lunedì 27 luglio 2015

Old chances new possibilities

Non lo nego: l'idea di non essere piu' in grado di "riprodurmi mi atterrisce, mi fa sentire prossima ad un decadimento fisico che non sono ancora pronta ad accettare. Sentirmi consigliare, in maniera più o meno esplicita, di rinuciare una volta per tutte ad una nuova gravidanza, disvela tutte le mie paure più primitive, mette a nudo il mio rancore con ciò che in passato mi ha sottratto alla mia attuale vita e mi fa sentire un pò disorientata. Il nostro istinto primitivo ė orientato a riprodurci e una gravidanza felice
soddisfa le acque profonde e placide di questo istinto ma... Quanto ė realistico resistere ad un orologio biologico che segue regole evoluzionistiche di millenni? Quanto ė etico opporvisi e superare entusiasticamente tali barriere con metodi medici e scientifici? Superato quale tabù si perde il senso di un'etica della condivisione e della riproduzione, del vero miracolo della vita che ė la nascita? L'opposto di nascita non ė morte ma non-vita. E non vita ė non riuscire a sentirsi gratificati e da ciò che si ha. Non voglio farmi coinvolgere dal ricordo malinconico della prima volta che ho toccato, annusato, sentito col tatto mio figlio tanto da pensare che "un solo figlio" è un'idea fallimentare, privativa. Un figlio è un dono, dei più preziosi e se è vero che con più figli l'amore si moltiplica ė anche vero che con un unico figlio non si dimezza. Sono realizzata nel mio essere donna, moglie, madre e a questo senso di famiglia affido il segreto della mia felicità. Un segreto semplice, sussurrato, espresso nella connessione dei nostri battiti, delle nostre ansie e delle nostre gioie profonde. Ogni giorno, un piccolo miracolo.

venerdì 17 luglio 2015

Feel ashamed

Mi domando, in particolare in questi giorni, cosa significhi sentirsi "patriottici", cosa sia esattamente il senso di appartenenza ad un Paese. Spesso mi sono sentita orgogliosa del mio Paese per motivi scientifici, umanitari, per l'eccellenza nella gastronomia, per le nostre opere d'arte ma in modo altrettanto forte mi sono vergognata del mio paese (scritto piccolo) quando ne è emersa la parte più cancerosa, più bigotta, giudicante, provinciale, quando mass media e politici discutibili hanno alimentato il fuoco dell'intolleranza in gente esasperata da una gestione approssimativa di situazioni economiche e politiche. Voltarie ha detto una volta che la tolleranza non ha mai provocato una guerra civile, mentre l'intolleranza ha coperto la terra di massacri. Vedere persone come me, te, come il mio vicino, come persone che incrocio per strada ogni giorno che regrediscono ossessionate dalla protezione dei loro presunti privilegi e del loro orticello in modo discutibile, violento, pieno di acredine e ignoranza mi ha fatto male. Madri di famiglia rifiutare di accogliere profughi perchè "qui ci vivono i nostri figli". Ma proprio per questo dobbiamo accogliere tra di noi questi poveretti che non sono pericolosi in quanto stranieri, in quanto "diversi", in quanto rifugiati. Tutti gli essere umani sono pericolosi, a modo loro, e più sono guidati da istinti di avversione e intolleranza più diventano pericolosi. Di queste persone ho paura, di questi "italiani" che si sentono così patriottici da bruciare proprietà destinate ad altri, colpire forze di polizia, urlare e alzare i pugni, non di persone scampate alla guerra, al dolore, alla violenza, che ci guardano con occhi pieni di spavento perchè pensano di essere arrivati alla salvezza e invece si trovano solo in un altro girone infernale. Mi vergogno, oggi, di essere italiana. Io appartengo alla razza umana. Per fortuna e purtroppo. Per tutta la razza umana che cerca di aprirsi all'altro, scoprire nella diversità che poi tanto diversi non siamo. Non mi da noia il canto del muezzin al mattino, mi risulta insopportabile sentire dire "prenditeli a casa tua", "date a loro e non a noi". Casa mia è la terra, e la terra è di tutti.
Essere tolleranti vuol dire questo per me: stare in equilibrio tra ciò che sappiamo, ciò che presumiamo e ciò che siamo disponibili a conoscere. Questo vorrei che imparasse mio figlio: tutti sono belli, tutti sono interessanti, tutti sono importanti, che parlino, preghino e mangino come noi o no.
Mitakuye Oyasin, siamo tutti fratelli.

