venerdì 16 gennaio 2015

violated kids

Due storie mi hanno colpito questa settimana e riguardano entrambe bambini.
La prima è la storia di Cassandra C., una ragazza americana di 17 anni che ha rifiutato, in accordo con la madre, di sottoporsi alla chemioterapia per curare un linfoma di Hodgkin, è stata prelevata dalla polizia e portata di forza all'ospedale per cominciare la terapia che, secondo i medici, è essenziale per salvarle la vita. La ragazza si è ripetutamente opposta alle cure non perchè voglia morire ma per la paura e la volontà di non volerne subire gli effetti collaterali. Dopo le prime due settimane di cura, infatti, è scappata per tornare dalla madre, ritenendo di non volere e potere sopportare la chemioterapia. Per questo motivo l'ospedale ha richiesto l'intervento del tribunale e della polizia. La madre si è battuta al fianco della figlia per consentirle di scegliere autonomamente come affrontare il suo problema medico e per questo le è stata tolta la patria potestà. Curioso che Cassandra, dea dal dono profetico nella mitologia, fu condannata da Apollo a restare per sempre inascoltata in seguito al rifiuto della sua corte. Mi fa riflettere che in Connecticut, luogo in cui si svolge tutta questa triste vicenda, una ragazza dell'età di Cassandra può anche abortire senza il consenso dei genitori e può arruolarsi nell'esercito ma non può decidere sul proprio stato di salute per cui viene segregata in ospedale, legata ad un letto ed in totale isolamento perchè non abbastanza matura per decidere. Dice Cassandra: "I care about the quality of my life, not just the quantity". (Mi interessa la qualità della mia vita, non solo la quantità).
L'altra vicenda che mi ha davvero colpito allo stomaco, è un video realizzato dal braccio mediatico di Isis, al-Hayat Media, in cui si vede un bambino di un'età approssimativa di dieci anni che spara a due russi accusati di essere spie della Fsb. Il ragazzo non mostra alcuna emozione, è freddo e determinato. Dopo l'esecuzione alza la mano in segno di vittoria. Lo stesso ragazzo si vede in un video in cui, insieme ad altri coetanei e bambini anche più piccoli, si trova in un campo di addestramento (video da cui ho tratto il fotogramma) dove imparano due lingue, a montare e smontare un fucile, a lottare tra loro e provengono quasi tutti da Kazakhistan. Cosa mi fa pensare? Intanto il concetto di cui avevo già parlato del "children see, children do" (i bambini vedono, i bambini fanno) e poi questi terroristi (che ricordiamo vuol dire che sono persone che seminano terrore) ci dicono in questo modo che anche se dovessimo mai ammazzare tutti loro c'è dopo di loro una generazione di bambini pronta a prendere il loro posto. Al di là di tutti i messaggi politici o strategici che questa guerra porta con sé, rimane l'orrore di bambini che invece di imparare la pace imparano la guerra, l'odio, l'uso della violenza, bambine costrette ad indossare bombe o a imbracciare un fucile, a vedere i loro cari uccisi. 
Sono tutti bambini violati, che da adulti porteranno l'inesorabile danno causato alla loro crescita, alla loro armonia, perdendo gran parte del meraviglioso viaggio che è la crescita. 
A mio figlio, che l'altro giorno ha morso un suo compagno di scuola e che è stato a sua volta (3 anni di età, come lui), non ho chiesto chi ha iniziato prima, nè perchè avesse fatto una cosa del genere, nè se si era difeso o se stava giocando. Gli ho detto solo che non si fa, che non si devono mordere gli altri, nè fare loro del male. Perchè "non è una cosa bella da fare" ha finito la frase lui. 
Certo poi io non vivo in Kazakhistan, non ho un fucile puntato alla testa, non sono cresciuta indottrinata all'odio e alla vendetta. Facile così.
Credo però che il vero dolore, di entrambe queste vicende stia proprio in questo: nella violazione del rispetto dei singoli individui, quale che sia la loro età. E questo, tra tutti, è forse il delitto peggiore.