

Da poco più di mille e trecento giorni il mio cuore si muove fuori dal mio corpo, dentro quello di un bimbo che - nel frattempo - ha imparato: ad afferrare gli oggetti, a sorridere volontariamente, ha tenersi in piedi e quindi camminare e correre, a mangiare e mordere e masticare, a premere bottoni e muovere leve, costruire torri e macchinine piccole, ad abbracciare e baciare, a pedalare e vestirsi da solo, fare la pipì e la cacca e pulirsi il sedere, ad arrampicarsi fino al lavandino e lavarsi mani e denti. Ha imparato anche a parlare, a dire "mamma" e "papà" e quindi "pappa" e tutto il resto. Questo piccolo bimbo, stamattina, si è stiracchiato vicino a me, corpo caldo e pulsante, portatore del mio cuore e nostro piccolo miracolo, mi ha girato la testa verso di se. Avevo gli occhi ancora chiusi, immersa nella camera iperbarica del sonno, ho sentito che mi sussurrava: "
mamma?". Ho mormorato: "
hmmm... che c'è?" e lui: "
ti voglio tanto bene". Mi si è allargato un sorriso da orecchio ad orecchio, più quello dentro che non si vede ma io lo so che c'è. Ho tenuto gli occhi chiusi per un secondo, trattenendo dentro di me quella sensazione, un allineamento planetario di cuori, un cuore in due corpi. Quindi mi sono voltata verso di lui, gli ho sussurrato all'orecchio:
"Ti voglio anche io tanto bene cucciolotto" e gli ho dato tanti baci sul viso. Che bello, svegliarsi così.

E' vero, non sa ancora soffiarsi il naso (e quanto ci stiamo provando in questi giorni!), non sa ancora andare in bici senza le ruotine, mangiare senza sporcarsi, andare a scuola da solo, fare sempre il bagno volentieri, lavarsi i denti tutte le sere.
Tante cose non sa ancora fare ma le imparerà, col tempo.
Una cosa che ha imparato, per fortuna, è l'amore.
Sa che gli vogliamo bene, che lo amiamo tanto. E anche lui ci vuole bene.
Sentirselo dire così, con spontaneità, è un regalo che non ha prezzo.
Vale tutta la fatica di non dormire mai bene, mai abbastanza, di non avere tempo "per sè", di pulire e lavare di più di quello che si vorrebbe, di rinunciare al relax per andare al parco giochi quando si è stanchi. Vale tutto e molto di più.

Grazie, cucciolo mio, quante lezioni d'amore mi stai dando. Ti chiedo scusa per tutte le volte che non sono stata capace di essere all'altezza delle tue aspettative, cercherà di fare meglio. Scusa per ieri, ad esempio, che sono stata un po' brutale a farti il bagno e tu piangevi e non ti sei sentito disperato. Ho sentito la tua umiliazione, la tua frustrazione e la tua rabbia, ho visto in quel gesto veloce e feroce (hai fatto messo la mano come per sfoderare le unghie e l'hai avvicinata a me, poi l'hai subito ritratta) come un segno di grande autocontrollo. Ed io non l'ho capito, ho dato importanza solo al fatto che "dovevi" pulirti. Scusami, mi sento male per questo, perdonami. La prossima volta migliorerò.
Tu, mi stai rendendo una persona migliore. Ma ci vuole tempo, come quello che ci hai messo tu per imparare a camminare, per capire chi sei e tutto il tempo che ci metterai per non dimenticarlo mai.
Ti amo tanto.