lunedì 13 luglio 2015

Small nice things

Finalmente, dopo un sacco di tempo, una giornata "in famiglia". Ci svegliamo con una bellissima giornata di sole, le montagne sono limpide, il cielo azzurro, tutto sembra chiamarci ad uscire e stare all'aperto. Facciamo colazione, prepariamo un po' di "stuzzicherie" (macedonia, patatine, qualche biscotto, acqua), due felpe, qualche gioco (il mostro-robottt la macchina e la spada) e la coperta da pic nic e andiamo in eplorazione del "Bosco del sorriso". Arriviamo presto, troviamo parcheggio all'ombra, ci incamminiamo. Il posto è senz'altro interessante, bello, la nota negativa è che di domenica è sempre rischioso avventurarsi in posti "famosi" perchè il rischio, confermato prontamente, è di ritrovarsi in mezzo ad una folla disomogenea di persone: alcuni praticanti di nordic-walking, famiglie ciaciarone, coppie con cani, anziane in libera uscita... un casino insomma. Però diciamo che la passeggiata è stata bella, la prevista 1 ora e mezza è diventata 4 ore e nemmeno abbiamo finito il percorso ma nell'insieme è stato molto bello. Al ritorno, avevo il cucciolo a spalle e - d'un tratto - dice: "ti voglio bene mamma. il mio cuore non piange. Il mio cuore vuole bene a mamma. E a papà". Ho sentito il mio cuore risplendere di amore e di felicità e le lacrime che mi sono salite agli occhi. Chiedetemi ora, per cosa vale la pena vivere?
Per leggere, per fare l'amore, per cucinare, per passeggiare nel bosco e vedere il mare in autunno e tante altre cose ma
SOPRATUTTO
per sentire che il cuore di mio figlio mi ama.
Una giornata meravigliosa. Grazie cucciolo. Grazie papà.
E oggi, nonostante sia lunedì
e il lunedè è sempre un macello perchè siamo tutti esuli dal fine settimana e dal riposo del week end (anche se io sabato ho lavorato...), mentre salutava il papà che partiva col treno (e ha voluto salire, accompagnarlo, dargli un bacio, fargli ciao con la mano) gli ha voluto dare la mano anche da fuori il finestrino e poi ha detto
"il mio cuore non piange. Ride."
E io, su questi suoi regali che ci fa, mi sento una donna fortunata.
Una mamma e una moglie realizzata.

giovedì 9 luglio 2015

my little growing bigger

Glielo dico spesso, al mio cucciolo che mi piace essere la sua mamma. Gli dico che gli voglio bene e ultimamente lo dice spesso anche lui. Così, mentre pedala la sua bici blu, gridando "più veloce della luce!!" si ferma e mi dice "ti voglio bene mamma". Cos'altro puoi volere dalla vita?
Lo vedo così sereno, così felice, così forte. Così GRANDE. Mi fa quasi paura, quanto è bello (per me almeno), sveglio, bravo. Gli ho chiesto, qualche giorno fa, se avesse fatto amicizia con qualche bambino del centro estivo. Mi ha risposto: "no mamma, con tutti". Sono rimasta di sale. Mi è sembrata una risposta così matura, così eccezionalmente semplice ma bellissima.
Sta crescendo, il mio piccolo cucciolo, da quando apriva la bocca solo per la tetta o per farmi vedere i dentini che spuntano. Ora mi racconta, mi chiede (siamo nella fase del "perchè" e del "come fa"), capisce e fa collegamenti, ragionamenti.
Mi chiede cosa sia un amico, gli dico quando stai bene con qualcuno, si fanno delle cose insieme, dei giochi. Gli faccio gli esempi di qualche suo amico e lui mi risponde che però loro sono piccoli. Allora gli spiego che anche i grandi possono essere amici.
Mi affascina il modo in cui risolve questioni importanti, tipo la separazione. Gli domando come mai l'altro giorno piagnucolasse quando l'ho portato al centro estivo. Risponde, con serenità che voleva solo stare un po' con mamma e papà ma che poi non ha più pianto. Questione risolta.
Amo mio figlio, il suo mondo, così carico di domande, di aspettative, di curiosità, di scoperte.
Sarebbe bello che ogni bambino vivesse appieno la sua infanzia in modo libero e sereno e poi non si dimenticasse più la sensazione di stare nudi sul pavimento a mangiare frutta o ridere di scemenze.
Purtroppo molto spesso non è così.
Godiamoceli, questi nostri eroi. Come dicevo stamattina all'educatrice del centro estivo: "fino ad oggi mi sembra di aver imparato solo io da lui e non viceversa. Chissà se e quando arriverà il momento in cui anche lui sentirà di aver imparato qualcosa da me". 
Grazie cucciolo mio, di essere parte della mia vita. Integrante e fondamentale.

lunedì 6 luglio 2015

Oda al dìa feliz (P. Neruda)

Esta vez dejadme
ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
sucede solamente
que soy feliz
por los cuatro costados
del corazón, andando,
durmiendo o escribiendo.
Qué voy a hacerle, soy
feliz.
Soy más innumerable
que el pasto
en las praderas,
siento la piel como un árbol rugoso
y el agua abajo,
los pájaros arriba,
el mar como un anillo
en mi cintura,
hecha de pan y piedra la tierra
el aire canta como una guitarra.
Tú a mi lado en la arena
eres arena,
tú cantas y eres canto,
el mundo
es hoy mi alma,
canto y arena,
el mundo
es hoy tu boca,
dejadme
en tu boca y en la arena
ser feliz,
ser feliz porque si, porque respiro
y porque tú respiras,
ser feliz porque toco
tu rodilla
y es como si tocara
la piel azul del cielo
y su frescura.
Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra,
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz.