaginario notturno e sociale, crea delle crepe nei rapporti, nella fiducia tra gli uomini, nella fiducia in noi stessi.
Il timore del futuro ha a che vedere con qualcosa di più interiore di un destino che non si può conoscere anticipatamente, ha a che fare con la sopravvivenza stessa e questo ci rende di nuovo predatori, ci fa tornare ad attingere le nostre risorse nella bestialità della storia dell'umanità. Cane mangia cane.
Ecco cosa succede dietro tutto questo fenomeno mondiale.
Ecco cosa mi fa paura. Non sono tante le cose che mi fanno davvero paura: la malattia degenerativa, la morte, la perdita di mio figlio o di mio marito, i ragni. Ma questa è una sensazione di incertezza così totalizzante che mi riporta all'idea che forse se fossimo tutti capaci di stringerci ed allearci e rinunciare a quei privilegi che ci legano ad un passato oramai finito potremmo fare molto per superare - tutti insieme - questo momento. Che poi chiamarlo "momento" è un po' riduttivo.
Rifiuto però l'idea che il timore di perdere il lavoro, la paura di perdere lo stipendio, le difficoltà che questo comporterebbe mi debbano schiacciare, penso invece che è il momento di stare calmi e reagire, unirsi con persone motivate a fare qualcosa, ridurre i costi, aumentare le chanches di sopravvivenza, incrementare le occasioni di condivisione e non dimenticarsi MAI di ringraziare per tutto l'amore, la vita, per ogni respiro, per ogni piatto caldo, per ogni bicchiere d'acqua. Nulla è scontato. Solo la nostra vita - di passaggio - su questa terra. Dopo, si vedrà.

lunedì 13 maggio 2013

Keep on

Il più delle volte mi dico: "Lui non ha chiesto di venire al mondo, quindi io devo fare il possibile per farlo stare bene". Ma poi ad un certo punto mi domando quando però devo arginare questo "eccesso" di disponibilità perchè il rischio è di farlo sentire onnipotente, di non dargli la sicurezza delle "REGOLE", di non offrirgli la possibiltà di crescere. Ci penso e mi dico che devo fare qualcosa di diverso, quindi, capire meglio le situazioni perchè se io mi "annullo" completamente PER LUI, alla fin fine lui non può davvero giovare di questo tipo di atteggiamento. Cosa fare dunque? Capire che tipo di pianto è, capire se sono capricci, i denti, il male da qualche parte, la noia, la stanchezza, la voglia di giocare, di mangiare... cercare di dargli ciò di cui ha bisogno senza dimenticare me, la mia sofferenza, la mia stanchezza, il mio dolore al seno (per esempio), il mio desiderio - a volte - di tranquillità. Nessuno ama di più mio figlio di quanto lo ami io ma devo riuscire a capire e a metabolizzare che l'amore per lui non deve e non può equivalere a dimenticarmi di me perchè mio figlio ha bisogno di sua madre e di una madre che si voglia bene si prenda cura di se. Almeno, così, sulla teoria.
La pratica è tutto un altro paio di maniche...

martedì 7 maggio 2013

Grateful


Oggi voglio solo ringraziare. 
Per: 

essermi svegliata stamattina (non è poco!)
aver potuto coccolare e tenere in braccio mio figlio
aver mangiato uno yoghurt buonissimo
avere un marito così rilassato
avere due gambe, due braccia e un corpo funzionante
aver ancora la pelle e il cuore giovani
avere voglia di fare tante cose ancora
essere fortunata perchè una casa, ho salute, una famiglia (in ordine di importanza contrario a come l'ho scritto)
perchè ho (non tantissimi) dei buoni amici
perchè conosco tante persone
perchè amo il sole sulla pelle (e oggi Dio volendo ce n'è un po')
perchè mi piace leggere e scrivere e disegnare e cantare
per tante altre cose.

