Ultimamente
ci penso abbastanza spesso: tutta la nostra tecnologia, la nostra
“civiltà”, tutto ciò che ci sembra che renda la nostra vita più
facile, più veloce, più interattiva, più interessante, più
variopinta, forse ci sta anche un po' fregando.
Immagina fare un
viaggio di mille chilometri in aereo ed essere quindi a destinazione
in pochissimo tempo, chiuso in una scatola pressurizzata, in una
sedia stretta e probabilmente comoda, con una visione dell'esterno
ridotta ad una piccola finestra distorta oppure percorrere lo stesso
tragitto in treno, in macchina, a piedi, a cavallo o in bici, con un
tempo di percorrenza decisamente più lungo ma una visione del
percorso grandemente più ricca e più diversificata, con
temperature, visi, paesaggi che entrano in te e vi si depositano
alimentando la nostra ricchezza interiore.
Immagina
di mandare un messaggio col telefonino ad un amico che non vedi da
tempo e in un minuto ottenere una risposta che vedi scritta sul
display o decidere che esci di casa e vai a suonare alla porta a
quella persona e con lui passi un intero pomeriggio.
Immagina
che hai tanti di quei soldi a disposizione che non sai più come
spenderli avendo già tv super mega al plasma, dvd, cd, mobili,
soprammobili, macchine, cibo, vestiti e gioielli oppure di avere
dieci euro in tasca e aver voglia di un cappuccino col cacao
spolverizzato e trascorrere un paio di ore in un bar carino a
sorseggiarlo leggendo un libro che hai preso in biblioteca.
Mi
domando, ultimamente, se la nostra vita non sarebbe migliore, per
molti versi, se non avessimo tante cose a disposizione.
Le
cose generano bisogni, aspettative, delusioni, necessità.
I soldi
creano spese, debiti, problemi.
I
momenti più significativi e più belli della mia vita li lego a
situazioni di estrema semplicità: un tramonto in cima ad una
collina, una nuotata in un mare tutto mio ad aprile, una grigliata
improvvisata, un fiore in una foto, il sorriso di mio figlio o la
mano di mio marito che mi accarezza.
La
semplicità, spesso, genera miracoli.
Troppo
spesso ce ne dimentichiamo.