lunedì 29 ottobre 2012

happiness and sorrow

Tanto è così, c'è poco da fare: oggi è un lusso avere delle "certezze" di posto fisso, entrata e via dicendo. Così tanto vale provare ad essere felici giorno per giorno, anzichè cercare la "stabilità".
Essere stabili non vuol dire necessariamente essere più felici. 
Per me la felicità oggi è stata correre cinquanta minuti in mezzo ai boschi, la brina, sotto il sole, con le montagne imbiancate attorno a me, respirare l'aria fresca del mattino e quella stanchezza che anzichè farmi sentire debole mi ricarica. 
E so che avrò altre occasioni di felicità oggi. Vorrei essere capace di avere più occasioni di star bene che star male ma quando questo non è possibile, forse posso fare buon uso dei momenti belli trattenendoli dentro di me come una preziosa riserva di calore. 

lunedì 22 ottobre 2012

From the heart

Una cosa rara, che forse non mi è accaduta troppo spesso nella vita, è provare un profondo moto di tenerezza verso mio padre. Sicuramente l'immagine di lui, seduto accanto a me, con la pipa in bocca (adoro il profumo del fumo di pipa), la voce un po' bassa che - un sorriso un po' mesto sul viso - mi dice "eh, solo adesso sto iniziando a capire come si dovrebbe vivere... ma ci ho messo tutta la vita a capirlo" mi rimarrà impressa a lungo tempo. Ho sorriso dolce e gli ho detto: "forse è proprio così che funziona, ci vuole tutta la vita". Io, almeno, ancora non l'ho del tutto capito adesso, perciò lotto con i miei impulsi "distruttivi" o egodistonici, mi innervosisco e poi accumulo e scoppio, lancio le cose o piango o entrambi i comportament e dopo mi sento sfinita.
Mi ha fatto una tenerezza infinita poter avere l'occasione di osservare mio padre, quell'omone grosso e burbero, l'orso che non vuole mai uscire, vedere gente, frequentare amici, avere relazioni sociali, nella nudità di un momento di sincera esternazione, che ho sentito vibrare dentro di me e depositarsi in un luogo sconosciuto ma presente.
Mi ha lasciato un senso di delicato affetto vederlo prendere in braccio il mio bambino, con dolcezza, e con altrettanta dolcezza depositarlo in grembo a mia madre e chiedere - quindi - di scattare una foto.
Sono situazioni che io non ricordo di aver mai vissuto in tutta la mia vita: mio padre che esprime tenerezza ad un bimbo, che si fa bimbo lui stesso per farlo ridere mettendosi una maglietta in testa e fargli "bubusettete", che gli accarezza il viso e ne apprezza la solarità e giocosità.
Mi sono "imbucata" nella cornice della foto in modo forse un po' invadente ma mi è sembrato un modo per far incontrare diverse generazioni, idee, pensieri e vissuti uniti in quel momento da un unico, grande, momento di sintonia e affetto.
Mio padre è in assoluto la persona che più di tutti al mondo mi genera sentimenti contrapposti, da un senso di fastidio e opposizione, di inaccettazione di atteggiamenti ostili e spesso ingiustificati o quanto meno eccessivi, ad altri di profondo amore, di quello più sincero e puro, di stima e di senso di empatia.
Se chiudo gli occhi ora lo rivedo, seduto sula sedia rosa, la pipa in bocca e poi posata in mano, la camicia rosa pallido, i pantaloni scuri e un sorriso sereno, forse un po' triste, consapevole e carico di significato.
Sono grata a mio padre per avermi dato questo e molto altro anche se spesso perdo il filo dell'affetto nel mare di rancore e di tensioni e forse varrebbe invece la pena di essere in grado di filtrare meglio i miei blocchi emotivi, pregiudizi e ferite per poter godere, come un momento unico e cristallizzato, di attimi di vita e di condivisione. Con lui e con tutti coloro che mi sono vicini.
Siamo spugne emozionali, imperfette e mortali e questo ci rende sempre molto vulnerabili ma pure sensibili all'amore nel suo unico e reale significato.

martedì 16 ottobre 2012

Get on the bike!

