mercoledì 26 settembre 2012

First steps

Poche cose sono davvero emozionanti nella vita come i primi passi che vedi fare a tuo figlio... era lì, con il suo tutino azzurro da "pisellino", una manina appoggiata al mobile arancione della cucina e un altra sospesa nell'aria come per afferrare un filo invisibile. Gli occhi aperti sul mondo, vispi, un sorriso curioso, furbo ed ecco che abbandona il mobile, vacilla per un secondo e poi fa un passo nella mia direzione, come un piccolo funambolo nel suo mondo di bimbo. Io rimango immobile, con il telefono in mano che ha già composto il numero con la persona all'altro capo del filo già in linea, inconsapevole di quel piccolo "miracolo"... grido il nome dell'altro genitore di questo splendore e butto il telefono sulla credenza (notando solo dopo che sul display scorrono i minuti di conversazione...) e faccio un applauso un po' cretino ed un po' ebete. 
Lui corre, mi guarda, gli spiego, ci abbracciamo, mi scendono le lacrime. 
Sai come sarebbe bello incastonare questi momenti in una specie di ambra temporale a cui puoi ricorrere quando sei un po' giù per ritornare proprio lì, in quel momento di perfezione assoluta?
Momenti come quello del parto a cui ripenso ogni tanto, chiudendo fortissimo gli occhi, ma sentendo con dispiacere che le emozioni forti sono stemperate dal tempo trascorso... il giorno del mio matrimonio, quando entrai in Municipio con il sudore che colava lungo la schieda e la gola riarsa, la prima volta che ho dormito fuori casa in una tenda o quando sono riuscita ad andare in bici da sola senza ruotine o quando sono riuscita a far oscillare l'altalena stando in piedi e tenendomi alle catene arrugginite, la prima volta che ho fatto davvero l'amore che non era la prima volta ma lo era in qualche modo, il modo più importante. 
La prima volta che mi ha detto "ti amo" e le parole sono arrivate dal cuore e non dalla testa e al cuore sono arrivate e non alle orecchie o quando mi sono rotolata sulla neve e l'ho assaggiata o quando - ancora - ho pianto finendo di leggere "I miserabili" ed ero sul gommone in alto mare e niente mi avrebbe portato via di lì. Sono tante - per fortuna - le prime volte che sono incastonate nella mia mente e che alla fine sono davvero le uniche cose preziose che abbiamo nella nostra vita: noi stessi, le persone che amiamo, la libertà e i ricordi. 
Ogni tanto bisognerebbe ricordarsene e fermarsi ad ammirare ed assaporare questi momenti dimenticandosi di tutto il resto.
Ancora così piccolo, ma il mio bimbo mi sta insegnando così tante cose... sarò capace di restituirgli altrettanto?

venerdì 21 settembre 2012

The curious case of Benjamin Button


"Per quello che vale non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, 
per essere quello che vuoi essere non c'è limite di tempo, comincia quando vuoi; 
puoi cambiare o rimanere come sei, 
non esiste una regola in questo.. 
possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, 
spero che tu viva tutto al meglio, 
spero che tu possa vedere cose sorprendenti, 
spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, 
spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita, 
e se ti accorgi di non esserlo, 
spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero".

(From "The curious case of Benjamin Button").


Da un sacco di tempo volevo vedere questo film e finalmente ho potuto farlo. Mi ha emozionato e rattristato, intenerito e fatto riflettere. Un film tenero, nel complesso carico di pensieri positivi, anche se la trama è fondamentalmente molto malinconica. Il messaggio che offre, però, è dei migliori e mai banale o scontato, mai tramontato: vivi la vita con pienezza perchè un'altra non ti sarà data... ogni istante è prezioso. 
 

