domenica 31 marzo 2013

Easter

Oggi è Pasqua. Un giorno di festa in famiglia, con amici, con i tuoi figli.
Quando il tuo più grosso problema della giornata è il motivo per cui tuo figlio non dorme al mattino e quello di cercare di non bruciare le polpette di melanzane o mangiare troppa cioccolata, queste foto ti riportano subito al mondo in cui vivi. PRIVILEGIATO.

venerdì 29 marzo 2013

life is also this


Non c'è che dire... ci penso e ci ripenso e ho capito (meglio tardi che mai) che alla fine la vita è un susseguirsi di “abbandoni” e di “conquiste”. Certo, detto così sembra banale ma – se ci penso – vuol dire che si costruisce un “nido” nella pancia di nostra madre, si cresce e si diventa ad un certo punto capaci di uscirne e ci si affaccia al mondo. Poi, si impara a gattonare e si è pronti per iniziare ad esplorare lo spazio attorno a noi, poi si cammina e si esplora quello più distante e più in alto. Poi si esce di casa per entrare al nido e lì ci si confronta con la presenza/assenza dei nostri genitori, con il contatto con altri bambini, con altri cibi. E poi...? Si abbandona il lettone...? La tetta? Che altro?
Vedo che già c'è stato un cambiamento quando, ad un certo punto, andando a prendere il cucciolo al nido, non mi è corso incontro immediatamente ma ha esitato un po'... mi ha sorriso poi mi è venuto incontro ma con calma, senza ansia. Oppure quando gioca, tutto solo, in un angolo del soggiorno e pare non aver bisogno di nient'altro.
Tutte conquiste positive, piccoli atolli di autonomia e di crescita a cui però loro si devono avvicinare con positività e tranquillità ma a cui, noi mamme in particolare, dobbiamo abituarci e tradurle, dentro di noi, come un elemento migliorativo non privativo. E su questo aspetto, in particolare, a volte mi inchiodo. Come se avessi la tendenza ad essere eccessivamente protettiva (possessiva?) e questo rischia di far sentire mio figlio poco sicuro. 
Questa è senz'altro una cosa che non voglio.
Non voglio che il senso di vuoto nel letto, del seno che non “serve più”, dell'angoscia della separazione, facciano si che io gli “richieda” di rimanere piccolo. Deve poter crescere in modo libero e felice senza sentirsi legato da egoismi materni o da pretese di restituzione. Con le mie difficoltà ci faccio i conti io, lui deve fare i conti solo con la sua vita. Che sia più bella possibile.
Eppoi, è già faticosissimo così, nella normalità totale, con un bambino sano, sereno, essere genitori, inutile inocularsi l'idea di dover essere perfetti e fare chissà quali grandi cose. 
I nostri figli hanno bisogno del nostro amore, della nostra normalità, dei nostri limiti ed anche delle nostre fragilità. Perchè solo così imparano che noi siamo persone come loro, sebbene più cresciute. 
Anche se talvolta, quando siamo seduti a terra insieme che giochiamo ai Lego, la differenza non è così evidente come si pensa.


martedì 26 marzo 2013

Milk... which one?


Chi l'avrebbe mai detto? Pensavo, nelle mie fantasie più recondite, ancora quando mi accarezzavo il pancione con aria sognante, che il piccolo "tiranno" avrebbe allattato, se fortunato, per sei mesi, poi avrebbe iniziato a mangiare e poi, con calma, ma non troppa, si sarebbe disinteressato alla tetta... niente di più sbagliato!! Il piccolo demonietto la vuole ancora, sempre e comunque, notte e giorno. 
Sul giorno ci stiamo attezzando, il padre ed io, per inventarci tutta una serie di distrazioni (Il Cirque du Solei ci fa le pippe!) per poter far si che il cucciolo non pensi all'agoniato oggetto del desiderio... e mi sembra funzioni, con grande impegno e fatica e attività circensi, musicali, canore e ginniche da parte nostra ma LA NOTTE... è guerra. Il piccolo cucciolo, il nostro adorato batuffoletto, di notte caccia degli acuti degni del miglior cantante lirico.... certo, tante mamme ti dicono: "io a mio figlio, ad un certo punto, l'ho spiegato e lui ha capito..." ma come fai a spiegare ad una creaturina che nemmeno parla una cosa grande come la perdita della tetta??? Oppure mi sento dire di metterci la pasta al curry così poi si stanca, oppure il caffè o le acciughe o di metterci i cerotti e dirgli che la mamma non sta bene... cazzate! Il cucciolo non si fa fregare nè dalle parole, nè dagli additivi alimentari, nè dai sostituti in silicone che male imitano il prodotto originale. Ha ragione chi ha detto che il latte materno è la bevanda più buona nel contenitore più originale e non c'è rinuncia peggiore. 
Ma l'aspetto interessante è che è una rinuncia anche per me e questo non l'avevo previsto nei miei pensieri di mamma che sempre e comunque si sacrifica per LUI. Invece, ecco che fa capolino l'idea e piano piano prende corpo... "se io gli tolgo la tetta poi che ci lega ancora in modo ESCLUSIVO?". Rien. Poi si mi vorrà sempre bene, si sarò sempre la sua mamma, ma quel profondo gesto di scambio, amore, tenerezza e dialogo che è l'allattamento non ci sarà più. The end. 
E allora, che fare? Procedere o no? Dilemma, tremendissimo dilemma.... (to be continued)


