sabato 24 gennaio 2015

Kids teachers of happiness

Perchè dovremmo ogni tanto fermarci ed osservare i bambini per imparare ad essere felici?
1 - Sono istintivi e buffi, fanno cose divertenti senza sembrare strani o provare imbarazzo;
2 - Vivono nel presente. Non sanno cosa sia "ieri" o "domani";
3 - Sono pratici e risolvono questioni a volte emblematiche in modo semplice ed efficace;
4 - Credono. Alla mamma, al papà, ai nonni, a babbo natale o al potere magico del drago;
5 - Ridono, ridono e ridono. A volte di cose piccole e sciocche ma tirandoci dentro il loro riso;
6 - Dicono ciò che pensano, che sia "non voglio mangiare niente" "ti odio" o "stai con me";
7 - Si esaltano per cose che a noi, purtroppo, ci lasciano orami spesso indifferenti;
8 - Annusano, cose buone o cattive. Non hanno paura degli odori;
9 - Se ne fregano di sporcarsi. Se vogliono colorare o rotolarsi a terra lo fanno e basta;
10 - Riposano quando sono stanchi;
11 - NON SI STANCANO MAI;
12 - Si impegnano. Qualunque cosa facciano: una costruzione o scartare una caramella. 
13 - Per loro è tutto nuovo, si entusiasmano sempre. Anche se hanno visto quel film 20 volte!
14 - Ci imitano e spesso ci scimmiottano. Ed è sempre una bella lezione di vita;
15 - Sembrano non avere mai fretta, si prendono tutto il tempo, per vestirsi, magiare, giocare;
16 - Se ne fregano se gli dici "stai attento". Se vogliono salire su un ramo, lo fanno, eccome!
17 - Si accontentano di poco per essere felici: correre su un muretto, fare un disegno, un abbraccio;
18 - Si offendono, a volte, ma poi gli passa quasi subito;
19 - Ci ricordano chi siamo, ogni giorno e ogni giorno ci insegnano qualcosa, se siamo abbastanza bravi da osservarli;
20 - Soprattutto, CI AMANO. Anche se sbagliamo, facciamo casino, facciamo un sacco di errori. 



happy kids = ruled kids?

Ven la maestra (quella un po' più "tosta" e severa con la vociona decisa, non quella dolce e materna, preciso...) mi dice, davanti al pargolo, che mi è corso incontro in corridoio quando sono andata a prenderlo: "eh, devo proprio dirlo: questo bambino non ascolta!!". Chiedo delucidazioni e mi dice che non ascolta quando gli viene detto di riordinare, di non giocare e rotolarsi fuori dal tappeto, quando correndo va a sbattere contro gli altri bamini. Aggiunge quindi: "questo bambino ha bisogno di più regole, a casa!". Ringrazio e sottolineo, in uno slancio iperprotettivo che  "è molto strano, perchè A CASA queste cose non le fa proprio"... forse perchè è da solo. Lo so, sono una vigliacca. Mentre lo dico non ci credo nemmeno io. Ma un po' è vero. Nel senso che lui a casa a volte ascolta a volte no, ma in genere non siamo, mio marito ed io, "quei" genitori che riportato tutto all'ordine e alla discliplina. Lo dico con malcelata ostentazione e con un orgoglio ingiustificato perchè quando racconto che gli faccio scegliere cosa mangiare, come vestirsi e cosa fare mi rendo conto che - oltre ad essere la semplice verità - mi sto esponendo ad una critica ovvia: ma l'adulto chi è? Certo, ci complichiamo la vita facendo così, ma proprio facendo così ha imparato a mangiare, a salire sulla sedia, a fare i bisogni nel vasino o nel gabinetto, a camminare. Quando lui era pronto, l'ha fatto.
Certo non mi aspetto la stessa libertà di scelta da una classe di 26 bambini con due maestre che si sovrappongono nello stesso orario forse per un'ora al giorno... sarebbe un incubo. Ma nel nostro piccolo ci è sempre sembrato giusto così. Provo però a capire se magari dovremmo pensare a qualche regola in più. Sbircio allora qua e là su internet, insieme a ciò che mi sembra giusto e che (a volte) fatico a fare:
- Provare empatia ed immedesimarsi con nostro figlio. Cerco, sopratutto ultimamente che il suo linguaggio è molto migliorato e si è arricchito, di tradurre quello che vedo, tipo "mi sembri arrabbiato" oppure "hai paura?" per capire se ho sbagliato direzione ma anche per aiutarlo a dare un nome alle sue emozioni.
- Essere disponibile, ma non a disposizione. Questo a volte mi è difficile, perchè cado sempre nell'idea che essere un "buon genitore" vuol dire comunque mettere sempre lui al primo posto. Sempre. Allora così facendo va bene anche rinunciare ad una notte di sonno perchè LUI ha deciso che non aveva voglia di dormire e quindi alle 2:50 del mattino mettiamo su il dvd di "Dragon Trainer 2" anche se il giorno dopo lavorerò 10 ore (un esempio fresco, freschissimo). So che questo è stato sbagliato da parte mia, ma quando mi ha abbracciato e mi ha detto che aveva fatto un brutto sogno (ora che ci penso credo di averlo detto io per lui) mi sono intenerita. Uno a zero per lui.
- I ricatti per ottenere le cose. Nota dolente!! Così come credo FERMISSIMAMENTE che è sbagliato alzare le mani ma anche troppo spesso la voce, credo che non sia giusto usare i ricatti (se fai questo ti do questo per esempio) ma a volte (troppe?) ci casco. Male molto male. Mi è però difficile a volte mostrarmi autorevole davanti a lui senza incappare nell'autorità. Che odio.
- Chiedergli "come ti sei sentito a scuola?" per esempio, invece di "cosa hai fatto?" perchè chiedergli cosa ha FATTO butta subito sulla performance. Spesso me ne dimentico e lo so che va fatto!!! UFFA
- Guardarlo negli occhi, stare alla sua altezza quando devi dirgli qualcosa di importante, questo l'ho sempre fatto ed è una cosa in cui credo molto.
- MAI e poi mai gli ho negato un gioco, un colore o qualunque cosa che "non è da maschio", sono stupidaggini. Così come non gli ho mai detto "sei grande, non devi fare così". Amo troppo gli adulti che sono in grado di stare in contatto con la loro parte emotiva e non devono per forza compensare con comportamenti ossessivi!
Insomma, tanta strada da fare... insieme. Con amore, pazienza, realismo e un pizzico di magia.



