Mio figlio sa che c'è una "grandma" che ha il bastone e un cane e vive lì e ha due nonni che vivono al mare e che - anche loro - per motivi chilometrici, frequentati poco. In tutto ciò non rimane traccia nella sua memoria esperienziale ed emotiva di una figura così interessante e complessa come quella di mio padre. Mi domando quanto segni un bimbo l'assenza o la presenza di un nonno o - peggio ancora - di un genitore, di un fratellino o sorellina. Recentemente una collaboratrice di un giornale estero, ha spiegato i tre motivi per cui è felice di essere figlia unica. In breve:
1. Ha una relazione molto stretta con i propri genitori, in quanto non li "condivide";
2. E' in grado di stare da sola, perchè non aveva immediatamente fratelli o sorelle con cui stare e condividere spazi e giochi;
3. Le risulta più semplice parlare con gli adulti, in quanto inclusa sempre nelle conversazioni degli adulti e non relegata nell'area bambini, come spesso accade.
Insomma, vantaggi e svantaggi, figli unici, figli in mezzo, chi lo sa. E' vero che poter sperimentare tanti legami, con genitori, amici, fratelli o sorelle, maestre o educatrici, nonni e cugini è sempre un'esperienza che fa crescere e mi domando quanto, la carenza di una di queste possa poi in qualche modo creare dei piccoli "vuoti". credo che se i nostri figli sono cresciuti con sufficienti stimoli e contati con i propri coetanei, che siano di sangue o meno, saranno equilibrati, diversamente figli che crescono esclusivamente con nonni magari anziani o con genitori infelici possono presentare qualche squilibrio in più.
A me, personalmente, manca comunque l'esperienza di mio papà che dialoga con suo nipote e che risponde alle sue curiosità ma è così, facciamo i conti con quello che la vita a volte decide per noi.