GRAZIE   

domenica 5 maggio 2013

Back to the past

Ogni tanto ci penso.. e penso che la la nostra memoria è davvero selettiva. Mi rendo conto che non ricordo tante, tantissime cose del mio passato... mi domando se si tratta di ricordi "inutili" o se è proprio un effetto del tempo e dell'inevitabile accumularsi di stress e di tante informazioni. 
Insomma, ero nel letto l'altra sera che cercavo di prendere sonno e mi è tornato in mente l'asilo che frequentavo da bambina. C'era Suor Rebecca che era la mia preferita per due motivi: era la cuoca ed era molto dolce. Ricordo ancora il suo viso, con la fronte alta e le guance piene e il suo sorriso largo. Ricordo la ghiaia nel cortile e quel cespuglio tutto attorno, non so come si chiama ma se lo vedo lo riconosco. Ricordo che c'era una specie di lapide, appena entrati, con delle scritte sulla pietra ed io a volte giocavo a far scorrere le dita nelle scanalature. Ricordo l'odore inconfondibile del nido e la pasta che sembrava sempre un po' scotta ma era buonissima. 

Sono cresciuta negli anni ottanta, in un momento diciamo in cui "si stava bene", c'era tranquillità economica e i problemi che si vivevano sembravano sempre affrontabili e superabili. Mio papà aveva la lancia Thema e poi acquistò il telefonino della motorola (Startac)... che tecnologia! Erano i tempi in cui non c'erano telefonini, internet, smartphone, androids e via dicendo, ma con gli amici ti trovavi ed uscivi sempre all'aperto, in qualunque stagione. semplicemente andavi dal tuo amico o dalla tua amica e suonavi il campanello. Si usavano i gessi a scuola e ci si sporcava da morire a pulire e si faceva l'intervallo col panino al prosciutto o con lo stracchino e non si sapeva nemmeno quasi cosa fossero le sigaretta (roba da grandi). Le ricerche si facevano in biblioteca o su "Il libro delle mie ricerche" che aveva anche le foto staccabili e incollabili.  Si usava la cabina telefonica e il quotidiano costava cinquecento lire. 
Io giocavo sempre fuori, con i pattini blu allungabili (che in terrazzo facevano un baccano infernale), con i fisher price (gli "omini") o con la bici. MI mettevo a cavalcioni di un ramo ed ero a cavallo! Andavo al cinema di rado ma ricordo di aver visto "Io sto con gli ippopotami" e poi "E.T." che mi era piaciuto tantissimo e avevo pianto molto quando ET era dentro la tenda con gli scienziati. Ero ancora piccola ma ricordo l'incidente che uccise Giles Villeuve e la vittoria dell'Italia di Ferrari, ricordo l'esplosione dello space shuttel e il matrimonio di Lady D col principe Carlo (mia madre ci portò in piscina non voleva che la vedessimo in tv). Mio fratello guardava sempre Hazzard e "Il pranzo è servito" che a me non piaceva ma guardavo a volte BIM BUM BAM anche se mia mamma non ci faceva vedere tanta tv. Si faceva merenda con gli ATENE o con pane e marmellata con il tea che bevevamo nelle tazze bianche di plastica alimentare. MI ricordo anche supergulp e Tom e Jerry e mio fratello più grande guardava Discoring (all'epoca avevano successo: Sting, Supertramp, Bruce Springsteen, i Pink Floyd e poi anche Michael Jackson).

Io giocavo con i trasferelli, con i penarelli della Giotto e il Das, che eppure esiste ancora ma oggi si chiama anche Dido e ha già le forme preparate. Non mi perdevo una puntata de "La casa nella prateria" e poi la domenica pomeriggio guardavamo tutti assieme "Alla conquista del West" (ero innamorata di Luke!) anche se quando si baciavano mio padre cambiava canale, con la scusa di vedere cos'altro c'era. E il telecomando non ce l'avevamo ancora!! Avevamo una tele piccola in bianco e nero e solo dopo una a colori ma si cambiava con il dito e dovevi alzarti dal divano. E poi mi piaceva anche "Saranno famosi" e quando ho avuto il morbillo mia mamma mi ha regalato il disco in vinile, perchè i cd sono arrivati molto dopo (chissà che fine ha fatto quel disco). Ero innamorata di Heather Parisi, mi sembrava la donna più bella e più elastica del mondo!! Le foto non si facevano tanto, chi era fortunato aveva una polaroid che te le faceva vedere subito ma non erano un gran che. 