giovedì 22 gennaio 2015

1+1=love?

L’amore è un sentimento per molti versi inspiegabile, tuttavia gli scienziati hanno provato spesso a dare una risposta alle nostre domande più profonde. Secondo lo psicologo Arthur Aron vi è un metodo scientifico infallibile per innamorarsi: un semplice “questionario” di 36 domande può far innamorare due persone al primo incontro. Nel suo esperimento, messo a punto 20 anni fa e tornato prepotentemente di moda, furono coinvolte 17 coppie di uomini e donne eterosessuali alle quali furono sottoposte 36 domande specifiche.
Successivamente le coppie rimasero a fissarsi negli occhi per quattro minuti.
Secondo lo psicologo, dopo le domande poste e i minuti trascorsi a guardarsi negli occhi, ogni partecipante all’esperimento avrebbe dovuto sentirsi più vicino alla persona che aveva davanti. E, in effetti, sembra proprio che l’esperimento abbia funzionato con diverse coppie: addirittura le prime due persone che si sono sottoposte al test hanno deciso di sposarsi sei mesi dopo lo studio.
Certo, l’amore è un sentimento complicato ed è difficile quantizzarlo soprattutto ad un primo appuntamento, tuttavia l’esperimento intende proporre un modo nuovo ed interessante per far nascere intimità è confidenza. L’esperimento è stato recentemente replicato sia da una giornalista del New York Times, sia da due giornalisti del Guardian, e il risultato fa ben sperare: una su tre – la newyorchese Mandy Len Catron – ha trovato l’amore.
Le domande sono divise in 3 sezioni: la prima parte sostituisce il chiacchiericcio formale e di circostanza che inaugura le conversazioni, ma ne accelera l’andamento, la seconda parte forza la conversazione verso temi molto personali, la terza parte approfondisce la seconda e ti obbliga a parlare dell’altra persona, e quindi a osservarla meglio per poter parlare di lei o di lui.
Questo, in breve, un estratto dell'articolo che ho letto recentemente sul web.
Ora, al di là di tutte le possibili considerazioni scientifiche o pseudo-tali, alla nostra perenne ossessione di classificare e comprendere anche l'incomprensibile, alcune delle domande mi hanno fatto sinceramente riflettere.
Ma non anticipo nulla... voglio proporre questo questionario al mio compagno di vita, di amore, di famiglia, di amicizia, perchè anche se non devo innamorarmi di lui oggi, mi piace pensare che c'è sempre qualcosa di nuovo o diverso che si può scoprire uno dell'altra, anche dopo tanti anni, conversazioni, pianti e abbracci.




