martedì 17 marzo 2020

What I (we) have learned in this period

Cose che sto imparando (anche) grazie "all'emergenza CORONAVIRUS":

Il mondo (la terra e i suoi abitanti non umani) sono più contenti quando noi umani stiamo a casa. Delfini che vanno nei porti a giocare, uccellini che impazziscono di felicità, canali di Venezia puliti come non mai, cieli limpidi e puliti.





Mio figlio per molti aspetti è più flessibile di me. Vivere in quattro stanze pare non disturbarlo più di tanto (per ora). Sono io che ho bisogno di correre, uscire, prendere il sole, respirare aria pulita. Lui una volta che ha i suoi giochi, dei momenti assieme, qualcosa di buono da mangiare e un letto su cui dormire non ha bisogno di molto più.

Mi è venuta voglia di iniziare ad occuparmi della "Tecnica dei 101 desideri" di Igor Sibaldi. Un  esercizio in aparenza  facile ma se provi scopri quanto è complicato desiderare bene.

La sera medito, ascolto meditazioni guidate, ascolto musica a 432Hrz. Cerco di sintonizzarmi su una frequenza di pace e serenità. Ho già conosciuto la paura in vita mia. Più di una volta. Ma è sempre stata un'apparizione temporanea, spesso violenta, di breve durata, sapevo che sarebbe finita, in tempo breve. Ora ha un'altra faccia e nasconde l'insidia della malattia.
Se ho paura, mi ammalo.
Se penso ad ammalarmi, ho paura.
Allora medito, mi riprogrammo ogni sera, su una frequenza utile al mio corpo, alla mia mente.

Essere madre, in questo momento, mi pare che sia al tempo stesso un aiuto e una difficoltà.
Una difficoltà perchè richiede di aiutare lui a mantenere una routine (alzarsi presto, vestirsi anche se sta in casa, scandire il suo tempo con compiti e altre cose). Un aiuto perchè mi tiene ancorata, mi tiene focalizzata, mi tiene concentrata su un progetto più grande.

Le mascherine, le sciarpe che coprono il viso, la paura, obbliga tutti a guardarsi negli occhi, comprendere in un battito di ciglia chi stai incrociando: una persona spaventata, una spavalda, una arrogante, una socievole. Magari diventeremo di nuovo buoni interpreti della prossemica e delle espressioni del viso.

Sappiamo oramai con sicurezza l'importanza che ha la socializzazione nella crescita e nell'equilibrio psicofisico. In questo momento di forzato isolamento questi aspetti sono demandati ai mezzi tecnologici o a brevi momenti che sfiorano quasi l'illegalità. Ricordiamocene però quando si potrà uscire di nuovo di non stare più chiusi in casa con tv e cellulari.
La vita è una e va goduta ogni momento.

Le crisi sono democratiche: colpiscono tutti, tutte le categorie di lavoratori, tutte le famiglie, tutte le razze, tutti in maniera pacificamente equa. Non possiamo affermare che siamo in una zona "devirussizzata". Quindi dobbiamo - per forza - collaborare.
Strano come una cosa evidente come questa ora appaia tanto difficile da fare.

Il tempo: stamattina mentre mi recavo al posto di lavoro mi chiedevo se fosse lunedì o martedì.
E quando sono arrivata in ufficio ci ho messo mezz'ora a ricordare la password per accendere il computer. Una password che utilizzo da anni, sempre quella. Segni di demenza?
Credo che questa dilatazione di tempo e spazio porti a fenomeni di temporanea amnesia, di scollamento dalla realtà.
Mi ricorda un famoso esperimento di Maurizio Montalbini, speleologo ed "esploratore del tempo". Un esperimento che dimostrò molte cose davvero interessante. Sarebbe da riscoprire.

Da ogni male, viene qualcosa di buono.
E ogni cosa buona, chiede di pagare un prezzo per ottenerla.
Ora lo stiamo scoprendo, di nuovo.
Sacrifichiamo tutti qualcosa, chi forzatamente chi per scelta, ma per uno scopo comune.
Così mi piace pensare, almeno.

Ricordo quando, con marito e pargoletto, ci siamo trasferiti nell'appartamento in cui siamo ora: senza acqua calda, con un casino fotonico ovunque, problemi a cucinare, senza gas.
Ma poi, quando abbiamo finalmente ottenuto queste cose, sembravano meravigliose e uniche.
Vorrei pensare che sarà meraviglioso avere di nuovo le cose importanti davvero.
Come se ora fosse una specie di letargo, di rallentamento, in previsione di godere appieno della vita.
E ogni letargo non significa spegnersi ma tenere attivo solo ciò che serve davvero.