mercoledì 24 luglio 2019

growth flue

Dopo cinque giorni di febbre quasi a 40, crisi isteriche, fiumi di pianto, deliri di ogni tipo, vomito, diarrea e fazzoletti sporchi ovunque rivaluti tuo figlio sotto un altro punto di vista: tocchi con mano quanto possa essere complicato e faticoso crescere.
Vedere quegli occhi liquidi e rossi e la rabbia della non comprensione di ciò che ti accade, l'abbandono tra le mie braccia quando me lo ha consentito, odori strani e spesso sgradevoli, un senso di clausura e calore continuo, Questi sono stati gli ultimi cinque giorni per me.
Giorni di sensazioni forti, di smarrimento, in alcuni mi sembrava di andare in mille pezzi e poi un abbraccio mi rimetteva subito in sest
o, come uno strano lavoro di kintsugi.
Cinque giorni in cui abbiamo anche preso contatto con le diverse possibilità della medicina e della scienza dell'uomo: da una parte l'interesse, la passione, l'attesa e dall'altra la totale inebetita adesione ad un protocollo superficiale e arido.
Ora la febbre è passata, si inizia con un po' di frutta, amore e tanta voglia di vivere.

martedì 18 giugno 2019

smell

Gli odori, i profumi, le essenze, miasmi. L'olfatto è uno dei sensi più antichi, più preziosi per la sopravvivenza dell'uomo, il senso legato all'organo più semplice, il naso, eppure il più legato all'inconscio e ai ricordi. Qualcuno ha teorizzato che esiste un legame tra odori e biologia molecolare e all'attivazione di determinate zone del cervello.
Vero è che per me, come per molte altre persone, l'olfatto è un senso molto importante.
All'olfatto sono legati i miei ricordi più belli e alcuni tra i più brutti.
L'odore del mare, del sale sulla pelle, del sole mi ricorda l'estate e certe giornate lunghe di relax e di gioia. Quando annuso il rosmarino vedo immediatamente mia nonna che prepara il risotto col rosmarino colto sotto casa, poi quello della torta al cioccolato che ci preparava immancabilmente ogni compleanno mia mamma (e relativa leccata delle palette per girare l'impasto). L'odore dell'erba appena tagliata, che ha un effetto a dir poco afrodisiaco su di me a cui associo grilli e quell'aria fresca dell'inizio dell'estate. L'odore leggero ma preciso del legno del pianoforte, dell'ottone dei meccanismi, mi ricorda mio padre, così come quel dopobarba che per anni ed anni ha utilizzato, sempre lo stesso. Ne ho tenuta una boccetta con un poco dentro perchè quando mi sembra che il ricordo di lui svanisca lo annuso ed è come se fosse di nuovo davanti a me con i suoi occhi azzurri, dolci e severi.
L'odore di un certo tipo di pongo che veniva dalla germania e con cui giocavo da piccola, le polveri della Galt che mescolavo con l'acqua per produrre tempera, le matite appena temperate, l'inchiostro della penna a stilo, dei pennarelli.
E poi chiunque ha assistito ad un incendio non può più dimenticare l'odore del fuoco che divampa e brucia carta, plastica, legno, aggredisce ogni ricordo ed è inarrestabile. La casa dei nonni ed io che piango disperatamente con mia nonna che mi consola. L'odore del disinfettante quando ti sei fatto male e brucia più per l'odore che per effetto del farmaco, l'odore di ospedale, dell'attesa di qualcuno che ami che deve essere operato. Ricordo l'odore fortissimo e inconfondibile della morte, mio nonno dentro la bara, in fondo alle scale. Dovetti toccarlo, sentire il corpo rigido e capire cosa ci succede in quel momento in cui non ci siamo più. E quell'odore dolciastro non lo dimentichi mai.
L'odore meraviglioso di tuo figlio, alla base del collo, sulla testa, quando allatta. Ti nutri del suo odore come un cibo speciale. L'odore del sesso, dell'amore, della persona che ami.
Gli odori ci regalano un mondo di sapere, di ricordi, di emozioni, di tracce che lasciano una significativa storia dentro di noi, ci proteggono dai veleni e dal dolore, ci preparano alla gioia, ci legano alle persone che amiamo. Sarebbe bello poter avere un database di odori subito accessibile per poter ritrovare quelle persone e quei momenti che sono dentro di noi e che tante volte sembrano eppure inaccessibili.