sabato 17 gennaio 2015

goodbye my friend


Una giornata un po' triste. Ho accompagnato mamma a far sopprimere il buon vecchio BIS. Undici anni vissuti con persone che l'hanno amato davvero, molto. Ha corso, giocato, ha fatto compagnia a due persone che si sono prese cura di lui e del suo compagno di giochi che ora rimarrà solo a star vicino a lei.
Questa è una tua foto di una delle nostre tante passeggiate. sembra che ti giri un'ultima volta prima di allontanarti. Che effetto quei tuoi occhi liquidi che mi fissano mentre (temo) sai cosa sta per accadere nel lettino del veterinario. Ma chissà, una piccola stella in più vicino a quella di papà.
Una cosa triste sentir dire tua mamma "eravamo in quattro ora siamo rimasti in due". Ma così è la vita. Va a braccetto con la morte. E mio figlio, a cui avevo detto che mi sarei assentata un po' con la nonna perchè bis non stava bene, quando si è svegliato dal pisolino mi ha subito chiesto: "cos'ha bis?" gli ho detto "bis non c'è più amore". E lui: "grandma triste?" "si un po'". E lui: "ma c'è Whippy con lei vero?". La meravigliosa semplicità dei bambini.

venerdì 16 gennaio 2015

violated kids

Due storie mi hanno colpito questa settimana e riguardano entrambe bambini.
La prima è la storia di Cassandra C., una ragazza americana di 17 anni che ha rifiutato, in accordo con la madre, di sottoporsi alla chemioterapia per curare un linfoma di Hodgkin, è stata prelevata dalla polizia e portata di forza all'ospedale per cominciare la terapia che, secondo i medici, è essenziale per salvarle la vita. La ragazza si è ripetutamente opposta alle cure non perchè voglia morire ma per la paura e la volontà di non volerne subire gli effetti collaterali. Dopo le prime due settimane di cura, infatti, è scappata per tornare dalla madre, ritenendo di non volere e potere sopportare la chemioterapia. Per questo motivo l'ospedale ha richiesto l'intervento del tribunale e della polizia. La madre si è battuta al fianco della figlia per consentirle di scegliere autonomamente come affrontare il suo problema medico e per questo le è stata tolta la patria potestà. Curioso che Cassandra, dea dal dono profetico nella mitologia, fu condannata da Apollo a restare per sempre inascoltata in seguito al rifiuto della sua corte. Mi fa riflettere che in Connecticut, luogo in cui si svolge tutta questa triste vicenda, una ragazza dell'età di Cassandra può anche abortire senza il consenso dei genitori e può arruolarsi nell'esercito ma non può decidere sul proprio stato di salute per cui viene segregata in ospedale, legata ad un letto ed in totale isolamento perchè non abbastanza matura per decidere. Dice Cassandra: "I care about the quality of my life, not just the quantity". (Mi interessa la qualità della mia vita, non solo la quantità).
L'altra vicenda che mi ha davvero colpito allo stomaco, è un video realizzato dal braccio mediatico di Isis, al-Hayat Media, in cui si vede un bambino di un'età approssimativa di dieci anni che spara a due russi accusati di essere spie della Fsb. Il ragazzo non mostra alcuna emozione, è freddo e determinato. Dopo l'esecuzione alza la mano in segno di vittoria. Lo stesso ragazzo si vede in un video in cui, insieme ad altri coetanei e bambini anche più piccoli, si trova in un campo di addestramento (video da cui ho tratto il fotogramma) dove imparano due lingue, a montare e smontare un fucile, a lottare tra loro e provengono quasi tutti da Kazakhistan. Cosa mi fa pensare? Intanto il concetto di cui avevo già parlato del "children see, children do" (i bambini vedono, i bambini fanno) e poi questi terroristi (che ricordiamo vuol dire che sono persone che seminano terrore) ci dicono in questo modo che anche se dovessimo mai ammazzare tutti loro c'è dopo di loro una generazione di bambini pronta a prendere il loro posto. Al di là di tutti i messaggi politici o strategici che questa guerra porta con sé, rimane l'orrore di bambini che invece di imparare la pace imparano la guerra, l'odio, l'uso della violenza, bambine costrette ad indossare bombe o a imbracciare un fucile, a vedere i loro cari uccisi. 
Sono tutti bambini violati, che da adulti porteranno l'inesorabile danno causato alla loro crescita, alla loro armonia, perdendo gran parte del meraviglioso viaggio che è la crescita. 
A mio figlio, che l'altro giorno ha morso un suo compagno di scuola e che è stato a sua volta (3 anni di età, come lui), non ho chiesto chi ha iniziato prima, nè perchè avesse fatto una cosa del genere, nè se si era difeso o se stava giocando. Gli ho detto solo che non si fa, che non si devono mordere gli altri, nè fare loro del male. Perchè "non è una cosa bella da fare" ha finito la frase lui. 
Certo poi io non vivo in Kazakhistan, non ho un fucile puntato alla testa, non sono cresciuta indottrinata all'odio e alla vendetta. Facile così.
Credo però che il vero dolore, di entrambe queste vicende stia proprio in questo: nella violazione del rispetto dei singoli individui, quale che sia la loro età. E questo, tra tutti, è forse il delitto peggiore. 