Comunque non mi annoiavo mai ma proprio mai e si inventavano sempre nuovi giochi, nuovi modi di stare fuori e fare casino e tornare la sera, ubriachi di vita e di sole. Non riesco ad evitare di provare un po' di nostalgia per "quei tempi" che pure se non erano perfetti ed erano privi di tante comodità di cui oggi godiamo, mi sembrano, nei miei ricordi, "migliori" e più canditi, più puliti, più semplici. Torno a riflettere su tutte le cose che oggi "possediamo" e che non necessariamente ci rendono la vita migliore. Più facile, spesso, più comoda molto spesso, ma non sempre così arricchita. 
I tempi cambiano, le cose si dimenticano, ne vengono di nuove e diverse ma, accanto alla nostalgia, non si può nemmeno opporsi alle nuove tecnologie, alle nuove mode che comunque, nel bene e nel male, appartengono ad ogni generazione. Eppure, io che sono cresciuta dormendo in un lettino di piombo, sono stata trasportata in macchina senza cinture, curavo i graffi solo con la saliva e mangiavo i frutti dall'albero, penso di essere stata molto più fortunata di tanti bambini di oggi che hanno molto di più di me, ma accanto a questo rischiano anche di perdere molto di più.

giovedì 2 maggio 2013

Dear son

Caro figlio mio, 
lo vedo che in questi giorni sei un po' in difficoltà... sono di nuovo i dentini? Mannaggia ma quanto dev'essere difficile per te, abituato per mesi nella mia pancia ad essere circondato da un mondo morbido, protettivo, immediato, dedicato completamente a te, trovarti in un ambiente difficile, non sempre disposto a capirti e comprenderti, con dei denti duri che ti spuntano in bocca senza che tu possa farci niente, con mamma e papà che a volte sono troppo stanchi per essere fedeli alla loro volontà di non incavolarsi inutilmente, a volte preoccupati per il lavoro o per i soldi, altre volte bisognosi di un po' di spazio per loro. 
Mio dolce gamberetto, quanto stai crescendo in fretta! Sono così orgogliosa di te, della tua voglia di stare nudo, del tuo carattere generoso, della tua voglia di scoperte, della tua curiosità e simpatia, dei tuoi gusti già così definiti... mi piaci proprio, sei un personcina unica e meravigliosa. 
Certo, ho delle preoccupazioni, non lo nego. Mi preoccupa questo mondo che ci circonda, così veloce, digitalizzato, poco incline all'attesa, al posticipo dell'esaudimento dei desideri, un po' egoista, violento e decisamente molto richiedente e selettivo. Mi preoccupa tanto riuscire ad essere in grado di "attrezzarti" al meglio per poterti muovere bene in questo misterioso, fantatico mondo. 
Cercherò di non essere mai limitante per te, per la tua voglia di scoperte e di movimento anche se mi costerà tantissimo, già lo so. Ma vorrei per te che tu possa assaporare tutto ciò che può farti aumentare conoscenze, felicità, curiosità.
Sii sempre generoso figlio mio, sii sempre curioso e mai spaventato. 
Non importa se ancora hai difficoltà con la tetta (ce le ho anche io...), piano piano supereremo tutto e vedrai che sarà una nuova magica scoperta il poter essere autonomo ed io me ne farò una ragione. Prima o poi. 
Con tanto amore,
tua mamma.       