giovedì 21 marzo 2013

International poetry day

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
 


Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.


Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia,il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché si,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te,con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda

mercoledì 20 marzo 2013

International happiness day

L'Assemblea generale dell' Onu ha istituito lo scorso aprile, con l'accordo dei 193 Stati membri, la prima Giornata Mondiale della Felicità: ''Un cambiamento profondo di mentalita' e' in atto in tutto il mondo "spiega in un comunicato l'Onu"le persone riconoscono che il progresso non dovrebbe portare solo crescita economica a tutti i costi, ma anche benessere e felicità''.
Ma che cos'è... la felicità?
Per me felicità è camminare a piedi nudi sullaspiaggia tiepida o su un sentiero di muschio, bere il caffèlatte al mattino quando ho bisogno di qualcosa di più e ci puccio pure i biscotti buoni, un libro così bello che non mi accorgo che sto piangendo dall'emozione, ballare come una pazza, il sole, i fiori e le piante, le foglie in autunno e il suono dell'acqua, lo sciabordio delle barche e mio marito che mi guarda in “quel” modo che: solo lui. Mio figlio che mi corre incontro sorridendo e poi mi abbraccia così forte che mi manca il fiato, la sensazione di aver dato un po' di consolazione a qualcuno o di aver sostenuto una ragione di vita. 
Felicità è una doccia calda d'inverno e fresca d'estate, farmi lavare i capelli e farmi fare un massaggio rilassante, una corsa di un'ora per sentieri secondari. 
Felicità è la colazione a letto e fare l'amore con chi amo, un film sotto le coperte mangiando cioccolata. 
Felicità è sentirmi utile agli altri, superare da sola una difficoltà, essere capace di semplificare la vita invece di complicarla, rinunciare alle guerre personali ed essere capace di chiedere scusa. 
Felicità è saper piangere tanto quanto ridere e saper pregare anche se non credo necessariamente in quel Dio, amare la vita ed essere grata di un giorno in più, sentire le mie radici ma di appartenere anche alla MIA famiglia. 
Felicità è un gatto che fa le fusa sul mio grembo, andare a cavallo a tutta velocità e andare in altalena, tuffarmi dentro l'acqua e sentire di poter fare ancora... tante cose. Con chi amo. 



martedì 12 marzo 2013

Too much


Ultimamente ci penso abbastanza spesso: tutta la nostra tecnologia, la nostra “civiltà”, tutto ciò che ci sembra che renda la nostra vita più facile, più veloce, più interattiva, più interessante, più variopinta, forse ci sta anche un po' fregando. 
Immagina fare un viaggio di mille chilometri in aereo ed essere quindi a destinazione in pochissimo tempo, chiuso in una scatola pressurizzata, in una sedia stretta e probabilmente comoda, con una visione dell'esterno ridotta ad una piccola finestra distorta oppure percorrere lo stesso tragitto in treno, in macchina, a piedi, a cavallo o in bici, con un tempo di percorrenza decisamente più lungo ma una visione del percorso grandemente più ricca e più diversificata, con temperature, visi, paesaggi che entrano in te e vi si depositano alimentando la nostra ricchezza interiore.
Immagina di mandare un messaggio col telefonino ad un amico che non vedi da tempo e in un minuto ottenere una risposta che vedi scritta sul display o decidere che esci di casa e vai a suonare alla porta a quella persona e con lui passi un intero pomeriggio.
Immagina che hai tanti di quei soldi a disposizione che non sai più come spenderli avendo già tv super mega al plasma, dvd, cd, mobili, soprammobili, macchine, cibo, vestiti e gioielli oppure di avere dieci euro in tasca e aver voglia di un cappuccino col cacao spolverizzato e trascorrere un paio di ore in un bar carino a sorseggiarlo leggendo un libro che hai preso in biblioteca.
Mi domando, ultimamente, se la nostra vita non sarebbe migliore, per molti versi, se non avessimo tante cose a disposizione.
Le cose generano bisogni, aspettative, delusioni, necessità. 
I soldi creano spese, debiti, problemi.
I momenti più significativi e più belli della mia vita li lego a situazioni di estrema semplicità: un tramonto in cima ad una collina, una nuotata in un mare tutto mio ad aprile, una grigliata improvvisata, un fiore in una foto, il sorriso di mio figlio o la mano di mio marito che mi accarezza.
La semplicità, spesso, genera miracoli.
Troppo spesso ce ne dimentichiamo.



