domenica 11 gennaio 2015

We are what we eat

L'ultima che ho sentito, era venerdì a pranzo, dalla ristoratrice di una locanda dove ho pranzato (molto bene) con mia mamma è stata: "eh no, i bambini DEVONO mangiare carne, almeno fino all'adolescenza" alla mia richiesta di chiarirne i motivi (dal momento che il marito è nutrizionista), moi sono sentita dire: "serve loro per formare il carattere, per diventare, diciamo, determinati". 
Seneca faceva notare che tra i mangiatori di carne si trovano i tiranni, gli organizzatori di eccidi e di faide e di guerre fratricide, i mandanti di assassini, gli schaivisti, mentre coloro che si nutrono dei frutti della terra sono caratterizzati da mitezza di comportamenti.
Il grande Ludwig Feurbach, nel lontano 1855 la sua famosa frase: "Der Mann ist vas er isst" ("L'uomo è quel che mangia"). Pare, da alcuni recenti studi che gli alimenti vegetali, essendo ricchi di amido e fibra influenzano la concentrazione di triptofano nel cervello, aumendandone la disponibilità ad essere trasformato in serotonina. La serotonina, per chi non lo sapesse, è considerata un po' la "molecola della felicità", in quanto contribuisce a far emergere una sessualità ludica, una sensazione di appagante soddisfazione, un sonno profondo, una sazietà da cibo veloce, lo sviluppo di legami sociali, parentali e di solidarietà. Molti studiosi, in realtà, sia in epoche recenti che più lontane, ha sostenuto che il successo evolutivo e il forte sviluppo demografico della nostra specie sono legati all’acquisizione della dieta carnivora. Come dire che mangiare carne ci ha reso più "intelligenti".
In realtà, pare che gli stessi studiosi dichiarino piuttosto controverso questo pensiero che non va quindi dato necessariamente per "assodato" in quanto la nostra evoluzione dipendr da fattori molto numerosi e di natura varia, ciascuno dei quali ha rappresentato una parte del contesto ambientale in cui i nostri predecessori subirono le pressioni della selezione naturale. Fra queste forze possiamo enumerare i caratteri fisici dell'ambiente, il clima, la vegetazione, la disponibilità di risorse edibili, la presenza di altre specie animali, la competizione per territorio e cibo e, per l'uomo, la stazione eretta e la conseguente libertà degli arti superiori, le specificità della sua fisiologia che hanno permesso o meno l'accesso ai cibi, la struttura sociale, i caratteri anatomo-funzionali del cervello, le acquisizioni culturali e così via. In ultima analisi, è il contesto adattativo che indirizza l'evoluzion
Il successo evolutivo della nostra specie sta, oggi, nel possedere il bagaglio
culturale che ci consente di decidere, per scienza e coscenza (come noi medici siamo soliti dire) con quali cibi coprire le esigenze del sostentamento: lo possiamo fare esclusivamente con vegetali, aggiungere a questi prodotti animali (latte, uova e derivati) o decidere di accostarvi consumi carnei. Le capacità cognitive sviluppate nell'ambiente in cui è avvenuta la nostra evoluzione ci indicano le necessità nutrizionali e le fonti dalle quali derivarle; ci consentono di affermare che troviamo proteine in cereali e legumi oltre che nelle carni; che vi sono acidi grassi omega-3 nei pesci ma anche nelle noci. E conosciamo, anche, quanto le nostre scelte possano influire sugli ecosistemi e sulla crisi ambientale che stiamo attraversando. 
Detto questo, non impedirei oggi a mio figlio di mangiare carne, per lo stesso motivo per cui non gli impedisco di mangiare ogni tanto Nutella, patatine o bere Coca-Cola. So che non sono le cose più sane possibili, ma se ogni tanto vuole mangiarle, credo giusto consentirglielo, per motivi diciamo puramente relazionali e sociali. Non nascondo però che mi fa piacere quando mi chiede il latte di soja o rifiuta la carne.