E' così, inutile girarci intorno. Io un periodo così carico di incertezza non me lo ricordo. Certo, ho vissuto momenti in cui mi sentivo "in sospensione" per una cosa o l'altra, periodi di attese che sembrano sfinire all'inverosimile o di delusioni cocenti ma un momento di "naufragio" così acceso non lo ricordo proprio.
Mi sento come un gommone in mezzo al mare e cerco di arrivare a terra usando per remare una matita.
Mi sento frustrata.
Mi sento delusa.
Mi sento triste.
Eppure, è un periodo bellissimo, mio figlio cresce (e cresce bene!), ci riempie di gioia ogni singolo giorno con i suoi vocalizzi, i suoi movimenti, la sua voglia di partecipare alla vita, quale che sia.
Ma questa pesantezza di incertezza mi fa venire il mal di testa, mi fa discutere con chi amo, mi fa sentire frustrata, mi fa sentire senza un'identità, mi fa sentire inutile, mi fa sentire un peso, mi fa sentire spaventata.
E non immagino come si senta chi un lavoro non ce l'ha proprio!
Se è vero, come ha detto Terzani, che ogni cosa accade per un motivo, vorrei sapere perchè ora questo.

Per farmi sentire più forte? Per apprezzare di più ciò che di bello ho?
Certo non posso aspettarmi che le persone a cui "devo render conto" mi considerino un caso "speciale" solo
perchè ho un bimbo piccolo che ha ancora tanto bisogno di me (quanto io di lui).
Ognuno è un individuo a se, con i suoi problemi e la sua individualità.
Hai voluto un figlio? Pedala!

venerdì 5 ottobre 2012

HappYness

Diciamo che va tutto bene, in linea di massima. Il trapulin è al nido, piccolo funambolo speciale, esploratore di luoghi, persone, suoni e sensazioni. Fa progressi, il mio nano scienziato della vita, si inerpica tra il divano e il pouff e prova a muovere le gambette accompagnando con piccoli suoni gutturali. Mi piace persino l'odore del nido, pensa te. Mi piace spingere la maniglia rossa ed entrare e sentirmi investire da quell'odore caldo tipo pastina e persone gentili e ritrovare le coordinate dei suoi grandi occhi curiosi. Le manine che battono tra loro, la felicità che emana. Felicità piccola ma autentica, cuore grande e sincero.
Il lavoro è ancora un'enorme incognita, sono messa in attesa come un call center globale che ancora non riesce a collocarmi e mi fa fare altalena tra le cose non dette e il farmi sentire un peso. Ma nel mentre provo a muovermi in questo pantano di sensazioni diverse, idee, preoccupazioni e chiedo informazioni e mi propongo e mi presento e cerco di far crescere la piantina della mia fiducia in me stessa. Perchè un lavoro che ti piace ti rende anche un po' felice. Felicità. Di una felicità che ha a che fare con il tuo ruolo nel mondo.
Ruolo di mamma-moglie-donna-essere vivente-lavoratrice-essere pensante... che altro?
E poi il mio corpo, che continua a produrre latte e sensazioni e idee e progetti. E ogni tanto si espande un po', ogni tanto meno. Poi chiede un po' di attenzioni, di cura. Che non è fare la manicure alla francese, ma accarezzarlo e volergli bene. Un pochino di più.
Sono andata in piscina dopo tanto tempo. Nemmeno mi ricordavo più cosa mettere in borsa....!!!
Però ho fatto venti vasche, ho sentito il mio corpo scivolare fluido nell'acqua, amalgamarsi alle altre sensazioni. Ho sentito i muscoli tendersi e rilasciarsi e i depositi di grasso venire massaggiati dal movimento. Voglio provare ad andare a correre. Un tempo, prima di aspettare il mio piccolo miracolo, correvo un'ora e più a volte. Mi svegliavo presto, prestissimo e prima ancora di aver capito se ero sveglia mi ero già messa la "divisa" per correre. A volte un biscotto al volo, un goccio di caffè, ma nient'altro. Era come prendere a schiaffi il mondo pigro che avevo conosciuto prima, fare una doccia fredda e sentirsi davvero B E N E.
Felicità. Una felicità di serotonina, di movimento, di corpo che è attivo, alimentazione sana, armonia con il mondo e con la natura.
Happyness.