sabato 28 dicembre 2013

A difficoult moment (half serious post)

Un momento difficile, questo, con un piccolo ometto che sembra - improvvisamente - soffrire di  mammite (o in assenza di mamma papite) acuta. Perchè? Perchè di notte si sveglia e piange disperato e si alza in piedi sul letto, allarga le braccia e chiede... cosa? L'altra notte ci ha fatto vedere i sorci verdi a me e al suo papà, con continui risvegli, un attaccamento morboso e brutale alle mie tette, tanto da trattarle come un chewing-gum di quelli che non perdono mai elasticità (ma acquisiscono un grande dolore un po' come se me le avessero pinzate per tutta la notte)... poi si è svegliato, si è buttato in fondo ai nostri piedi sul letto, è sceso e girava per casa piangendo e lamentandosi.... ho avuto un improvvisa immagine di me, con gli occhi iniettati di sangue, i capelli a raggiera e un senso di profondo smarrimento e ottundimento psicofisico che lo prendo e lo lancio giù dalla finestra... che madre degenere! Eh si, ma l'assenza di sonno fa male, provoca reazioni imprevedibili. Certo, ho il controllo di me, conosco i miei istinti più bassi e feroci e non posso che compiacermi della capacità di recuperare lucidità e pace.
Ma il sonno, quella è un'altra storia.
A volte lo sconforto nasce dal fatto di avere la sensazione di non essere una madre "abbastanza buona" o di non "fare abbastanza", poi le critiche, talvolta mal celate da consigli dispensati anche senza essere richiesti dalle persone più disparate (anche chi non ha mai avuto figli o ha avuto, fin dal primo giorno nonna-badante-baby sitter-donna delle pulizie) sul fatto che allatto ancora mio figlio ADUEANNI ma stai scherzando?! A volte sembra che quella sia l'origine di TUTTI I MALI del mondo, ma sull'inquinamento, l'evasione delle tasse, il fumo di sigaretta, lo sfruttamento degli animali non si fa altrettanto scandalo. Mi domando perchè un comportamento così naturale è tanto oggetto di critiche e di osservazioni, spesso più moralistiche che educative.
A volte sembra che tutto sia difficile, per poi essere ripagati da un sorriso, un abbraccio, un momento di tenerezza e scambio con questo piccolo essere che NOI abbiamo voluto che facesse parte della nostra vita.
E se ve lo state chiedendo, no, non mi sono mai pentita di avere avuto un figlio, e Dio solo sa quanto vorrei averne un altro, nonostante tutto. NONOSTANTE le notti insonni, il male al seno, le lacrime di notte per il senso di smarrimento e confusione, nonostante la fatica di avere ancora momenti di intimità e scambio con mio marito, nonostante non posso più fare nulla senza tener conto di LUI. Nonostante tutto, non ho mai voluto che non ci fosse. Ho desiderato che dormisse di più, che facesse meno "capricci", che non trattasse i miei seni con tanta brutale ingordigia, che non buttassse per aria il cibo, ma non ho mai voluto che non esistesse.
E - NONOSTANTE TUTTO - continuo a pensare che lui abbia i suoi tempi per tutto, che sono diversi dai miei e da quelli di suo padre e da tutti gli altri adulti e mi accorgo della fatica che fa quando vuole comunicare la sua confusione, i suoi bisogni, i suoi desideri, la frustrazione che prova quando noi siamo meno ricettivi e meno bravi a cogliere i suoi stati d'animo, la sua angoscia quando noi siamo più nervosi e stanchi. Siamo sempre noi a pensare che reagiamo a lui, ma anche lui reagisce a noi e il nostro è un piccolo mondo simbiotico, dove ognuno dipende dagli altri. Questo vuol dire essere una famiglia, secondo me.
Amo la curiosità con cui guarda attorno a se, che sia un piccolo specchio d'acqua o un aereo che vola, una luce che si accende o un piumino che rimane sospeso in aria, come cerca di produrre forme e colori su un foglio, come mangi golosamente e poi scelga di dividere qualcosa anche con te che sei lì. Amo vederlo dormire, e abbracciare il suo Teddy come se fosse un altro cuore caldo, e quando salta sul divano e si butta a faccia in giù. Vorrei potergli dire quando mi rende orgogliosa e felice e quanto mi fa disperare non riuscire a comunicare con lui come vorrei. Ma so che lo sa, che lo amo profondamente e questa è una delle poche certezze che ho, così come il sorgere del sole e il fatto che amo mio marito. Perchè noi siamo una famiglia, nonost
ante tutto.

