mercoledì 22 luglio 2020

This year will be reminded

Di sicuro questo 2020 lo ricorderemo molto a lungo. Io lo ricorderò molto a lungo. Non solo perchè il tre marzo sono stata silurata ai 90 km all'ora in una rotonda (cosa che mi è costata un riconoscimento di responsabilità di 50%, ritiro patente, multa e danni alla macchina) e siamo tuttora senza  auto, non solo perchè sono state chiuse le scuole, è stato imposto il lockdown, perchè abbiamo iniziato ad indossare le terribili mascherine. Lo ricorderò come l'anno delle incertezze, della rabbia, della tristezza.
L'anno legato a termini come lockdown, fase 1-2-3, pandemia, asintomatico, dpcm, rt, dpi, distanziamento e assembramento, congiunti e sanificazione, dad e dropplet. Abbiamo tutti imparato a lavarci le mani, a starnutire nell'incavo del gomito, a prenderci a gomitate. Ma molti di noi sono ancora incerti sul futuro.
Questo anno, però, fino ad ora, mi ha messo in crisi sopratutto perchè sono madre.
Essere genitore, in un anno come questo, significa fare i conti con il futuro di mio figlio, con il presente di mio figlio, con il mio passato. Non posso evitare di ricordare cosa significava per me averne 8 ai "miei tempi". Tempi in cui la malattia era il morbillo e a parte stare al buio per non danneggiare gli occhi, te la svangavi più o meno facilmente o la varicella e si andava dagli amici che l'avevano per farla. Tempi in cui si andava a scuola a piedi da soli, in cui non c'erano telefoni, tablet, xbox ma sapevi sempre dove stavano i tuoi amici e ci si abbracciava e si facevano le squadre per giocare insieme. A merenda si mangiava pane e marmellata e se ti sbucciavi le gambe pazienza. La tv forse solo al pomeriggio, ma per poco tempo e spesso in bianco e nero. E i tuoi amici erano i tuoi compagni di scuola perchè lì ti giocavi l'amore, l'amicizia, le litigate e tutto il resto. Di distante non c'era nulla, nè il bene nè il male, tutto era vissuto, fino in fondo, addosso a te, inverno e estate. 
Un anno come questo, dove nella migliore prospettiva, a settembre verrà richiesto il distanziamento ai bambini a scuola, è un anno buio. Chiedere loro di stare distanziati è una richiesta che ha dell'immorale. Durante il periodo di isolamento forzato già si sono visti i risultati di queste fenomenali scelte di protezione limitando fasi fondamentali di crescita. I bambini costruiscono, attraverso la relazione, la propria identità (Bowlby parlava di modelli operativi interni, cioè di strutture intra-psichiche che permettono agli individui di crearsi un'immagine di sè e deglle relazioni future). Assistere mio figlio in lacrime perchè non vede i suoi compagni, dirmi che non lo "riconosceranno" più, vuol dire che sta andando in crisi il suo modello interno. Chiedere ai bambini il distanziamento vuol dire impedire loro il contatto corporeo, che è la forma più primitiva di azione sociale. La scuola è incontro, contatto, prossimità, esperienza dell’altro, del suo volto, della sua voce e del suo corpo. Pensare che loro debbano stare distanti ed esaurire nello spazio del banco o di un fazzoletto d'erba contingentato, nel volto mascherato della maestra, la propria esperienza sociale della scuola, mi fa male.
E' un anno buio questo 2020, mi suscita tante prospettive negative e mi porta a preoccuparmi del futuro di mio figlio anzichè pensare a tutte le possibilità che potrà raggiungere. Cerco di essere positiva ed ottimista perchè questa è la mia natura e perchè penso che possa essere più produttivo ma ogni tanto capita anche a me, sopratutto nel riparo della notte e della solitudine, di lasciarmi andare a qualche pensiero in più, che si carica di tristezza e buio.
Non è giusto che questi piccoli umani in crescita debbano essere così limitati, sanificati, contingentati come se fossero essi stessi un pericolo per l'umanità anzichè i possibili salvatori e sopratutto non è giusto che debbano essere tenuti distanziati, come se più che  il virus il vero pericolo fosse nella loro capacità di socializzazione.