lunedì 22 ottobre 2012

From the heart

Una cosa rara, che forse non mi è accaduta troppo spesso nella vita, è provare un profondo moto di tenerezza verso mio padre. Sicuramente l'immagine di lui, seduto accanto a me, con la pipa in bocca (adoro il profumo del fumo di pipa), la voce un po' bassa che - un sorriso un po' mesto sul viso - mi dice "eh, solo adesso sto iniziando a capire come si dovrebbe vivere... ma ci ho messo tutta la vita a capirlo" mi rimarrà impressa a lungo tempo. Ho sorriso dolce e gli ho detto: "forse è proprio così che funziona, ci vuole tutta la vita". Io, almeno, ancora non l'ho del tutto capito adesso, perciò lotto con i miei impulsi "distruttivi" o egodistonici, mi innervosisco e poi accumulo e scoppio, lancio le cose o piango o entrambi i comportament e dopo mi sento sfinita.
Mi ha fatto una tenerezza infinita poter avere l'occasione di osservare mio padre, quell'omone grosso e burbero, l'orso che non vuole mai uscire, vedere gente, frequentare amici, avere relazioni sociali, nella nudità di un momento di sincera esternazione, che ho sentito vibrare dentro di me e depositarsi in un luogo sconosciuto ma presente.
Mi ha lasciato un senso di delicato affetto vederlo prendere in braccio il mio bambino, con dolcezza, e con altrettanta dolcezza depositarlo in grembo a mia madre e chiedere - quindi - di scattare una foto.
Sono situazioni che io non ricordo di aver mai vissuto in tutta la mia vita: mio padre che esprime tenerezza ad un bimbo, che si fa bimbo lui stesso per farlo ridere mettendosi una maglietta in testa e fargli "bubusettete", che gli accarezza il viso e ne apprezza la solarità e giocosità.
Mi sono "imbucata" nella cornice della foto in modo forse un po' invadente ma mi è sembrato un modo per far incontrare diverse generazioni, idee, pensieri e vissuti uniti in quel momento da un unico, grande, momento di sintonia e affetto.
Mio padre è in assoluto la persona che più di tutti al mondo mi genera sentimenti contrapposti, da un senso di fastidio e opposizione, di inaccettazione di atteggiamenti ostili e spesso ingiustificati o quanto meno eccessivi, ad altri di profondo amore, di quello più sincero e puro, di stima e di senso di empatia.
Se chiudo gli occhi ora lo rivedo, seduto sula sedia rosa, la pipa in bocca e poi posata in mano, la camicia rosa pallido, i pantaloni scuri e un sorriso sereno, forse un po' triste, consapevole e carico di significato.
Sono grata a mio padre per avermi dato questo e molto altro anche se spesso perdo il filo dell'affetto nel mare di rancore e di tensioni e forse varrebbe invece la pena di essere in grado di filtrare meglio i miei blocchi emotivi, pregiudizi e ferite per poter godere, come un momento unico e cristallizzato, di attimi di vita e di condivisione. Con lui e con tutti coloro che mi sono vicini.
Siamo spugne emozionali, imperfette e mortali e questo ci rende sempre molto vulnerabili ma pure sensibili all'amore nel suo unico e reale significato.