mercoledì 30 settembre 2015

missing blocks

Oggi mi è venuto un pensiero, anzi più un'immagine, se devo dire. Ho immaginato mio figlio, che ora, a quasi quattro anni, possiede un'affabulazione piuttosto vivace, conversa con il mio papà, ponendogli mille domande su tutto. Mio papà, che considerava i bambini praticamente oggetti inanimati e incapaci di suscitargli interesse particolare fino al raggiungimento di un certo numero di vocaboli, sarebbe sicuramente stato rapito dalla sua curiosità. Mi dispiace moltissimo che questa esperienza mancherà a mio figlio, che è mancata a mio padre che non c'è più e che è mancata a me, sopratutto. Nei purtroppo rari momenti in cui ho potuto assistere ad afflati di tenerezza di mio padre nei confronti di mio figlio, con vivaci scambi di lallazioni e gesti, ho provato un tale orgoglio e una tale gioia che sarebbe stato bellissimo vederli crescere insieme.
A volte la vita ci priva di esperienze che sono così costruttive, così esemplari che è davvero un peccato. Lo stesso vale per mia mamma, che dedicandosi totalmente a mio padre, scegliendo sempre e comunque lui a dispetto di noi figli, dei nipoti e di se stessa, si è privata del suo ruolo di nonna, ed ha privato le ultime generazioni di lei. Solo dopo la morte di mio padre ha potuto e voluto riscoprirsi in questo ruolo dando tutto di sè sia come condivisione di esprienze, che come apprendimento di una lingua straniera, che come aiuto nei momenti di bisogno.
Mio figlio sa che c'è una "grandma" che ha il bastone e un cane e vive lì e ha due nonni che vivono al mare e che - anche loro - per motivi chilometrici, frequentati poco. In tutto ciò non rimane traccia nella sua memoria esperienziale ed emotiva di una figura così interessante e complessa come quella di mio padre. Mi domando quanto segni un bimbo l'assenza o la presenza di un nonno o - peggio ancora - di un genitore, di un fratellino o sorellina. Recentemente una collaboratrice di un giornale estero, ha spiegato i tre motivi per cui è felice di essere figlia unica. In breve:
1. Ha una relazione molto stretta con i propri genitori, in quanto non li "condivide";
2. E' in grado di stare da sola, perchè non aveva immediatamente fratelli o sorelle con cui stare e condividere spazi e giochi;
3. Le risulta più semplice parlare con gli adulti, in quanto inclusa sempre nelle conversazioni degli adulti e non relegata nell'area bambini, come spesso accade.
Insomma, vantaggi e svantaggi, figli unici, figli in mezzo, chi lo sa. E' vero che poter sperimentare tanti legami, con genitori, amici, fratelli o sorelle, maestre o educatrici, nonni e cugini è sempre un'esperienza che fa crescere e mi domando quanto, la carenza di una di queste possa poi in qualche modo creare dei piccoli "vuoti". credo che se i nostri figli sono cresciuti con sufficienti stimoli e contati con i propri coetanei, che siano di sangue o meno, saranno equilibrati, diversamente figli che crescono esclusivamente con nonni magari anziani o con genitori infelici possono presentare qualche squilibrio in più.
A me, personalmente, manca comunque l'esperienza di mio papà che dialoga con suo nipote e che risponde alle sue curiosità ma è così, facciamo i conti con quello che la vita a volte decide per noi. 

domenica 20 settembre 2015

Two hearts in one body (or two body with one heart)