PerpleXed

Sono sinceramente perplessa. Una volta credevo di avere un minimo (diciamo) di capacità di comprendere le persone con cui ho a che fare, forse è anche per questo che ho studiato psicologia (chissà).
Però, debbo dire (e con un certo rammarico), che ultimamente mi pare di perdere colpi... in che senso?
Familiari che vivono e si muovono come schegge impazzite dicendo cose, facendo cose e poi ti guardano e sorridono come se ti trovassi di fronte all'assoluta normalità. E - con un brivido gelido lungo la schiena - penso che forse forse (sono cattiva e LOSO) vorrei ogni tanto non averci proprio a che fare. E sto parlando della mia famiglia, mica micio micio bau bau. E poi? Il mio "capo" (e mi tocca chiamarlo così), virgolettato perchè, fino a - diciamo - un anno fa - era un amico. Di quelli che vedi quasi tutti i fine settimana, si va al cinema, si parla di tutto, ci si confida anche un po', si beve e fuma in allegria, si passa anche un capodanno insieme, si condividono gioie e dolori. Con lui e con ladilui fidanzata, mia amica prima ancora di lui. Che succede? Nasce il mio trapulin e loro... maipiuvisti. Roba da non crederci. Un paio di esse emme esse, uno, anzi due, incontri casuali (e mi vien da dire molto imbarazzati) e poi niente. Il vuoto totale. E' vero che è un periodo di merda, al lavoro, ma - checazzo - col lavoro vanno in crisi anche i rapporti di amicizia? Eh pare di si. A me pare di vivere in un mondo che non sto riconoscendo più, dentro dinamiche di persone che non riflettono per nulla le cose in cui io credo, le cose in cui credevo che loro credessero. Forse sono solo una donna che sta finendo il suo periodo di maternità e che ha quindi vissuto dentro una specie di "bolla intergalattica" ma è mai possibile che in nemmeno 10 mesi siano cambiati tutti i miei punti di riferimento relazionali? E' mai possibile che il mio infallibile (scusate la presunzione) sistema di decodifica sia andato a puttane così? Sono perplessa, sinceramente.

martedì 11 settembre 2012

At work

Quello che sta succedendo al lavoro (mio) ora...

How I feel


Empty nest

Si definisce sindrome del nido vuoto quel particolare stato psicologico che colpisce i genitori nel momento in cui i propri figli (in genere perché si sposano o vanno a vivere da soli) lasciano la loro abitazione.
La sindrome del nido vuoto può essere il punto di partenza dei più diversi disordini nevrotici e psicosomatici che spesso si esprimono nei sintomi cosiddetti fisiologici del climaterio. Così avviene la soppressione dei sentimenti di angoscia e di paura, trasformandoli in sintomi che a livello emotivo sono più facilmente accettabili e gestibili. Tutto ciò avviene tramite dei meccanismi di traslazione. (da Wikipedia)
Ora mi domando: è possibile che abbia già questa roba? Risposta: no ovviamente. Però stamattina, quando ho portato il mio trapulin al nido, l'ho adagiato a terra e mi sono allontanata lasciandolo con le educatrici e altri tre bimbi che piangevano, ho avuto proprio l'immagine del nido vuoto. Poi ho pensato: vabbè vado a casa, stendo i panni lavati, mi faccio un bel caffè, magari chiamo l'idraulico che ci venga a montare finalmente il lavandino, mi riposo un po'... eugh quante cose posso fare senza il trapulin. Ma ieri nonostante lui, ho pulito l'insalata e i fagiolini (si beh avevo pezzetti di fagiolino nel raggio di due metri), preparato gli stessi in pentola a pressione, lavato spinaci e cotti, preparato un apple crumble (una botta di vita anche nella vita e nei glutei) e mi sono bruciata un dito (beh toccare un dolce appena uscito dal forno a 200 gradi non è del tutto una genialata), ho ANCHE sbollentato, sbucciato e preparato le cipolline borettiane (che adoro ma che poi mi rimangono in bocca per 24/48 ore). E quindi? Tutta sta menata del "prenditi tempo per te", fai delle cose, ti riposi... bho. A me pare che senza di lui la casa è silenziosa, ordinata e vuota. Mi manca che cacchio devo dire d'altro? 
Sono patentica? Sono patetica. AMEN. Ieri abbiamo giocato per un sacco ad inseguirci a farci il solletico, a suonare il tamburo, beh io mi sono divertita come non mi diverto da tanto. 
E oggi lasciarlo lì per ben un'ora e mezza mi fa impressione. Mi ha anche attraversato il cervello l'idea terrificante di quei genitori che perdono il loro bimbo, morto improvvisamente. Terribile, lo so, ma ci pensi a queste cose quando hai un figlio ed è un pensiero devastante. Non riesco ad immaginare un dolore più grande e viscerale. 
Il mio è però SOLO al nido, a spartire il suo spazio di vita con altri bimbi che piangono tutti i giorni perchè non vogliono stare lì. Però dopo lo vado a riprendere e il senso di vuoto sparirà completamente, mi sentirò di nuovo piena della sua vitalità e allegria e rimpiangerò di aver sprecato questi momenti di pace stendendo i panni. C'est la vie, n'est pas?
 

