martedì 12 marzo 2013

Too much


Ultimamente ci penso abbastanza spesso: tutta la nostra tecnologia, la nostra “civiltà”, tutto ciò che ci sembra che renda la nostra vita più facile, più veloce, più interattiva, più interessante, più variopinta, forse ci sta anche un po' fregando. 
Immagina fare un viaggio di mille chilometri in aereo ed essere quindi a destinazione in pochissimo tempo, chiuso in una scatola pressurizzata, in una sedia stretta e probabilmente comoda, con una visione dell'esterno ridotta ad una piccola finestra distorta oppure percorrere lo stesso tragitto in treno, in macchina, a piedi, a cavallo o in bici, con un tempo di percorrenza decisamente più lungo ma una visione del percorso grandemente più ricca e più diversificata, con temperature, visi, paesaggi che entrano in te e vi si depositano alimentando la nostra ricchezza interiore.
Immagina di mandare un messaggio col telefonino ad un amico che non vedi da tempo e in un minuto ottenere una risposta che vedi scritta sul display o decidere che esci di casa e vai a suonare alla porta a quella persona e con lui passi un intero pomeriggio.
Immagina che hai tanti di quei soldi a disposizione che non sai più come spenderli avendo già tv super mega al plasma, dvd, cd, mobili, soprammobili, macchine, cibo, vestiti e gioielli oppure di avere dieci euro in tasca e aver voglia di un cappuccino col cacao spolverizzato e trascorrere un paio di ore in un bar carino a sorseggiarlo leggendo un libro che hai preso in biblioteca.
Mi domando, ultimamente, se la nostra vita non sarebbe migliore, per molti versi, se non avessimo tante cose a disposizione.
Le cose generano bisogni, aspettative, delusioni, necessità. 
I soldi creano spese, debiti, problemi.
I momenti più significativi e più belli della mia vita li lego a situazioni di estrema semplicità: un tramonto in cima ad una collina, una nuotata in un mare tutto mio ad aprile, una grigliata improvvisata, un fiore in una foto, il sorriso di mio figlio o la mano di mio marito che mi accarezza.
La semplicità, spesso, genera miracoli.
Troppo spesso ce ne dimentichiamo.