domenica 11 gennaio 2015

We are what we eat

L'ultima che ho sentito, era venerdì a pranzo, dalla ristoratrice di una locanda dove ho pranzato (molto bene) con mia mamma è stata: "eh no, i bambini DEVONO mangiare carne, almeno fino all'adolescenza" alla mia richiesta di chiarirne i motivi (dal momento che il marito è nutrizionista), moi sono sentita dire: "serve loro per formare il carattere, per diventare, diciamo, determinati". 
Seneca faceva notare che tra i mangiatori di carne si trovano i tiranni, gli organizzatori di eccidi e di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassini, gli schaivisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra sono caratterizzati da mitezza di comportamenti.
Il grande Ludwig Feurbach, nel lontano 1855 la sua famosa frase: "Der Mann ist vas er isst" ("L'uomo è quel che mangia"). Pare, da alcuni recenti studi che gli alimenti vegetali, essendo ricchi di amido e fibra influenzano la concentrazione di triptofano nel cervello, aumendandone la disponibilità ad essere trasformato in serotonina. La serotonina, per chi non lo sapesse, è considerata un po' la "molecola della felicità", in quanto contribuisce a far emergere una sessualità ludica, una sensazione di appagante soddisfazione, un sonno profondo, una sazietà da cibo veloce, lo sviluppo di legami sociali, parentali e di solidarietà. Molti studiosi, in realtà, sia in epoche recenti che più lontane, ha sostenuto che il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora. Come dire che mangiare carne ci ha reso più "intelligenti".
In realtà, pare che gli stessi studiosi dichiarino piuttosto controverso questo pensiero che non va quindi dato necessariamente per "assodato" in quanto la nostra evoluzione dipendr da fattori molto numerosi e di natura varia, ciascuno dei quali ha rappresentato una parte del contesto ambientale in cui i nostri predecessori subirono le pressioni della selezione naturale. Fra queste forze possiamo enumerare i caratteri fisici dell'ambiente, il clima, la vegetazione, la disponibilità di risorse edibili, la presenza di altre specie animali, la competizione per territorio e cibo e, per l'uomo, la stazione eretta e la conseguente libertà degli arti superiori, le specificità della sua fisiologia che hanno permesso o meno l'accesso ai cibi, la struttura sociale, i caratteri anatomo-funzionali del cervello, le acquisizioni culturali e così via. In ultima analisi, è il contesto adattativo che indirizza l'evoluzion
Il successo evolutivo della nostra specie sta, oggi, nel possedere il bagaglio
culturale che ci consente di decidere, per scienza e coscenza (come noi medici siamo soliti dire) con quali cibi coprire le esigenze del sostentamento: lo possiamo fare esclusivamente con vegetali, aggiungere a questi prodotti animali (latte, uova e derivati) o decidere di accostarvi consumi carnei. Le capacità cognitive sviluppate nell'ambiente in cui è avvenuta la nostra evoluzione ci indicano le necessità nutrizionali e le fonti dalle quali derivarle; ci consentono di affermare che troviamo proteine in cereali e legumi oltre che nelle carni; che vi sono acidi grassi omega-3 nei pesci ma anche nelle noci. E conosciamo, anche, quanto le nostre scelte possano influire sugli ecosistemi e sulla crisi ambientale che stiamo attraversando. 
Detto questo, non impedirei oggi a mio figlio di mangiare carne, per lo stesso motivo per cui non gli impedisco di mangiare ogni tanto Nutella, patatine o bere Coca-Cola. So che non sono le cose più sane possibili, ma se ogni tanto vuole mangiarle, credo giusto consentirglielo, per motivi diciamo puramente relazionali e sociali. Non nascondo però che mi fa piacere quando mi chiede il latte di soja o rifiuta la carne. 