domenica 9 settembre 2012

Brownies

Dite quello che volete, ma cucinare è proprio bello. O meglio, a me piace da matti.
Oggi ho preparato dei brownies (tipici dolci scozzesi super iper calorici) e un plumcake con farina integrale, pesche e yogurt e una crema pasticcera. Devo andare fuori a cena e non faccio mai mancare un dolce.
I dolci mi piace da morire cucinarli, sentire il profumo che spande mentre cuociono in forno. Non seguo libri di ricette, sono troppo poco abitudinaria, preferisco di volta in volta cercare qualcosa su internet o inventare e poi scrivo brevi appunti incomprensibili nei post-it tondi che a volte attacco nella parete sopra il fornello. Prima o poi cadranno sui fuochi e faremo effetti speciali!!!
Mi piace anche cucinare altre cose, inventare piatti vegetariani con il seitan (ho fatto un piatto con seitan, arance, cipolla e mandorle sorprendentemente buono) o il miglio o altre cosettine sfiziose e devo dire che in questo la mia dolce metà è fantastica, perchè non rifiuta mai l'assaggio di cose nuove e spesso apprezza le mie invenzioni (ah l'amour...).
La foto è un po' kitch ma mi piaceva l'effetto ruspante-amoroso.
Non vedo l'ora di cucinare qualcosa di più carino per la mia pagnottina che non siano cereali macinati, verdure e tahini!

sabato 8 settembre 2012

Good enough?

Sinceramente ogni tanto me lo pongo il quesito: fino a quando è "giusto" concedere a nostro figlio il "diritto" di disporre del nostro corpo? Il nostro tempo già ce l'hanno e così le nostre attenzioni ma non mi scordo mai che non mi ha chiesto lui di essere messo al mondo. Ma stamattina mi sono svegliata, dopo un'altra notte quasi insonne (i dentini? la pancina? i capricci?), dopo sognato la moglie del presidente Obama (non chiedetemi perchè... non ne ho idea), aver lottato con le coperte, il gatto che si insinua sempre nei punti più scomodi, il rumore in strada e un generale senso di ottundimento e carenza di sonno. Stamattina, dicevo, mi sono svegliata con un grosso livido blu sul seno destro (mio marito lo chiama "mulignana").
Allora mi sono domandata se è "giusto", "educativo" o semplicemente sensato che io accetti (diciamo così) che mio figlio si attacchi al mio seno come una ventosa per ore, cosa che ultimamente fa per "possesso", per coccola, per male ai denti, per consolazione, per dichiarazione di... che cosa?
Sono una mamma abbastanza buona se gli permetto di acquisire i suoi tempi di nanna, pappa, cacca e seno? O dovrei limitarlo e riconquistare così un po' di autonomia su di me, sul mio corpo che oramai da quasi un anno non è più mio?
Qualche pediatra dice che "no, ad un certo punto bisogna togliere il "vizio" di far dormire il bimbo col seno, si toglie e basta, d'improvviso senza strascichi". Come le sigarette mi vien da dire?
Ma riflettiamo un attimo... è lui che ce lo chiede o noi che pretendiamo che lui ce lo chieda? Perchè se poi l'idea è che al nido ne faranno tranquillamente a meno perchè tu comunque non ci sarai e non potrai teletrasportarti dal lavoro ogni due ore allora perchè ora continua ad attaccarsi a te?
Riflettiamo su quanto sono i nostri bisogni e quanto sono i loro perchè non posso esimermi dal pensare che quel giochino tutto colorato con le forme da inserire nei buchi (precoce per lui) che ho comprato l'altro giorno l'ho preso più per me che per lui. Non so perchè ma ci giurerei.

Time

"Da noi a Napoli il tempo si chiama tiempo, come in spagnolo, perché Napoli ha avuto secoli spagnoli. La i infilata nel tempo lo scombina, gli leva l'andatura inesorabile. [...] O' tiempo è irregolare. Può mettersi a correre e far correre tutti con lui, l'ho visto nelle lotte politiche del decennio settanta, ma per il resto delle ore 'o tiempo è assai più lento del ticchettio degli orologi che lo vogliono misurare". 
(Erri De Luca)

 Come disse Gesù, nel suo discorso sulla montagna: "E chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere uno spazio di tempo alla sua vita?". Nessuno, ovviamente. Perchè il tempo non è altro che la dimensione nella quale si concepisce e misura il trascorrere degli eventi. Io so che le zucchine ci mettono TOT a cuocersi, e superare il TOT vuol dire bruciarle. So che ci metto un quarto d'ora ad arrivare alla stazione a piedi, ci metto cinque minuti a farmi la doccia (due d'estate, otto d'inverno) e che un disco dura mediamente un'ora. Eppure, il tempo non è solo questo. (Nel frattempo, ho bruciato le zucchine...).
Quando incomincia il tempo? Con la nascita dell'Universo? Quando inizia l'Universo? Beh lasciamo perdere.
Pensiamo a come lo "percepiamo" il tempo: prendiamo coscienza della realtà in cui ci troviamo e che è modificabile e si modifica secondo i nostri pensieri, sentimenti, fatti fisiologici, emotivi e fisici. Il tempo ha un inizio e una fine? ovviamente si, per ognuno di noi ma lasciamo perdere anche questo (non amo questo risvolto della questione).
Tutto questo per dire cosa? Il tempo è un concetto relativo, personale, intimo, strettamente correlato con la nostra idea della realtà, insieme a quello dei nostri sentimenti. Il tempo diventa lungo, troppo lungo, quando devo aprire una pagina internet troppo "pesante", quando devo tornare a prendere mio figlio al nido, quando aspetto il momento di potermi rilassare con un libro o di passare un po' di tempo con mio marito, quando non riesco a far smettere di piangere il mio nanetto. Ma quando è il tempo dell'allattamento, della coccola, di far l'amore, di mangiare un buon piatto di riso e verdure o una macedonia di frutta, di fare una passeggiata o un momento di relax nella vasca da bagno, il tempo non è mai sufficiente. Il tempo si congela in cristalli di felicità nei momenti speciali, quelli che poi diventano istantanee dentro di te e allora poco importa che per montare una libreria, con "piccololui" ci vuole un'ora (e un tempo ragionevole è un quarto d'ora), che per pulire la cucina ci vuole ancora più tempo (slalom tra le gambine), perchè il tempo ha senso solo in rapporto alle cose che ci rendono felici.
Qualcuno ha detto che ci vuole un sacco di tempo per imparare ad essere felici. Probabilmente è una cosa davvero importante ed una lezione che io troppo spesso mi dimentico di imparare, che per tutte le cose belle ed importanti ci vuole tempo, che sia nove mesi o nove anni. Un tempo che spesso sembra insopportabilmente lungo ma che altrettanto spesso ti ripaga di un'attesa che non deve essere mai vana.