martedì 24 dicembre 2013

'Xmas 2013

Stesso albero di Natale (quello ri-ciclato da Lella che lo teneva in garage... comodo diviso in due parti, facile da montare), stessi (o quasi) addobbi... un po' meno regali (decisamente meno), quasi tutti del piccolo uomo che vive con noi da 24 mesi e 3 giorni.... roba che costa poco, fondamentalmente: Lego, Playmobil, pennarelli. Stessa collocazione per l'albero, nell'angolo in fondo, tra finestra e libreria. Stessi problemi con i gatti che danno per scontato che sia un'installazione per loro... qualche problema in più con il cucciolo che però non è così distruttivo come temevamo. Stessi addobbi per finestre, porta, soprammobili, luci.
Mi guardo attorno e mi chiedo: cos'è cambiato da un anno fa? Da due anni fa?
Due anni fa, tornavamo a casa dall'ospedale il giorno della vigilia di Natale (oggi) con un piccolo fagotto pulsante e caldo, profumato e dolcissimo. Sono seguiti giorni convulsi, faticosi, insonni, a volte pieni di inquietitudine e dubbi, ma... molta felicità.
L'anno scorso, il topolino iniziava a camminare un po', avevamo i parenti "di giù" (malati) e il clima era in genere un po' "insano". Ma lo ricordo come l'ultimo Natale dove c'è stato anche mio padre, che ha pronunciato la "fatidica" frase (ripresa per caso dalla steadycam): "alla fine non è importante tanto quando muori, ma morire bene... non soffrire troppo". Sono passati sette mesi (scarsi) e ci ha lasciato. Ma almeno, è morto bene (se così si può dire).
Quest'anno siamo un po' più vecchi, un po' più "poveri", un po' più stanchi, ancora non abituati a non dormire la notte, a non preoccuparci troppo di tante cose (il colore e la consistenza della sua cacca, la febbre, quando a volte piagnucola, quando scivola e cade) e a preoccuparci moltissimo di altre cose (si drogherà? Sarà felice? Leggerà libri? Avremo sempre due stipendi su cui contare? Riuscirò a superare il tetto di mille euro di libri all'anno per avere gli incentivi?).
Stesso albero, stessi addobbi ma la vita va avanti, i segni sul muro dell'altezza del nostro topolino aumentano e lui cresce, mi sembra sereno, felice, sempre tetta-addicted ma - mi sembra - sereno. E lo penso anche quando di notte, si sveglia, e piange. Vuole la tetta, vuole la mamma, vuole il papà, anche quando guarda i cartoni, anche quando dorme.
D'altra parte: siamo una famiglia.


lunedì 16 dicembre 2013

Cartoons

Mio figlio si è disinteressato per mesi e mesi alla televisione ed io e mio marito, da buoni snob, compiaciuti del suo disinteresse per il tubo catodico e per la sua attrazione alla carta stampata, ci siamo pavoneggiati a destra e a sinistra. Un giorno, però, qualche mese fa, quasi per caso, il cucciolo ha (intra)visto un cartone animato, non so se della maialina rosa Peppa o del cane rosso e bianco Pimpa e da allora, tutti i nostri "paletti educativi" sono crollati, ma senza grosse ferite narcisistiche. Semplicemente, con l'ennesima conferma, che tra il dire e il fare c'è di mezzo "e il".
Insomma, decidono "loro" cosa vogliono e cosa non vogliono, cosa gli piace e cosa non gli piace. Così come ora l'amore è per la pasta al pomodoro e parmigiano e la cioccolata, gli piace guardare la Pimpa e la Peppa Pig. Peppa Pig, un maialino rosa dal forte accento cockney (glielo propiniamo in inglese, riduzione del danno), che rumoreggia col fratellino George e le amiche coniglie, elefanti e via dicendo. Ma nell'universo colorato e semplice di Peppa c'è anche un forte elemento educativo al rispetto, all'amore, alla semplicità (mi ha colpito quando Peppa per Natale chiede uno yo-yo... praticamente impensabile in questi tempi così ubriachi di oggetti e di necessità), alla tutela dei più piccoli, dei ricordi e degli anziani. Pocoyo, il bimbo spagnolo vestito di blu (anch'esso in visione in inglese), con gli inseparabili Lula, Elly e Pato, che gira per questo universo formato da pochi oggetti, proposti di volta in volta per stimolare i bambini, che rispondono alle domande ("Che cos'é?" e tutti in coro rispondono) e spiegano l'uso e l'esistenza di: miscuglio per le bolle, uova, aerei, colori, pic nic e spiegano come divertirsi facendo "Buuu" agli altri. Non dimentichiamo nemmeno l'intramontabile Barbapapà, che con la sua forma morbida e colorata ci conduce nel relax dei dialoghi semplici e delle musiche orecchiabili per spiegarci che non si devono cacciare gli animali, rubare le cose, trattare male gli altri. Lo guardavo io quando ero bimba e ancora oggi tiene duro, e sono passati più di trent'anni!
Infine, la Pimpa, che inizialmente mi sembrava il parto allucinato di un pazzo in stato di alterazione di coscienza, è secondo me davvero geniale. Dice Altan, il suo creatore:
 “L`infanzia è un paradiso dove tutto è possibile, come andare sulla Luna poi tornare, la sera, nel proprio lettino”. La Pimpa è una scoperta continua, quando arriva l'autunno, sotto forma di omino vestito di chiaro che con la scala si arrampica sugli alberi per tingere le foglie di giallo e rosso, quando deve andare a giocare al mare e si tuffa sott'acqua per incontrare pesci e altri abitanti o sale con il razzo fino agli anelli di Saturno. La Pimpa, sempre allegra e sempre sorridente e positiva, ti fa conoscere Coniglietto, la gatta Rosita, il gallo Colombino, Tito, Bibi, Luisa, Nino, Lucia, Lulù e tanti altri. E poi il suo alter ego allo specchio, che fa tutto al contrario di lei ma la consiglia e la prende anche in giro. La Pimpa è dolce e il suo "papà" Armando (Armandone) è pacato, sempre tranquillo, le legge le storie prima di dormire e si preoccupa per lei ("fai i compiti" e "non fare tardi").
Perchè privare un bimbo di un insieme di personaggi che alla fin fine sono positivi, educativi, divertenti e colorati? Certo, giocare fuori all'aperto è irrinunciabile, prendere aria e stare al sole, conoscere la natura e stare con gli altri bambini. Ma il nostro mondo è fatto anche di storie, di fantasia e di buoni sentimenti. E in questi cartoni animati c'è tutto questo ed anche di più.