Je suis Charlie

Checkpoint Charlie

A chi impugna mitragliatrici per sterminare matite, e a chiunque si sottometta a qualcosa di diverso dalla propria coscienza, ci piacerebbe spiegare che avventura faticosa e fantastica sia la libertà. Ma non lo faremo, perché la libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione.

La forma estrema, per molti incomprensibile, di libertà è la satira. Offensiva, provocatoria e irrispettosa per definizione, ribalta ostinatamente il punto di vista, perciò è detestata dai possessori di verità assolute e dai fautori delle religioni, categoria ideologica di cui fa ormai parte il Politicamente Corretto caro agli americani.

La satira non è mai blasfema, perché non si occupa dell’assoluto, ma del relativo. Non di spiritualità, ma di umanità. La satira non manca di rispetto a Dio, casomai agli uomini che usano Dio per dominare altri uomini.

La vignetta di Charlie Hebdo che più di ogni altra è costata la vita ai suoi autori raffigurava un Profeta disperato per il tasso di stupidità degli integralisti islamici. Non era un attacco a Maometto, ma a un gruppo di fanatici superstiziosi e ignoranti che in suo nome ammazza le donne che vogliono andare a scuola e i maschi che bevono e fumano.

L’attenuante della provocazione che è echeggiata in queste ore sul «Financial Times» - la bibbia di un’altra religione dogmatica, quella dei soldi - è il sintomo di quanto sia ancora lunga e avvincente la marcia verso la libertà. C’è stato un tempo non lontano in cui le corna erano considerate un’attenuante per l’uxoricida e la minigonna per lo stupratore. Arriverà il giorno in cui anche l’accettazione dell’uso, e persino dell’abuso, di satira diventerà qualcosa di scontato. Intanto la guerra continua, e si combatte dentro di noi.

di Massimo Gramellini

mercoledì 7 gennaio 2015

American sniper (contains spoilers)

Premessa: dopo mesi e mesi mio marito ed io decidiamo di andare al cinema. Su mia insistenza, debbo dire. Avendo ricevuto in regalo a Natale il libro "american sniper" (che devo ancora iniziare) ero incuriosita anche dalla visione del film. Tutto ciò in un giorno di fine "ferie" di Natale (durante le quali ho comunque lavorato... da qui le virgolette) e una giornata piuttosto fresca sebbene soleggiata di gennaio. Tralasciamo che a pranzo siamo stati da mia mamma e lì il mio piccolo fenomeno si è prima graffiato il collo su un pezzo di marmo scheggiato (che cavolo ci sta a fare lì Dio solo lo sa) e dopo un paio d'ore ha tirato il filo del ferro da stiro che se ne stava tranquillo appoggiato su un ripiano, procurandosi una ferita sulla tempia che - a parte un po' di sangue e strilla - si è risolta con una bel cerotto ma mi ha messo l'ansia più per il marito che per il figlio. Dopo questo tranquillo pomeriggio di paura, portiamo il cucciolo rattoppato dal fratello ultimo che ha già 3 figli, mollato lì (per la prima volta), incrociate le dita e ripartiti alla volta del cinema.
Do subito il primo giudizio: le m&m's crisp sono uno spettacolo!! Le poltrone del cinema Odeon scomodissime e la gente che mangia pop corn (ma dovete proprio farvene preparare 10 kg! Cazzo ma a casa non mangiate da settimane?) danno un fastidio bestiale. 
Età media al cinema: 45 anni. Ma non mancavano ragazzini abbastanza giovani (tipo qualche peletto in faccia). 
La faccio breve: 134 minuti di film, 800 bandiere americane, milleduecentocinquanta colpi di fucile, 3 minuti di risvolti psicologici (che mi interessavano più di tutto) e poi il fisico imbolsito di Bradley Cooper che impersona Kris Kyle che - da come appare dal film - non è proprio uno veloce di pensiero. Risulta un bamboccione panzutello arrivato dal Texas e nato come bovaro che beve mille birre col fratello e si fa mettere le corna dalla fidanzata in casa sua. Quando diventa un SEAL ha sempre il berretto e gli occhiali calati sopra, il telefonino perennemente attaccato alla cintola. 
E per (quasi) tutti i 134 minuti passa il messaggio che "difendo l'America dai cattivi, così difendo la famiglia.. così aiuto il mio Paese". See vabbè. Diciamo che da Mr nessuno diventi qualcuno perchè - è maledettamente vero - sei davvero bravo a sparare. "Se respirano mi viene meglio" come dici tu. 
La storia "eroica" di Kris Kyle è in verità una storia tristissima, di un bambino che viene svezzato dal padre all'uso del fucile e alla logica che usare violenza per difendere gli oppressi va bene. E' la storia di un uomo che non sapendo più che fare di sè si arruola nell'esercito e scopre che quella cosa che gli ha insegnato a fare il padre è bravo a farla. E' la storia di un uomo che si innamora, si sposa, fa figli e li vede pochissimo perchè qualcosa, misteriosamente, lo riporta sempre là, nel cuore della guerrra. E' la storia di un soldato che salva molti compagni con la sua mira incredibile ma li mette anche in pericolo quando deve uccidere a tutti i costi il suo nemico giurato e se ne sbatte di tutto il resto) e arriva pure la tempesta di sabbia. E' la storia di un uomo che torna a casa e superato (in quei 3 minuti che dicevo prima) un disturbo post traumatico da stress, aiuta altri ex soldati. Solo che uno di loro, incontrato per la prima volta, chissà perchè, gli spara al poligono di tiro. E' una storia triste no? 
Ho il massimo rispetto per Eastwood, ho amato in particolare Mystic River, Gran Torino, Million Dollar Baby e anche Changelling, ma qui non lo riconosco proprio, non c'è poesia, non c'è dramma, non c'è umorismo. Questa storia del diavolo di Ramadi mi ha deluso profondamente, non riesco ad urlare al capolavoro come hanno fatto alcuni, ad apprezzare la recitazione di Cooper (che per me in American Husle o Una notte da leoni era di gran lunga migliore), nè a trovere accettabile più il tritoeritrito motto "Dio Patria Famiglia". Questo film è lontano anni luce da "The hurt locker" che per me è stato il migliore film sulla guerra del XXI secolo, un vero capolavoro. Piuttosto "Jarhed", piuttosto "Nella valle di Elah" se dobbiamo parlare dei traumi della guerra e via dicendo. Il cecchino è uno che uccide ma che si vede solo come uno che salva, sicuramente quella del soldato è una vita bestiale ma non riesco a togliermi la sensazione di antieroe che c'è in tutto questo. 
Don't fight the fire with the fire. 
Aspetto di leggere il libro, vedo se esce dalle pagine anche l'uomo oltre alla macchietta e i cliches. 
PS il mio cucciolo ha passato 134 minuti divertendosi come un matto coi cugini, meglio sicuramente  di noi due incastrati come due burattini snodati tra mangiatori di pop corn e un volume nel cinema decisamente troppo alto... sic.


lunedì 5 gennaio 2015

Adieu Pino

Tanti artisti sono mancati quest'anno, cioè nel 2014. Attori morti suicidi, attori stroncati da malattia o da malori, poeti o scrittori che smetteranno di arricchire la nostra vita. Oggi muore Pino Daniele. Ho aperto il sito di "Repubblica" come faccio a volte nelle pause tra un colloquio e l'altro e sono rimasta di sasso. 
Questa morte mi colpisce più di altre. Perchè? Perchè Pino Daniele ha cantato la colonna sonora della mia storia d'amore. Perché quando il mio innamorato era ancora a Napoli (appunto) io ascoltavo "Napul'é" e mi assaliva una "pucundria" immensa. Salivo in macchina e ascoltavo Pino mentre andavo su e giù per la nuova galleria appena inaugurata. Perché quando ascolto "Terra mia" penso a tutto ciò che vuol dire essere napoletano, il calore, il dolore, la sofferenza, la confusione, le incongruenze, i ritmi di vita, la voglia di riscatto, l'amore, il cibo, il mare. Quando sei triste Pino ti aiuta a sprofondare nella tristezza e ritornare alla vita con più forza. Quando sei allegro ascolti Pino e non puoi stare fermo senza battere il ritmo.
Grazie Pino, anche se non ti ho seguito più molto nei nuovi album (sono rimasta legata ai vecchi), quando ti ascolto riesco ad essere un po' napoletana anch'io.