Da poco più di mille e trecento giorni il mio cuore si muove fuori dal mio corpo, dentro quello di un bimbo che - nel frattempo - ha imparato: ad afferrare gli oggetti, a sorridere volontariamente, ha tenersi in piedi e quindi camminare e correre, a mangiare e mordere e masticare, a premere bottoni e muovere leve, costruire torri e macchinine piccole, ad abbracciare e baciare, a pedalare e vestirsi da solo, fare la pipì e la cacca e pulirsi il sedere, ad arrampicarsi fino al lavandino e lavarsi mani e denti. Ha imparato anche a parlare, a dire "mamma" e "papà" e quindi "pappa" e tutto il resto. Questo piccolo bimbo, stamattina, si è stiracchiato vicino a me, corpo caldo e pulsante, portatore del mio cuore e nostro piccolo miracolo, mi ha girato la testa verso di se. Avevo gli occhi ancora chiusi, immersa nella camera iperbarica del sonno, ho sentito che mi sussurrava: "mamma?". Ho mormorato: "hmmm... che c'è?" e lui: "ti voglio tanto bene". Mi si è allargato un sorriso da orecchio ad orecchio, più quello dentro che non si vede ma io lo so che c'è. Ho tenuto gli occhi chiusi per un secondo, trattenendo dentro di me quella sensazione, un allineamento planetario di cuori, un cuore in due corpi. Quindi mi sono voltata verso di lui, gli ho sussurrato all'orecchio: "Ti voglio anche io tanto bene cucciolotto" e gli ho dato tanti baci sul viso. Che bello, svegliarsi così.
E' vero, non sa ancora soffiarsi il naso (e quanto ci stiamo provando in questi giorni!), non sa ancora andare in bici senza le ruotine, mangiare senza sporcarsi, andare a scuola da solo, fare sempre il bagno volentieri, lavarsi i denti tutte le sere.
Tante cose non sa ancora fare ma le imparerà, col tempo.
Una cosa che ha imparato, per fortuna, è l'amore.
Sa che gli vogliamo bene, che lo amiamo tanto. E anche lui ci vuole bene.
Sentirselo dire così, con spontaneità, è un regalo che non ha prezzo.
Vale tutta la fatica di non dormire mai bene, mai abbastanza, di non avere tempo "per sè", di pulire e lavare di più di quello che si vorrebbe, di rinunciare al relax per andare al parco giochi quando si è stanchi. Vale tutto e molto di più.
Grazie, cucciolo mio, quante lezioni d'amore mi stai dando. Ti chiedo scusa per tutte le volte che non sono stata capace di essere all'altezza delle tue aspettative, cercherà di fare meglio. Scusa per ieri, ad esempio, che sono stata un po' brutale a farti il bagno e tu piangevi e non ti sei sentito disperato. Ho sentito la tua umiliazione, la tua frustrazione e la tua rabbia, ho visto in quel gesto veloce e feroce (hai fatto messo la mano come per sfoderare le unghie e l'hai avvicinata a me, poi l'hai subito ritratta) come un segno di grande autocontrollo. Ed io non l'ho capito, ho dato importanza solo al fatto che "dovevi" pulirti. Scusami, mi sento male per questo, perdonami. La prossima volta migliorerò.
Tu, mi stai rendendo una persona migliore. Ma ci vuole tempo, come quello che ci hai messo tu per imparare a camminare, per capire chi sei e tutto il tempo che ci metterai per non dimenticarlo mai.
Ti amo tanto.

martedì 15 settembre 2015

Questions...?!?!