martedì 4 settembre 2012

Day one-day two

Fin qui tutto ok, ma questa è la parte facile, si va disinvolti: si sta lì un'oretta , si interpreta la parte delle mamme moderne, per nulla preoccupate, si osserva i propri figli giocare ed esplorare il territorio, lo sguardo compiaciuto e sereno.
Se cadono, beh, lasciamo che intervengano le educatrici, si fa così no? Siamo molto brave e diligenti e non abbiamo nessunissima difficoltà ad affidare i nostri figli a queste persone esperte ed accoglienti, vedete come sorridiamo?
Oh guarda, c'è il gancino col palloncino blu e il nome del mio cucciolo, che bello... l'armadietto con l'elicottero, certo le forme sono un po' grezze, ma c'è il suo nome che idea simpatica, tutto colorato e pulito.
Mentre si sta lì a fare l'inserimento graduale, così si chiama sapete? si chiacchiera con le altre mamme del più e del meno: il tuo gattona? quanti dentini ha messo su? mangia? E dentro di noi ci si crogiola nella soddisfazione più primitiva a pensare che il "nostro" è "più avanti"... faccio finta di non accorgermi che "lui" sta in piedi da solo, certo sto sorridendo ma giusto un pochino, guarda quello là invece, tira i capelli a tutti, che bambino instabile e poi gattona con le gambe dritte. Non mangia? Il mio mangia poco è vero ma volentieri (bugia), mangia già la pasta (verità), però non devo insistere (bugia). La tetta? Ma si, ogni tanto (bugia) la vuole (verità). Ci si scompone un pochino solo se ci viene incontro con lo sguardo smarrito. Ma come mai, cosa c'è cucciolottto? Strano, a casa non lo fa mai... (bugia bugia bugia).
Fin qui tutto bene, mi chiedono tutti come sta andando, chi per interesse (devi tornare al lavoro quanto prima!), chi con sincerità, chi con curiosità antropologica o viscerale. Ma come vuoi che vada? Bene, benissimo, è tranquillo, gioca, interagisce, è contento, contentissimo!! Non vedi anche io come sono contenta? Tutti questi giochi, questi colori, questi gridolini degli altri bambini... ci sono pure i bimbi di colore, così insegnamo subito al nostro che la diversità è una cosa normale. Ma non sono tutti diversi i bambini? Si vabbè ok d'accordo però che c'entra? Noi siamo mamme brave, moderne, per nulla stressate e felici di condurre i nostri cuccioli verso l'autonomia. Ci guardiamo tra noi mamme, con condiscendenza, in realtà una punta di sospetto, l'aspettativa tradita di vedere la prima che cede. Beh quella mamma lì oggi, quella grassa che è venuta con la sorella e l'altra figlia (ridicola) e oggi col marito (straridicola) beh, sta sempre appicciata alla figlia, secondo me non va bene. E quest'altra? Porta il velo, fa la tradizionale, poi sta sempre appicciata al telefono a parlare arabo ad alta voce. Secondo me non va bene. Mica per l'arabo ma non rispetta questo momento così delicato, così importante. Io sto vicino all'educatrice, faccio domande intelligenti, non ho fretta, seguo attenta il mio bimbo, sono felice di essere qui.
Finita l'ora di oggi?
Bene, corriamo fuori allora che ti voglio coprire di baci... e perchè no, ti do un po' di tetta che dici? 



