Eccoci qui. Ci ritroviamo di nuovo a raccontare l'ennesima "amicizia" che va a ramengo, ma lascerei da parte la "cronaca" che si ridurrebbe ad una serie di (lunghi) messaggi scambiati mentre facevo la spesa al supermercato con un crescendo di stupore e di indignazione, di aggressività e di mancanza di rispetto dall'altra, avvenimenti di mesi fa rinfacciati e rigirati con un senso di "tradimento" e di "delusione" che poi in realtà mal celava la ferita di essere messi un po' nell'angolo. Quello che ravviso, in questo episodio, sono due elementi che sono i più significativi.
Il primo è che colgo, nelle parole della persona che mi si è scagliata contro, una nebbia di infelicità di fondo. Non riesco a non pensare che - se da una parte io ho evidentemente procurato queste sensazioni così negative qualche cosa devo aver (mio malgrado) fatto per sortire un effetto così importante - dall'altra forse il presupposto è una radicale insoddisfazione, un equilibrio sofferto e forse mai raggiunto.
L'altra riflessione, nata su un confronto con mio marito, è che le persone (tre) con cui abbiamo avuto seri problemi di relazione negli ultimi dieci anni, dopo lunghi periodi di amicizia (non così profonda, in verità) sono persone "credenti", ma non nel senso che io intendo (cioè caritatevoli, dedite al prossimo, fedeli a Cristo e inclini ad essere buone e tolleranti), ma nel senso di moralmente rigide, represse, fortemente influenzate da una cultura che alla fine è più una subcultura laica di intento castrante, che non cattolica.
Queste due cose non mi fanno pensare che "noi abbiamo ragione e loro torto" ma che mi sconcerta è la sensazione (fortunamente capita di rado) di trovarmi di fronte ad un interlocutore che è sordo al confronto, a condividere tutte quelle differenze che ci rendono unici e che ritengo quasi sempre arricchenti. Ma probabilmente, come in questo caso, diventano incolmabili e così queste persone diventano "incompatibili" con noi, per gusti, carattere, spinta al successo o modello educativo.Un'occasione persa per crescere e riflettere, un momento giusto per abbandonare qualcuno che non ci da più nulla.

