Non so se avete mai sentito parlare dello "stress da rientro" (post vacancy blues) che è una roba tipo (cito testualmente dal Policlinico di Monza): «Lo scontento per le vacanze finite e la repentina ripresa di
un'attività frenetica si riflettono sul piano somatico, provocando
spesso disturbi intestinali che possono essere alleviati riprendendo con
maggiore gradualità lo stile di vita quotidiano e con un'adeguata
alimentazione».Ora, partiamo dal presupposto che si siano fatte effettivamente delle vacanze, e non è il nostro caso, qui si suppone che il lavoro sia un'attività frenetica e che si supera con una sana alimentazione. Ma per chi, allo stress del rientro al lavoro, aggiunge quello dell'inserimento del figlio al nido, della fine del periodo di maternità che succede? Oggi pomeriggio, in un momento di rara pace, fissando il soffitto con aria assente, straiata sulla mia maglietta piena di bave (del piccolo uomo), i pantaloni della tuta pieni di frutta (pesca e mela nello specifico) che comprivano pietosamente i peli lunghi, i capelli improponibili, pensavo che "avere" un figlio è veramente una faticaccia. Ma separarsene di più. Ma non nascondo che un piccolo tarlo di dubbio che forse, quella mia certa collega, che già al secondo mese di vita del figlio, con tanto di coliche, lo affidava alla "tata" (o donna delle pulizie a seconda dell'orario) per uscire ogni week end col marito, non ha mai allattato, ha programmato il cesareo, è tornata al lavoro dopo tre mesi in forma splendida (anche più magra di prima), non ha proprio sbagliato tutto. Perchè io, nel mio macinare i cereali a mano, cucinarli con brodo senza sale, verdure preparate da me (rigorosamente BIO), così come la frutta, i pannolini lavabili, le lunghe passeggiate e i corsi di massaggio mi sono fatta un culo così. Per cosa? un figlio che alle cinque, dopo una giornata di iperattività, decide di dormire due ore mandando alle ortiche tutti i piani della cena. Un figlio che quando gli propongo ottime pappe bio cucinate con AMORE serra la bocca e sputa tutto (su di me). Un figlio che, quando cerco amorevolmente di cambiargli il pannolino (lavabile) urla come un'aquila e di notte si sveglia quasi ogni ora chiedendo la MIA tetta (alla voce: "allattamento a richiesta"). E allora mi chiedo ma che minchia di stress da rientro è che manco so come sono girata?
E poi, sempre fissando il soffitto, in un successivo momento di piacevolezza molle di incontro col marito, ho pensato che quello stesso figlio, quando poi mi sorride e mi strappa la settimana enigmistica dalle mani, mi fa ridere, così come quando si sbilancia e cade a terra col culo nudo e poi sbava e mi mostra i suoi due dentini.
Sono orgogliosa della mia maglia sporca, dei miei peli lunghi e le mie pappe insipide e non importa se lui un giorno non mi ringrazierà, perchè l'importante è che lui sarà sereno.
Di fronte a questo non c'è stress che regge. AMEN.
