C'è stato un episodio, questa settimana, che mi ha fatto particolarmente riflettere. Ieri mi sono recata al centro commerciale alla ricerca di calzini e magliette per mio figlio e subito dopo l'attraversamento delle porte scorrevoli ho alzato lo sguardo e visto un grosso cartellone espositivo in cui era riportata una scritta che, in maniera tendenziosa e giudicante, intendeva spingere chi leggeva ad attribuire il significato di un gesto di amore e protezione la scelta di un trattamento sanitario piuttosto che l'astensione dallo stesso. Indignata, ho immediatamente afferrato il cellulare, scattato una foto e l'ho inviata a mio marito, accompagnata da un commento sarcastico. Dopo pochi minuti mi sono fermata a riflettere sul mio gesto e ho provato ad immaginare che effetto potrebbe aver fatto a mio marito ricevere quell'immagine.
Un effetto senz'altro negativo, sospetto di cui ho avuto conferma al rientro dalla mia spesa, quando mi sono confrontata con lui. Questo piccolo episodio mi ha fatto riflettere su un aspetto estremamente rilevante nella cura delle nostre relazioni reciproche, ancor più in un periodo di particolare fermento sociale e politico come quello che stiamo vivendo. Ho avuto chiaro, in questo esempio, quanto potenti possono essere le reazioni degli altri al modo in cui noi scegliamo di esprimere le nostre emozioni.
Quante volte ci è accaduto di ridere per il solo fatto di essere presenti mentre qualcuno ride di gusto, di sentirci toccati e tristi quando un'altra persona vicino a noi piange disperata? Esprimere le nostre emozioni in maniera aperta, senza filtri o censure, in maniera talvolta teatrale, crea una sorta di contagio emotivo, una reazione per la quale le emozioni si diffondono tra le persone in maniera quasi involontaria. Questo è il motivo per cui è estremamente faticoso convivere con una persona che vive una continua e persistente situazione di stress: ci sentiamo a nostra volta stressati e questo contagio rischia di diventare soverchiante e difficile da gestire, da regolare.
"Fortis imaginatio generat casum" afferma Montaigne. "Una forte immaginazione crea l'evento". Voglio interpretarlo come la capacità di creare un contagio emotivo, vibrazionale, evocativo, con altre persone con cui siamo in particolare sintonia, uno modo raffinato ed estremamente potente per generare successive situazioni e cambiamenti. In tale ottica, soffermarsi su immagini negative, violente, depressive, soggiacere a comunicati allarmistici e pessimisti tende a compromettere e vanificare tale potenzialità. La capacità di filtrare e regolare le emozioni per favorire quelle positive e creatrici, è un'abilità fenomenale che ci consente di vivere in maniera più positiva oltre oltre che renderci per gli altri fonte di serenità e pace.
Oltre che con i nostri coetanei è importante cimentarsi anche con i più piccoli in tale esercizio mentale o spirituale che sia. Aiutare i nostri figli a riconoscere le emozioni proprie e quindi decodificare quelle altrui, insegnare loro il rispetto e la validazione di qualunque sentimento, bello o brutto che sia.
Questo processo i bambini lo apprendono inizialmente attraverso il legame che si crea tra il bambino e le figure adulte che se ne occupano (John Bowlby ha chiamato questo processo "teoria dell'attaccamento"). Un legame che che si esprime inizialmente con il pianto, il sorriso, la suzione, con i primi movimenti volontari. Quasi qualunque genitore sa esattamente il momento in cui il proprio figlio ha sorriso per la prima volta volontariamente e non in risposta involontaria alla sollecitazione del sistema simpatico. E' un momento estremamente emozionante, in cui ci si rende conto che sta iniziando la relazione più profonda tra adulto e bambino. Da qui inizia la costruzione del processo di acquisizione dell'empatia attraverso lo stimolo dei neuroni specchio e l'affinazione della capacità di regolazione e decodificazione delle emozioni.
Le immagini evocative, i pensieri, le considerazioni, le notizie che tanto spesso buttiamo fuori con noncuranza, rabbia o semplicemente per un inconsapevole compartecipazione all'onda collettiva, si trasformano negli altri in malessere, fomentando le vibrazioni negative, conducendo chi le riceve su un regime di negatività, di allerta, di ansia.
In questo momento, in questa epoca, in questo tempo, in cui tutto è veloce, rapido, immediato, in cui siamo soverchiati e sommersi di informazioni, di immagini, di messaggi espliciti o subliminali, spesso fuorvianti a volte corrotti, è importante fermare la corsa alla comunicazione a tutti i costi.Dobbiamo ripulire la nostra mente dal bisogno di dire a tutti i costi e tutto e subito. Riflettiamo, sintonizziamo i nostri pensieri, i nostri cuori, ritroviamo il tempo per cercare lo sguardo, la parola che cura, un'immaginazione che genera il caso, l'intensità del qui ed ora. Doniamo anche ai nostri figli la capacità di fare altrettanto e di trovare dentro di se le parole giuste non quelle dette per rompere il silenzio, l'attesa che si riempie di significato e non di ansia, il sorriso che cura e lenisce e non è di giudizio verso gli altri.
Un atteggiamento consapevole, gentile e compassionevole sono strumenti molto più potenti di quanto lo siano battaglie condotte con rabbia e violenza.