domenica 2 settembre 2012

post (pregnancy) vacancy blues

Non so se avete mai sentito parlare dello "stress da rientro" (post vacancy blues) che è una roba tipo (cito testualmente dal Policlinico di Monza): «Lo scontento per le vacanze finite e la repentina ripresa di un'attività frenetica si riflettono sul piano somatico, provocando spesso disturbi intestinali che possono essere alleviati riprendendo con maggiore gradualità lo stile di vita quotidiano e con un'adeguata alimentazione».Ora, partiamo dal presupposto che si siano fatte effettivamente delle vacanze, e non è il nostro caso, qui si suppone che il lavoro sia un'attività frenetica e che si supera con una sana alimentazione. Ma per chi, allo stress del rientro al lavoro, aggiunge quello dell'inserimento del figlio al nido, della fine del periodo di maternità che succede? Oggi pomeriggio, in un momento di rara pace, fissando il soffitto con aria assente, straiata sulla mia maglietta piena di bave (del piccolo uomo), i pantaloni della tuta pieni di frutta (pesca e mela nello specifico) che comprivano pietosamente i peli lunghi, i capelli improponibili, pensavo che "avere" un figlio è veramente una faticaccia. Ma separarsene di più. Ma non nascondo che un piccolo tarlo di dubbio che forse, quella mia certa collega, che già al secondo mese di vita del figlio, con tanto di coliche, lo affidava alla "tata" (o donna delle pulizie a seconda dell'orario) per uscire ogni week end col marito, non ha mai allattato, ha programmato il cesareo, è tornata al lavoro dopo tre mesi in forma splendida (anche più magra di prima), non ha proprio sbagliato tutto. Perchè io, nel mio macinare i cereali a mano, cucinarli con brodo senza sale, verdure preparate da me (rigorosamente BIO), così come la frutta, i pannolini lavabili, le lunghe passeggiate e i corsi di massaggio mi sono fatta un culo così. Per cosa? un figlio che alle cinque, dopo una giornata di iperattività, decide di dormire due ore mandando alle ortiche tutti i piani della cena. Un figlio che quando gli propongo ottime pappe bio cucinate con AMORE serra la bocca e sputa tutto (su di me). Un figlio che, quando cerco amorevolmente di cambiargli il pannolino (lavabile) urla come un'aquila e di notte si sveglia quasi ogni ora chiedendo la MIA tetta (alla voce: "allattamento a richiesta"). E allora mi chiedo ma che minchia di stress da rientro è che manco so come sono girata? 
E poi, sempre fissando il soffitto, in un successivo momento di piacevolezza molle di incontro col marito, ho pensato che quello stesso figlio, quando poi mi sorride e mi strappa la settimana enigmistica dalle mani, mi fa ridere, così come quando si sbilancia e cade a terra col culo nudo e poi sbava e mi mostra i suoi due dentini. 
Sono orgogliosa della mia maglia sporca, dei miei peli lunghi e le mie pappe insipide e non importa se lui un giorno non mi ringrazierà, perchè l'importante è che lui sarà sereno. 
Di fronte a questo non c'è stress che regge. AMEN.

sabato 1 settembre 2012

Fourty-one

Cominciamo dall'inizio: una bella cacca del mio cucciolo. Inmezzoalpavimento della cucina. Mi ha fregato, in pratica. Non che sia così regolare, ma tant'è. Lo tengo spesso a culo all'aria e così ha prodotto allegramente. Ma non ho detto niente a mio marito (ora lo sa ops). Dopo questo momento profumato di autunno (diciamo così), mi sono preparata due torte (nonunadue), una per la cena improvvisata della sera, a casa di amici, l'altra per l'arrivo di due amiche-mamme con le loro bimbe di nove mesi. Ho comprato anche i Krumiri ai frutti rossi, per provare. Ho preparato le torte, cioccolato e cioccolato (fantasia eh), la frutta per il mio pupo, ho pulito, passato l'aspirapolvere, mi sono fatta la doccia e ho intanto osservato il tempo peggiorare di ora in ora. 
Dopo pranzo la notizia: una bimba ha la dissenteria e la febbre. Sic. Vabbè loro vengono prima di tutto. A seguire l'altra: "troppo vento, troppa pioggia, troppo freddo" (siamo ad agosto ancoraaaaaaaaaaa) e mio figlio che stava gattonando con solo una magliettina addosso... debosciata! Per concludere: alle quattro e mezza mi sono tagliata una fetta di torta e mi sono augurata buon compleanno. La sera poi siamo andati a cena dai nostri amici e hanno spazzolato la mia caprese (anche perchè era buonissima). Tornati a casa, crollati sul letto. Ho trovato sotto il cuscino un bellissimo quadernetto regalatomi dalla mia dolce metà e con le prime due pagine scritte ma questo è coperto da privacy... :-)
Non vorrei sembrare da quanto sompra rattristata o malinconica perchè a pensarci bene: 1. non ho dovuto dividere con nessuno (tranne mio marito) la mia buonissima torta del pomeriggio; 2. non mi è venuto il mal di testa per avere troppi bambini intorno; 3. non ho dovuto pulire le briciole create da gente in casa; 4. non ho dovuto sentire sempre e solo discorsi su e di bambini; 5. ho passato il pomeriggio con una persona fantastica... mio figlio. 
E a quarantunanni non credo ci sia molto più da desiderare che non essere a casa "propria", con un bimbo fantastico, un marito (al lavoro) altrettanto fantastico e poche rughe in faccia e quelle poche davvero meritate. Qualche chilo in più ma la forza di giocare per ore con un piccolo mucchietto di energia esplosiva e la voglia di averne altri dieci attorno!! 
Happy birthday to me!!!