"Mamma, ma tu e papà siete fidanzati?". Questa è la domanda che il mio cucciolo di 3 anni e 9 mesi mi ha rivolto, di punto in bianco, ieri sera mentre iniziavo a preparare la cena e stavamo giocando in cucina. Cavolo, che domandona, ho pensato! Adesso che gli dico? Ecco com'è andata....
"Si amore, siamo fidanzati, anzi, anche di più, siamo marito e moglie"
"Ma cosa vuol dire?"
"Vuol dire che due persone si vogliono bene e stanno sempre insieme e si coccolano e danno baci.."
"Ma anche io ti do i baci"
(arrivano i primi problemi...)
"Si, è vero ma i baci che si danno le persone fidanzate o sposate sono diversi"
"Perchè?"
"Perchè..." 
(Oddio)
"Ma se tu sei moglie di papà, lui di chi è moglie?"
"No, le mogli sono le donne, i maschi si chiamano mariti"
"Ahhhh"
"E poi?"
"E poi mariti e mogli si vogliono bene, e sei nato tu!"
(L'ho fatta veloce)
Per fortuna si è poi distratto giocando con le astronavi perchè ero sinceramente preoccupata.
Già, a fine PRIMO giorno di scuola, la maestra Roberta (con la R dura) mi chiama da parte, con aria vagamente affabile, per chiedermi se può parlarmi un attimo e io già tremo all'idea (di solito quando mi approccia così è per lamentarsi di qualcosa). Lascio il piccolo con grandma che si infila (al contrario) gli stivali e seguo la mestra, la quale lamenta che il mio cucciolo avrebbe detto una parola "bruttissima". "Davvero? Che parola?" E lei non lo dice ma compie tutto un movimento con la testa accompagnandolo da un'espressione enigmatica per far capire senza dire. E non capisco. Passa un minuto, due, mi viene un'illuminazione. "Ha detto 'cazzo'?" "Eh si, si...." "Ah pensavo, cacca... lo dice spesso" "Si, vabbeh anche quella ma 'cacca', vabbeh, però l'altra... davanti a tutti..." "eh..." giuro non so che dire. Oramai 'cazzo' fa talmente parte del nostro linguaggio comune che non mi sento di condannarlo completamente. [Cazzo è una parola della lingua italiana di registro colloquiale basso che indica il pene. Non è un semplice sinonimo del termine anatomico ma rappresenta una forma dell'espressività letteraria e popolare. DA WIKIPEDIA]
Comunque, la maestra mi dice che ha dovuto metterlo sulla sedia "del pensiero"... anche perchè, ha anche buttato un gioco a terra.
Va bene, va bene, raccolgo, dico che ha fatto bene se pensava di doverlo riprendere e poi chiedo, con malcelata curiosità: "comunque sia, ha dormito?" (visto che a casa non dorme da tre mesi al pomeriggio) e risponde "mah, si abbastanza. Però, mi raccomando, fateli dormire, perchè qui o dormono o vanno a casa!" . Lì per lì ho sentito la cosa ma non l'ho ascoltata. Solo dopo una mezz'ora, in macchina con mia mamma, ho esclamato "ma ha detto proprio così? O dormono o vanno a casa?" ma possono farlo veramente? E io, che lavoro, che dovrei fare secondo loro? Portarmelo a casa perchè loro non sanno che farsene di un bambino che non fa quello che fanno tutti gli altri? Un bambino che non ha imparato a dormire a comando? Sono stupita e incredula. Oggi provo a chiarire, ma con l'altra maestra, che mi pare più accessibile.
Ieri sera, tra le domande di mio figlio e un racconto funambolesco su come un suo compagno avrebbe tagliato le dita di una sua compagna e così gli sono venute le spine negli occhi allora lui è arrivato con una pistola spara fuoco ho provato a dirottare il minore da "cazzo" a "cacchio". Vediamo.
In più, tirando fuori l'orata dal frigo, è partita un'altra sequenza di domande:
"Papà, ma l'hai preso dal mare?"
"eh no, questo l'ho preso in pescheria..."
"perchè ha questa bocca?"
"Vedi questa è la bocca, l'occhio, queste sono le pinne poi c'è questa qui che è chiamata pinna dorsale"
"perchè i pesci aprono le ali?"
"perchè così nuotano meglio nell'acqua. E queste sono le branchie, da cui respira"
"fammi vedere cosa c'è dentro"
"vedi questo è il naso"
"perchè ha anche questa bocca, quella e questa?"
"no, questa non è bocca, questa è una branchia, gli serve per repirare nell'acqua. noi non possiamo respirare nell'acqua, vedi non abbiamo le branchie, loro invece respirano da qui"
"Perchè noi non abbiamo le ali invece per andare nell'acqua?"
"perchè noi abbiamo le mani, loro non hanno le mani, vedi?"
"fammi vedere bene quella pinna"
E così per altri dieci minuti.... stavo per mettermi a preparare dei toast!!!
Che figata sono i bambini??

mercoledì 9 settembre 2015

In our house

Nella nostra casa:
  1. Nella nostra casa siamo noi stessi, pasticcioni, permalosi, rumorosi;
  2. Nella nostra casa commettiamo errori e chiediamo scusa; 
  3. Nella nostra casa ci abbracciamo e baciamo e ci coccoliamo; 
  4. Nella nostra casa ci divertiamo, giochiamo insieme e ridiamo spesso; 
  5. Nella nostra casa perdoniamo gli altri e cerchiamo di essere gentili; 
  6. Nella nostra casa camminiamo a piedi nudi e stiamo spesso seduti per terra; 
  7. Nella nostra casa facciamo cose buffe e a volte stupide ma a noi piacciono;
  8. Nella nostra casa a volte ci arrabbiamo uno con l'altro ma poi ci perdoniamo; 
  9. Nella nostra casa ci piace cucinare e fare esperimenti col cibo; 
  10. Nella nostra casa invitiamo amici e persone che ci fanno stare bene;
  11. Nella nostra casa abbiamo giochi e libri e piante e cose che ci piacciono; 
  12. Nella nostra casa c'è sempre musica e allegria; 
  13. Nella nostra casa c'è amore.