Dear mom


Cara mamma,
ti ricordi quando ero nella tua pancia, mesi fa, e ti tiravo i calcetti? Sentivi addirittura il battito del mio cuore, nei momenti di massima sintonia e pace... la prima volta ti sei quasi spaventata, hai detto che sembrava la carrozza di un treno! E ti sei sorpresa di quanto "rumorosa" sia la pancia di una mamma... eh già. Oggi invece è tutto diverso: cammino, mi muovo in modo quasi autonomo, mangio da solo, dico qualche parola, gioco con l'acqua, con i Lego, rido e piango e non sono più dentro il guscio di te. Eppure certe cose sono rimaste uguali  mamma, vero? 
Quando mi abbracci stretto e mi riempi di baci, io mi sento di nuovo nella tua pancia, e quando mi addormento abbandonato sulla tua spalla (per lo più la destra chissà perchè) sento il tuo cuore e tu senti il mio, siamo una cosa sola. 
Sto crescendo tanto vero mamma? Dico alcune cose, mi faccio capire, faccio gesti, esprimo emozioni e desideri, faccio i capricci. Capisco anche molto più di quanto riesco a dire, capisco molti colori, alcui numeri, che cos'è il cibo e quale mi piace, ho già dei miei giochi preferiti. Capisco anche quando tu e papà fate quelle cose pensando che sto dormendo e io lascio che lo pensiate perchè anche se questo ancora non lo capisco bene, capisco però che è una cosa buona, per voi ed anche per me. Un giorno me lo spiegherai (o lo capirò da solo). Capisco che è dura, molte volte, perchè anche se sto crescendo non riesco ancora a  fare a meno di svegliarmi la notte, chiedere la tetta, alleviare il maledetto male ai denti con la mia tetta amata, non riesco a non piangere disperato quando sono terribilmente frustrato da non riuscire a farmi capire. E capisco che questo ti innervosisce ma non riesco ancora a fare diversamente. 
Capisco anche che hai tante paure e preoccupazioni, il lavoro non sta andando benissimo e vedo che mi mettete, tu e papà, dei soldini nel salvadanaio per me, chissà come andranno le cose. So che hai paura che creserò troppo in fretta e mi farò risucchiare dalla vita e dai desideri, dalle banalità e da questo mondo non sempre bello e non sempre protettivo. Ma stai tranquilla mamma, sicuramente farò delle cazzate (si dice così no? L'ho sentito, qualche volta) e non posso certamente prometterti che non sarà così, ma voi mi amate tantissimo e se avrò bisogno, voi ci sarete per me, sempre. 
Nulla conta più di questo per me. Al di là della tetta, del lettone con voi, dei giochi che facciamo insieme, delle tue coccole. 
Con amore, 
il tuo gamberetto      

If I thought

Se pensassi davvero che basta entrare in una Chiesa, in un Santuario buddhista, in un centro di Testimoni di Geova per "ottenere" qualcosa, non so se comunque lo farei. 
Se pensassi che quand'anche possa essere vero che dio (o Dio o chi per esso) davvero CI ASCOLTA, se davvero credessi che è MORALMENTE accettabile chiederGLI delle cose, non credo che lo farei. 
Intendo dire: se "si crede", si crede come atto di fede, di fiducia, di afflato morale, interiore, non si crede "per avere qualcosa" in cambio. Ciò che eventualmente la fede ti da in cambio è: forza interiore, equilibrio, capacità di accettazione, attenzione al prossimo. Io credo. In questo credo. 
Se dovessi inginocchiarmi e pregare per qualcosa pregherei proprio per questo: per poter credere, per riuscire a credere, per poter avere dentro di me questo bisogno, questo impulso ad unirmi all'idea di una forza "alta" e "altra" e non restare qui, tra gli umani desideri a desiderare cose e situazioni.
Troppo facile chiedere ed ottenere. La vita non ha mai funzionato così, mai funzionerà così. Dobbiamo lottare per ottenere ciò che abbiamo, nel bene e nel male. 
Questa è la mia logica e lo è sempre stata. E' sempre stato difficile (impossibile?) per me chiedere dei "provilegi" per cose che non ritenevo giuste e che sia tacciata di essere orgogliosa o che sia ritenuta coerente, questo è ciò che sono. 
Per cui, caro Dio o chi tu sia, non ti chiedo di darmi soldi, non ti chiedo di far andare bene il mio lavoro, ti chiedo di aiutarmi a credere nella logica dell'amore del prossimo, nella fede della speranza e della pace, del rispetto dell'ambiente in cui viviamo e nell'amore. In tutte le forme che comporta.  
Amen.