martedì 29 ottobre 2013

Om mani padme hum


  • Oṃ rappresenta il principio universale , il suono che diede origine a tutte le cose , e lo si pone all'inizio di ogni mantra;
  • Mani in sanscrito significa «Gioiello» ed indica l'essenza del Nirvana, il più prezioso dei tesori;
  • Padme significa «loto» ed indica il Samsara, il mondo fenomenico;
  • Hūṃ è la sillaba che rappresenta la Sapienza che trionfa sull'odio , ed è utilizzata anche come simbolo di buon auspicio;





Il Mantra sta ad indicare che il Nirvana non va cercato al di fuori del Samsara, ma nel suo "cuore", nella quotidianità.

venerdì 25 ottobre 2013

parents

«Compito dei genitori è donare
due cose ai figli: le radici e le ali».


(Proverbio del Québec)

domenica 20 ottobre 2013

Run is for a purpose, walk is pleasure

Qualche giorno fa mi sono vestita per uscire a correre, poi una telefonata mi ha "rallentato" e, finito di parlare, mi sono accorta che stavo camminando in mezzo ad una piccola radura circondata da alberi e piante, le montagne ben visibili all'orizzonte, in silenzio, avvolta nella calma pervasiva del mattino.
Ho respirato a pieni polmoni, ho sentito il profumo dell'autunno e della calma della stagione, di sottobosco, foglie umide e sole tenue entrarmi nei polmoni. Ho avuto proprio questo pensiero: correre è sempre per uno scopo, per ottenere un risultato (dimagrire, fare fiato, rincorrere, scappare), camminare può essere invece anche un semplice piacere, il desiderio di vedere il mondo da un punto prospettico diverso, di rallentare il ritmo, di respirare la vita e di sintonizzarsi con il proprio battito.
Ho un gran bisogno di rallentare, non sono capace (MAI) di non avere pensieri laterali, sovrapposti, disturbanti, desincronizzati rispetto a ME. Faccio la doccia e penso a cosa cucinare, cosa fare al lavoro, come vestirmi, leggo un libro e faccio la stessa cosa, scrivo al computer e intanto il pensiero corre altrove. Vorrei provare l'esperienza del VUOTO, della concentrazione su UNA cosa, del sorseggiare una sola emozione per volta. Bella o brutta che sia.
Eppoi questa rabbia, che rimane come brace sotto tutto il resto, che mi porto dentro da quanto mio papà se n'è andato e che di volta in volta assume nomi diversi: lavoro, ciclo mestruale, dente rotto, mal di schiena, il mio bimbo che fa i capricci. Ma da dove è partito il fuoco?
Un momento per me. Un momento per me.

sabato 5 ottobre 2013

A preyer for them

Iero ero dalla dentista (per la seconda volta), che una tipa un po' "così": alternativa, terra-terra, molto easy-way e un po' di tutto. Mentre allegramente mi lasciava con la bocca aperta (fisicamente non metaforicamente) per far asciugare il nuovo tentativo di recupero del dente (finora andato a buon fine), attacca discorso con la paziente successiva, in attesa in sala d'aspetto mentre va e viene da lì allo studio in cui mi trovo. Sento frammenti di discorso, nei quali non mi coinvolgono (come potrei rispondere col cotone in bocca e la gola secca?) ma che mi fanno capire che il dialogo è sui poveri derelitti morti nel tentativo di raggiungere Lampedusa... la signora in sala d'aspetto dice qualcosa che fa riferimento all'anno 2013 come l'anno delle catastrofi... poi nomina gli angeli, qualcosa tipo "gravi malattie, piaghe e poi il prossimo anno è quello della rinascita"... la dentista non si scompone, si ravviva i capelli paglierini, si sistema gli occhiali sul naso e si definisce "molto credente ma incredula sul diavolo". La cosa poi vira sui figli, non colgo come mi manca un pezzo di dialogo e sul fatto che la dottoressa si dice piena di rimpianti per non averne messi al mondo, "tanto che in menopausa ci piangevo anche su questa cosa ma sa cosa mi ha detto un mio cliente, un pediatra?" "no" dice l'altra dalla sala d'aspetto. "mi disse, una volta" risponde lei "che cosa si dispiace a fare? Ce ne sono così tanti di bambini, che c'è una vera sovrappopolazione, ed è quasi un atto di rispetto per la società non averne". Nota di colore: scopro poi che il pediatra in questione ne ha 4 di figli (sic).
Ora, due riflessioni veloci: a volte mi capita, nella mia mente bacata, di fare un gratuito collegamento tra tante tragedie che accadono (come per esempio un naufragio o un terremoto o l'esplosione di un reattore) con la sovrappopolazione. Ma in questo so che c'è lo zampino del mio (fu) padre che, nella sua visione spesso pessimista aveva una visione apocalittica del sistema di equilibrio del mondo (e, alla fin fine, pure lui ne ha avuti quattro di figli!). Però è come se, in qualche modo, il primo pensiero fosse: se c'è poco posto per tutti quanti, come si fa a regolare il numero della popolazione? Guerre, tragedie?
L'altra riflessione è sul valore altruista del scegliere di avere nessuno o uno solo di figlio. In parte mi trovo anche d'accordo ma poi rifletto anche sul fatto che - come sempre - non posso in questa riflessione non pensare anche che forse chi fa figli in modo inconsapevole, scellerato, strumentale, ignorante, però... chi sono io per decidere chi "merita" di avere figli e chi no?
Non