sabato 12 luglio 2014

Labelling

Una cosa, mi domando: ma è davvero così importante per noi etichettare? E' fondamentale dare "definizioni" a tutto quanto?
L'altro giorno ho sentito per la prima volta il termine "bambini arcobaleno" e la cosa mi ha lasciata un po' perplessa... chi sono i bamini "arcobaleno"? Sono, secondo la definizione, bambini che sessualmente non hanno ancora deciso da che parte stare, sospesi in una sorta di limbo sessuale. Mi fa inorridire, prima di tutto, l'idea che "scegliamo" il nostro orientamento sessuale come scegliamo come vestirci al mattino, che macchina acquistare, che lavoro svolgere. Poi, queste informazioni sull'orientamento sessuale dei nostri piccoli figli le ricaviamo da cosa? Dal figlio maschio che si veste di colori "per femminucce" e gioca con le bambole e da femmine con i capelli corti che giocano a pallone. Oddio.
I genitori di questi "rainbow children" li definiscono anche "gender creative children", perchè, in un afflato di delicatezza, dicono che sono bambini molto creativi e sensibili e strizzano l'occhio alla comuità più rigida e bacchettona. Bambini, dunque, che fanno "outing" già a 7-8 anni, che SCELGONO di essere gay o etero.
Quello che mi domando io è: ma c'è davvero bisogno di catalogare tutto?
Vado, per esempio, nel negozio qui in centro per capire come risolvere il "problema" di mettere il nome di mio figlio sui suoi vestiti per il nido per non usare l'uniposca direttamente sul tessuto, e la commessa, gentilissima, mi mostra delle etichette termoadesive da applicare col ferro su cui si scrive con un pratico pennarello indelebile. Perfetto! Le prendo ma, al momento di pagare, mi dice: "ah non le ho chiesto se è maschietto o femminuccia..." (etto o uccia da quale istinto deriva? Mio figlio è maschio non è maschi-etto... perchè deve essere tutto in miniatura?)
Manine, piedino, pisellino... lui è già una persona fatta e finita, non è personCINA. Comunque, la gentile commessa aveva solo etichette azzurre (per fortuna, mi ha detto, suo figlio è maschiETTO). Io nemmeno ci avevo fatto caso. E' per quello che sorridevano quando, da piccolino, portava la collana di ambra? (uhh l'avevo scambiato per una femminUCCIA), quando si veste di rosso o di giallo o gioca con la cucina giocattolo delle sue amiche. 
Sono sinceramente disturbata da questo diffuso bisogno di inscatolare, catalogare e definire tutto il mondo che ci circonda, sopratutto le persone. E' gay, etero, trans, bisex, grassa, magra, autistica, intelligente, emo. Ma che mondo è questo che invece di incentivare la conoscenza reciproca ci recinta dietro delle parole senza senso?
L'amore è amore, qualunque forma, colore, suono, consistenza abbia.
Le persone sono belle qualunque sia il loro aspetto, grasso, magro lungo o corto.
Ognuno, a modo suo, è interessante e bello.
Eppure anche io, talvolta, ci casco quando mi passo una mano sulle cosce e penso quando sono grosse, mi sorprendo da quanto mi trovi attraente mio marito o mi vedo allo specchio e mi sembra che niente mi stia bene.
Come sarebbe bello vivere in un mondo di persone che si muovono liberamente nude, sorridenti, pulite dentro e fuori, che si guardano negli occhi per vedere ciò che vi vedono dentro, non ciò che è scritto fuori.
A pensarci bene, tutto questo catalogare non mi sembra  ci renda persone migliori. Anzi, mi pare ci faccia perdere molto il senso di tutto quanto. Sopratutto di noi stessi e della nostra meravigliosa ed unica individualità, che ci fa sentire partecipi dell'intera umanità.