Rules of happiness

  • Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grande risultati comportano un grande rischio.
  • Quando perdi, non perdere la lezione.
  • Segui sempre le tre "R": Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
  • Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
  • Impara le regole, affinchè tu possa infrangerle in modo appropriato.
  • Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
  • Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo
  • Trascorri un pò di tempo da solo ogni giorno.
  • Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
  • Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
  • Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
  • Un'atmosfera amorevole nella tua casa deve essere il fondamento della tua vita.
  • Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
  • Condividi la tua conoscenza. E' un modo di raggiungere l'immortalità.
  • Sii gentile con la Terra.
  • Almeno una volta l'anno vai in un posto dove non sei mai stato prima.
  • Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l'uno dell'altro.
  • Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

giovedì 7 marzo 2013

English people

Hugh Grant, il noto attore inglese,  fu fermato in macchina mentre una prostituta gli stava praticando una fellatio, Fu arrestato e questa notizia finì  su tutti i giornali mettendo a serio rischio la sua carriera, nonchè a repentaglio il suo legame sentimentale. Un giornalista americano, in un'intervista, gli chiese: "Sig. Grant, pensa che ora andrà in terapia da uno psicoterapeuta?". Grant rispose: "no, noi inglesi non andiamo in psicoterapia, noi leggiamo libri".
(da RADIO3 del 07.03.2013)

Sons of nothing but ourselves

Con il lavoro che faccio, non c'è niente da fare, mi capita continuamente di controllare la mia frustrazione e non dimenticare mai che i "miei" valori non sono "i" valori di tutti.
Però, onestamente, come si fa a pensare che in un mondo come il nostro, già in pieno debito tra risorse sfruttate e risorse richieste, tra spazio vivibile e numero di abitanti, tra rifiuti buttati in giro e luoghi incontaminati, tanti siano i figli di altro che non l'amore e la reciprocità.
Ho conosciuto figli della superficialità, quando c'è chi non usa sistemi contraccettivi perchè "non mi piace", perchè "faccio marcia indietro e vedrai che funziona" (ho visto si si) e allora "vabbè teniamolo tanto prima o poi... " oppure "no, sono contraria all'aborto, facciamo nascere quest'infelice.
Ho conosciuto figli della fame e della povertà, dove non si è in grado di capire che le risorse SONOLIMITATE e non è che "qualcosa mi inventerò". I figli non si inventano, nascono e richiedono tantissimo e bisogna saperlo PRIMA non pensarci DOPO. Figli dell'immagine, in chi ha voluto o ha pensato di voler diventare madre ma senza tutto ciò che comporta e quindi denutrendo fin dal proprio grembo questo piccolo esserino, figli nati di due chili appena su tre messi su dalla mamma in 40 settimane per "non ingrassare". Ho conosciuto figli nati da coppie che stanno scoppiando e mettono sul fuoco una nuova vita per poter ravvivare la fiamma dell'amore e rimanere presto bruciati con... un altro essere umano a cui pensare!! E poi mi dicono "è vero, aveva ragione, non abbiamo risolto niente con un figlio ma ora c'è, che possiamo fare...?". Già. Ho conosciuto figli di coppie che li usano per ricattarsi, per parlarsi, per farsi male, per farsi la guerra, per rivendicare i propri diritti, per odiarsi e odiare, prima o poi, anche il loro bambino.
Mi fa paura questo mondo, un mondo già in crisi in cui la gente ammazza, si ammazza e ammazza la speranza perchè è stata travolta dai debiti, un mondo in cui chi dovrebbe essere davvero la luce della speranza e della gioia, i bambini, finisce per pagare il prezzo davvero più alto. E non è giusto.
Ma - si sa - questo non è un mondo perfetto. Se lo fosse, potrei scavalcare la scrivania con un salto e prendere per il bavero questi cosiddetti genitori e sputare in faccia a loro tutto il mio risentimento!!!
E invece devo essere professionale ed ascoltare, guidare, consigliare sapendo che le mie parole, in un modo o nell'altro, cadranno sempre nel vuoto.