sabato 24 gennaio 2015

happy kids = ruled kids?

Ven la maestra (quella un po' più "tosta" e severa con la vociona decisa, non quella dolce e materna, preciso...) mi dice, davanti al pargolo, che mi è corso incontro in corridoio quando sono andata a prenderlo: "eh, devo proprio dirlo: questo bambino non ascolta!!". Chiedo delucidazioni e mi dice che non ascolta quando gli viene detto di riordinare, di non giocare e rotolarsi fuori dal tappeto, quando correndo va a sbattere contro gli altri bamini. Aggiunge quindi: "questo bambino ha bisogno di più regole, a casa!". Ringrazio e sottolineo, in uno slancio iperprotettivo che  "è molto strano, perchè A CASA queste cose non le fa proprio"... forse perchè è da solo. Lo so, sono una vigliacca. Mentre lo dico non ci credo nemmeno io. Ma un po' è vero. Nel senso che lui a casa a volte ascolta a volte no, ma in genere non siamo, mio marito ed io, "quei" genitori che riportato tutto all'ordine e alla discliplina. Lo dico con malcelata ostentazione e con un orgoglio ingiustificato perchè quando racconto che gli faccio scegliere cosa mangiare, come vestirsi e cosa fare mi rendo conto che - oltre ad essere la semplice verità - mi sto esponendo ad una critica ovvia: ma l'adulto chi è? Certo, ci complichiamo la vita facendo così, ma proprio facendo così ha imparato a mangiare, a salire sulla sedia, a fare i bisogni nel vasino o nel gabinetto, a camminare. Quando lui era pronto, l'ha fatto.
Certo non mi aspetto la stessa libertà di scelta da una classe di 26 bambini con due maestre che si sovrappongono nello stesso orario forse per un'ora al giorno... sarebbe un incubo. Ma nel nostro piccolo ci è sempre sembrato giusto così. Provo però a capire se magari dovremmo pensare a qualche regola in più. Sbircio allora qua e là su internet, insieme a ciò che mi sembra giusto e che (a volte) fatico a fare:
- Provare empatia ed immedesimarsi con nostro figlio. Cerco, sopratutto ultimamente che il suo linguaggio è molto migliorato e si è arricchito, di tradurre quello che vedo, tipo "mi sembri arrabbiato" oppure "hai paura?" per capire se ho sbagliato direzione ma anche per aiutarlo a dare un nome alle sue emozioni.
- Essere disponibile, ma non a disposizione. Questo a volte mi è difficile, perchè cado sempre nell'idea che essere un "buon genitore" vuol dire comunque mettere sempre lui al primo posto. Sempre. Allora così facendo va bene anche rinunciare ad una notte di sonno perchè LUI ha deciso che non aveva voglia di dormire e quindi alle 2:50 del mattino mettiamo su il dvd di "Dragon Trainer 2" anche se il giorno dopo lavorerò 10 ore (un esempio fresco, freschissimo). So che questo è stato sbagliato da parte mia, ma quando mi ha abbracciato e mi ha detto che aveva fatto un brutto sogno (ora che ci penso credo di averlo detto io per lui) mi sono intenerita. Uno a zero per lui.
- I ricatti per ottenere le cose. Nota dolente!! Così come credo FERMISSIMAMENTE che è sbagliato alzare le mani ma anche troppo spesso la voce, credo che non sia giusto usare i ricatti (se fai questo ti do questo per esempio) ma a volte (troppe?) ci casco. Male molto male. Mi è però difficile a volte mostrarmi autorevole davanti a lui senza incappare nell'autorità. Che odio.
- Chiedergli "come ti sei sentito a scuola?" per esempio, invece di "cosa hai fatto?" perchè chiedergli cosa ha FATTO butta subito sulla performance. Spesso me ne dimentico e lo so che va fatto!!! UFFA
- Guardarlo negli occhi, stare alla sua altezza quando devi dirgli qualcosa di importante, questo l'ho sempre fatto ed è una cosa in cui credo molto.
- MAI e poi mai gli ho negato un gioco, un colore o qualunque cosa che "non è da maschio", sono stupidaggini. Così come non gli ho mai detto "sei grande, non devi fare così". Amo troppo gli adulti che sono in grado di stare in contatto con la loro parte emotiva e non devono per forza compensare con comportamenti ossessivi!
Insomma, tanta strada da fare... insieme. Con amore, pazienza, realismo e un pizzico di magia.