sabato 4 maggio 2019

motivational bottle

Siamo in "zona cesarini": quel momento in cui manca poco alla fine della scuola, si profila all'orizzonte un lunghissimo periodo di tempo in cui LUI è a casa e in cui noi ci arrabattiamo per trovargli una sistemazione estiva, i soldi per la stessa, momenti da condividere e possibilmente uno straccio di giorni da passare tutti e tre assieme. Nel mentre abbiamo inventato il "barattolo motivazionale": un vasetto di vetro su cui lui ha scritto delle cose col pennarello bianco ed ogni volta che fa una cosa che è meritevole di encomio si mette dentro un tappo di plastica. Ovviamente, quando invece fa qualcosa che non va, si toglie un tappo. Un'idea forse stupida ma che gli permette di poter "visualizzare" l'esito delle sue azioni. Il rovescio della medaglia, però, è che ha voluto fare un vasetto anche me me e suo padre. Naturalmente, nel suo ci sono ora cinque tappi. Nei nostri: nessuno.
Mi domando cosa significa questo? Che lui è molto più bravo di noi a compiere azioni meritevoli, che noi siamo troppo generosi nella valutazione, che noi non facciamo mai cose buone o giudicate tali?
Abbiamo anche scritto di nuovo un tabellone di "regole" e mi è piaciuto molto che lui abbia voluto scrivere "far felici gli altri" e "rispettare gli animali, la natura e gli oggetti" contro i nostri banali "tutti aiutano in casa" e "non si urla". Certo la domanda spinosa è: "come si fanno felici gli altri?". Indubbiamente questo, come in tutte le regole che si rispettano, andrebbe specificato meglio in modo che sia a tutti chiaro. Mentre ancora medito su quest'ultimo aspetto, penso a quanto sia cresciuto il "cucciolo" e non sto dicendo in altezza ma in profondità. Perchè la crescita dei bambini secondo me si misura così: non quando sono in grado di salire su una giostra o fare un percorso nel parco avventura, ma quanto sono in grado di comprendere le esperienze e le emozioni che vivono.
Mi ha colpito e fatto tenerezza, ad esempio, quando mi ha detto che la sua "amica" lo ha "scaricato" brutalmente (e per interposta persona), esperienza alla quale lui ha risposto con un serafico "che me ne frega" ma per farvi seguire poi una serie di affermazioni depressive sulla mancanza di amici e sulla decisione di liquidare i pochi che mi pare frequenti. Avrei potuto banalmente dirgli che secondo me lui è invece un bambino molto simpatico, interessante e meritevole ma credo avrebbe avuto sospetti sulla mia neutralità. Avrei potuto dirgli che è capitato anche a me, qualche volta di essere "scaricata" da un'amica o da un amico (più in gioventù che in età adulta a dirla tutta) ma alla sua età misura le esistenze solo dentro di sè, fa ancora fatica a confrontarsi con quella di un altro. La cosa che mi sono sentita di fare subito è di uscire a mangiare una cosa insieme ad una coppia e loro figlio (con cui il mio gioca peraltro bene) per confermargli che almeno un amico ce l'ha anche se mi rendo conto che si tratta del solito dilemma di avere amici che hanno per lo più figlie femmine ed avere un figlio "unico" ed avere sostanzialmente poco tempo.
Comunque è cresciuto, sicuramente e profondamente. Riconosce il senso del termine "responsabilità" di cui fa ancora un uso non sempre coerente ma capisce cosa significa e comporta, così come del concetto di "prendersi cura" (come quando l'altra sera ero davvero stanca ed è stato lui a leggermi "la storia" per dormire), gli piace fare delle cose che prima erano di nostra esclusiva prerogativa (preparare un pasto, la tavola, fare delle piccole cose in casa), percepisce la delusione che produce negli altri (e cerca, in maniera a volte un po' goffa, di porvi rimedio). 
Piccoli bambini crescono e scelgono e talvolta impongono ed il suo carattere volitivo a volte si esprime nel peggiore dei modi come quando deliberatamente sceglie di "stare arrabbiato" per non dare a me la soddisfazione di scendere al terribile compromesso del contatto fisico o di un sorriso. Capisce però anche che la rabbia non può essere esplosiva e spesso riesco a dirottarlo sul sacco da boxe o qualche altra attività (ma non sempre) ed è capace di tenerezze assolute così come di ostinazione irritante.
Attendo con ansia ciò che il futuro ci riserva...


lunedì 11 marzo 2019

Freedom

I lupi, dopo aver visto "Wolf children" (film d'animazione bellissimo, che richiama alle migliori scenografie di Myiazaki), è fissato coi lupi. Gli ho fatto stampare una maglietta con lupo e il suo nome, ha trovato figurine dei lupi, ha colorato un bel mandala di un lupo.
Ieri, finito di colorare il mandala, ha chiesto al padre una cornice, lo hanno appeso in camera sua dichiarando: "da oggi dormo in camera mia, da solo".
Faccio un passo indietro: quando è nato abbiamo dormito tutti assieme (coosleeping) perché ci faceva piacere e perché rendeva più facile l'allattamento. Prima tutti nel lettone, poi con un "sidebed", poi ogni tanto insieme ogni tanto con me o col padre, poi - quando il padre era sempre in viaggio - con me nel lettone. Ogni tanto la zingarata del divano letto (davanti alla tv!) poi quando il papà è uscito dall'ospedale sembrava più opportuno lasciarlo tranquillo... per un po'.
Ieri, quindi, la decisione improvvisa e decisa ci ha sorpreso ma abbiamo anche compreso che, almeno in queste cose, abbiamo sempre fatto la scelta migliore: lasciare che fosse lui a decidere come e quando era pronto per fare da solo azioni nelle quali prima era aiutato: vestirsi, lavarsi i denti, decidere cosa indossare, se tagliare o no i capelli, dove dormire, cosa mangiare (quest'ultimo con qualche supporto...).
Vederlo felice, sicuro di sè, avvolgersi nelle coperte, chiedere un acchiappasogni (che ho collocato sopra il letto), la luce a forma di cuore e la lampada di sale accese, la porta aperta e dirci "buonanotte" è stato bello. Triste, un poco, per me almeno, per questo nuovo piccolo distacco.
Ma lo accetto e lo accolgo come una nuova piccola conquista un piccolo passo per lui per sentire di essere padrone di sè, del suo corpo, dei suoi pensieri, dei suoi desideri.
la libertà è quanto di più importante può sostenerci nella nostra vita.