giovedì 12 dicembre 2013

Slepless

Lungi dall'essere sonno, sono in uno stato di stupore soporoso, sospeso nel filo del tempo e dello spazio quando BIIIP BIIIP suona la fottuta sveglia... viene spenta, ricado svenuta sul cuscino morbido, maledico il momento presente... dieci minuti... BIIIP BIIIP... eccola di nuovo. Faccio un salto nel letto, nonostante siano passati pochi minuti. Mi sono davvero spaventata.... spengo la maledetta (povere sveglie, nessuno che le apprezzi mai!) e vedo l'ora: 07:50... come setteecinquanta?! Tra dieci minuti devo essere al lavoro!!!!! Ma che caz! A che ora l'ho puntata sta sveglia ieri???? Mi giro, mio figlio russa (beato lui), mio marito è in semi coma (beato lui). Mi sparo fuori dal letto e in sette minuti mi lavo la faccia - mi lavo i denti - dò una specie di ordine al cespuglio che ho in testa - mi vesto - mi infilo scarpe e piumino ed esco e nel mentre chiamo il nido per avvisare che il cucciolo sta a casa... dopo 4 minuti sono al bar ad ingoiare avidamente e in modo del tutto incosciente qualcosa che credo fosse fatto con latte, caffè e forse una briosce non sono sicura. Dopo altri due minuti e mezzo stavo porconando contro la gente che intende la rotonda alla francese (poi devo documentarmi sul perchè "alla francese"...) come "io me la sono conquistata perchè sono più furbo, ora mi installo qui e col cavolo che mi sposto cacchi vostri", dopo poco, con suonata di clackson, conquistavo il parcheggio e alle 08:20 entravo in ufficio... pant pant. 
Ora sono qui... in stato pseudo-vegetativo... tento di riordinare le idee e fare le cose che devo fare... sono STREMATA. E dire che sono abituata a non dormire una notte intera, ma stanotte stavo dormendo così bene quando il pulcino si è svegliato che mi sono sentita come se mi strappassero da una nuvola ovattata per buttarmi dentro una piscina ghiacciata e nonostante ciò non riuscire a svegliarsi... lui, cucciolo, aveva la fronte calda e stava dando un po' di matto, vai lì vai là, fai questo fai quello, alla fine l'ho ricondotto al letto e l'ho sedato con il ciuccio naturale, detto anche tetta! Sarà una giornata lunga, temo. Sia per me che per quel poveretto di mio marito che è rimasto a casa con il - ora sicuramente - riposato demonietto. 

venerdì 6 dicembre 2013

Das wohltemperierte Clavier

CLAVICEMBALO TEMPERATO - J S Bach


Il Clavicembalo temperato sei tu, papà. Quante volte l'ho sentito uscire magicamente dalle tue dita danzanti, dal tuo viso rilassato, dalle tue labbra socchiuse. Puntini e righe nere su un foglio bianco che si trasformavano immediatamente, grazie a te, in una melodia leggera, ipnotica, quasi ad apparire un esercizio di riscaldamento o di stile.
Se lo ascolto, ancora oggi, mi vieni subito in mente tu, il tuo viso, il tuo odore, la tua voce, la voce del tuo pianoforte. Mi manca sentire la tua musica.



Mi manchi tu.