Due storie mi hanno colpito questa settimana e riguardano entrambe bambini.
L'altra vicenda che mi ha davvero colpito allo stomaco, è un video realizzato dal braccio mediatico di Isis, al-Hayat Media, in cui si vede un bambino di un'età approssimativa di dieci anni che spara a due russi accusati di essere spie della Fsb. Il ragazzo non mostra alcuna emozione, è freddo e determinato. Dopo l'esecuzione alza la mano in segno di vittoria. Lo stesso ragazzo si vede in un video in cui, insieme ad altri coetanei e bambini anche più piccoli, si trova in un campo di addestramento (video da cui ho tratto il fotogramma) dove imparano due lingue, a montare e smontare un fucile, a lottare tra loro e provengono quasi tutti da Kazakhistan. Cosa mi fa pensare? Intanto il concetto di cui avevo già parlato del "children see, children do" (i bambini vedono, i bambini fanno) e poi questi terroristi (che ricordiamo vuol dire che sono persone che seminano terrore) ci dicono in questo modo che anche se dovessimo mai ammazzare tutti loro c'è dopo di loro una generazione di bambini pronta a prendere il loro posto. Al di là di tutti i messaggi politici o strategici che questa guerra porta con sé, rimane l'orrore di bambini che invece di imparare la pace imparano la guerra, l'odio, l'uso della violenza, bambine costrette ad indossare bombe o a imbracciare un fucile, a vedere i loro cari uccisi.
Sono tutti bambini violati, che da adulti porteranno l'inesorabile danno causato alla loro crescita, alla loro armonia, perdendo gran parte del meraviglioso viaggio che è la crescita.
A mio figlio, che l'altro giorno ha morso un suo compagno di scuola e che è stato a sua volta (3 anni di età, come lui), non ho chiesto chi ha iniziato prima, nè perchè avesse fatto una cosa del genere, nè se si era difeso o se stava giocando. Gli ho detto solo che non si fa, che non si devono mordere gli altri, nè fare loro del male. Perchè "non è una cosa bella da fare" ha finito la frase lui.
Certo poi io non vivo in Kazakhistan, non ho un fucile puntato alla testa, non sono cresciuta indottrinata all'odio e alla vendetta. Facile così.
Credo però che il vero dolore, di entrambe queste vicende stia proprio in questo: nella violazione del rispetto dei singoli individui, quale che sia la loro età. E questo, tra tutti, è forse il delitto peggiore.