What kids should know

Va bene, confesso: a volte anche io vado su internet e nei motori di ricerca cerco "quattro anni" per capire se lo sviluppo di mio figlio è in "linea" con l'andamento generale, se magari è precoce o più lento su alcune cose. A pensarci bene, questa cosa che faccio è veramente orrenda. Pensiamoci un momento, al di là di una valutazione (che certamente non può essere fatta su internet) di clamorose o preoccupanti deficienze nello sviluppo dei nostri bambini, questo comportamento nasce da un'inconscio bisogno di competere con altri figli di altre mamme. Ci fa piacere quando nostro figlio si dimostra più generoso o più socievole o più "dotato" (qualunque cosa significhi) di altri bambini. Questa è la perversa natura umana che ci conduce sempre e insesorabilmente verso il terrenno della competizione. IO questo meccanismo lo aborro veramente. Ma ci inciampo regolarmente. Ora che me ne sono resa conto, voglio provare a capire, che cosa "dovrebbe" sapere un bimbo di quattro anni? Proviamo a fare una lista: 
  1. Dovrebbe sapere di essere amato sempre incondizionatamente;
  2. Dovrebbe sapere che vi sono delle persone di cui può sempre fidarsi (i genitori?);
  3. Dovrebbe sapere che non c'è niente di male se non sa ancora soffiarsi il naso, pulirsi il sedere, scrivere il proprio nome, disegnare in prospettiva o giocare a tennis;
  4. Dovrebbe saper ridere, anche di cose stupide, essere curioso, fantasioso, essere ingenuo.  
  5. Dovrebbe sapere che se colora il cielo di giallo non verrà sgridato o biasimato, ma il suo disegno verrà comunque appeso con orgoglio sul frigo della cucina;
  6. Dovrebbe sapere che può sempre dare una mano a cucinare, pulire, riordinare, anche se magari fa le cose meno "bene" di noi adulti;
  7. Dovrebbe sapere che i suoi interessi sono importanti e che verrà incoraggiato a seguirli;
  8. Dovrebbe sapere che non è detto che se desidera un gioco, gli verrà comprato subito, ma che non significa che non gli vogliamo bene. 
  9. Dovrebbe sapere che vi sono delle cose (tante) che può fare come saltare nel fango, stare a piedi nudi, giocare nelle fontane, correre sui prati e disegnarsi le braccia coi pennarelli e delle cose (poche) che non può fare come picchiare altri bambini, far del male agli animali, sputare o essere offensivo e questa divisione non nasce da un nostro capriccio ma è per aiutarlo a stare meglio nel mondo e con gli altri; 
  10. Dovrebbe sapere che se fa una cosa che non doveva perchè se ne è dimenticato o perchè non è riuscito a non farla, verrà sgridato ma che non per questo gli vorremo meno bene;
  11. Dovrebbe sapere che ogni tanto purtroppo ci si può anche annoiare e sentire un po' stanchi o soli, si può stare male, ma che sono emozioni che passano e che non dovrebbero farlo sentire infelice;
  12. Dovrebbe sapere che il mondo è tutto da scoprire e che se lui avrà voglia di farlo, anche un po' insieme a noi, i suoi genitori, vivrà esperienze meravigliose. 
L'altra domanda che mi pongo è: di cosa ha BISOGNO un bambino di quattro anni?
Provo a rispondere con un'altra lista:
  1. Uno spazio per giocare, che sia in casa o all'aperto, a cui possa accedere facilmente e in qualunque momento, da solo, con noi o con i suoi coetanei e uno spazio suo, in cui ritirarsi, stare da solo, essere triste o anche solo rilassato;
  2. Libri, da leggere e sfogliare da solo o con noi;  dopo una certa età si perde un po' questa abitudine su cui invece è importante insistere per non rischiare di "digitalizzarli" troppo a sfavore di uno strumento fondamentale di apprendimento, di cultura, di condivisione e scoperta;
  3. Di NOI. In realtà, con la "scusa" del "anche noi genitori abbiamo bisogno di uno spazio per noi" a volte parcheggiamo i figli davanti alla tv per "mangiare tranquilli". Spesso (parlo per me innanzitutto) è una scelta dettata da comodità non da una giusta condivisione e un senso educativo. Dovremmo davvero sforzarci a giocare di più con loro, "stare" con loro anche quando fanno cose che ci annoiano o non ci piacciono, coinvolgerli quando facciamo qualcosa noi che per loro può essere divertente o nuovo, dedicare più tempo a loro e - in questo modo - anche a noi stessi; 
  4. Hanno bisogno di alcune regole, che mi piace pensare non siano dettate da ciò che ci sentiamo dire dagli altri o dai mass media, ma che nascono dal nostro amore per loro, dal desiderio di  farli crescere in un ambiente sano, sicuro, in cui poter distingere facilmente il bene e il male, le scelte giuste o sbagliate, poter vivere nel rispetto di loro stessi e degli altri; 
  5. Hanno bisogno di sapere che noi, i genitori, non siamo perfetti, infallibili o giudicanti, non siamo autoritari o violenti. Noi siamo le persone che li amano di più al mondo e dobbiamo essere capaci ogni tanto, di ammettere con loro che abbiamo sbagliato e che proveremo a non ripetere gli stessi errori. Che è esattamente quello che chiediamo a loro. 
Oggi, per concludere, ho spiegato a mio figlio che vi sono dei giochi con cui - mi sembra - non giochi più e che sarebbe bello metterli insieme da parte per darli a chi non ne ha. Lui è rimasto un po' zitto e poi mi ha detto "va bene mamma ma le astronavi le tengo tutte". Mi sembra giusto... anche perchè se no chi lo sente suo padre?

 

domenica 6 settembre 2015

A turtle in a basin

Immagina una vasca da bagno, di quelle bacinelle che si usano per far fare il bagno ai bambini, con due pietre dentro e una grossa tartaruga di acqua/terra che ci vive da più di vent'anni. Mio figlio che era affascinato nel guardarla, io ne ero abbastanza inorridita. Dicevo a mio marito: "ma che vita è, stare dentro una bacinella tutta la vita?" e mio marito mia ha risposto: "ma la tartaruga è inconsapevole". Beh, secondo me, intanto non lo sappiamo davvero se lo sia e poi chi la tiene lì consapevole però lo è. Che vita è dunque tenere una tartaruga dentro una vasca per più di vent'anni?
Questa è la mia paura più grande: vivere, vivere, vivere e poi accorgersi che sei come una tartaruga nella bacinella. Ci fermiamo mai a domandarci se la nostra vita ci piace? Se ci piace la nostra casa, la nostra pettinatura, la nostra famiglia, la nostra qualità del sonno?
Ci chiediamo mai cosa vorremmo di diverso e se stiamo facendo davvero TUTTO il possibile per ottenerlo? Penso che mi piacerebbe aprire una pasticceria vegana, ma ci ho mai provato? Mi piacerebbe vivere vicino al mare ma ci ho mai provato?
E' paura o forse in fondo la vita che faccio mi piace?
Adoro mio figlio e amo mio marito, questo lo so. Mi piace il nostro appartamento
anche se la mia casa "ideale" è tutta in legno, con tanti particolari "etinici" e colorati, cuscini, tessuti, piccoli oggetti, pietre, conchiglie e ha un bel portico con un'ampia amaca, comodissima, qualche gradino e un giardino in parte incolto in parte coltivato ad orto, in parte zen per mio marito e i suoi bonsai. E mio figlio entra ed esce a piedi nudi, gioca con la terra e osserva la natura.
Proprio come al mare, mentre in equilibrio precario sulle rocce osservava i "pagurini" e cercavamo i granchietti e poi i pesci e le conchiglie più belle (e mi chiedeva sempre "qui non ci abita nessuno vero mamma?").
La natura, che creatura meravigliosa e incredibile, mi fa sentire atterrita e affascinata se sono nel silenzio assordante del mare, con il nero del profondo e le caverne misteriose e penso che sto in qualche modo dissacrando qualcosa di intimo penentrando fino a lì e ne ho paura ma un attimo dopo lo stesso mare mi fa sentire in pace con l'universo, quando mi offre la sua linea elegante e sottile, le onde leggere, il colore che cambia dal chiaro allo zaffiro. 
Tutto può essere armonia e pace, se troviamo dentro noi stessi la gioia di ciò che abbiamo, della vita che scorre nelle nostre vene, della curiosità della scoperta, fuori e dentro di noi. E allora non saremo tartarughe nella bacinella, vivremo consapevoli, nell'immenso magma dell'universo che non ha fine o almeno questo è ciò che pensiamo e potremo costruire, giorno dopo giorno, la nostra vita quotidiana e il nostro piccolo universo personale.