lunedì 11 marzo 2019

Freedom

I lupi, dopo aver visto "Wolf children" (film d'animazione bellissimo, che richiama alle migliori scenografie di Myiazaki), è fissato coi lupi. Gli ho fatto stampare una maglietta con lupo e il suo nome, ha trovato figurine dei lupi, ha colorato un bel mandala di un lupo.
Ieri, finito di colorare il mandala, ha chiesto al padre una cornice, lo hanno appeso in camera sua dichiarando: "da oggi dormo in camera mia, da solo".
Faccio un passo indietro: quando è nato abbiamo dormito tutti assieme (coosleeping) perché ci faceva piacere e perché rendeva più facile l'allattamento. Prima tutti nel lettone, poi con un "sidebed", poi ogni tanto insieme ogni tanto con me o col padre, poi - quando il padre era sempre in viaggio - con me nel lettone. Ogni tanto la zingarata del divano letto (davanti alla tv!) poi quando il papà è uscito dall'ospedale sembrava più opportuno lasciarlo tranquillo... per un po'.
Ieri, quindi, la decisione improvvisa e decisa ci ha sorpreso ma abbiamo anche compreso che, almeno in queste cose, abbiamo sempre fatto la scelta migliore: lasciare che fosse lui a decidere come e quando era pronto per fare da solo azioni nelle quali prima era aiutato: vestirsi, lavarsi i denti, decidere cosa indossare, se tagliare o no i capelli, dove dormire, cosa mangiare (quest'ultimo con qualche supporto...).
Vederlo felice, sicuro di sè, avvolgersi nelle coperte, chiedere un acchiappasogni (che ho collocato sopra il letto), la luce a forma di cuore e la lampada di sale accese, la porta aperta e dirci "buonanotte" è stato bello. Triste, un poco, per me almeno, per questo nuovo piccolo distacco.
Ma lo accetto e lo accolgo come una nuova piccola conquista un piccolo passo per lui per sentire di essere padrone di sè, del suo corpo, dei suoi pensieri, dei suoi desideri.
la libertà è quanto di più importante può sostenerci nella nostra vita.

venerdì 15 febbraio 2019

Child logic

"Mamma posso darti una mano a fare qualche lavoretto?" mi chiede mentre sto preparando la cena.
Sono sospettosa lo ammetto.
"Come mai vuoi dare una mano stasera amore?" gli domando.
"Perchè così guadagno qualche soldino". Ecco.
"Tesoro, il papà sta scaricando la lavastoviglie ed io sto cucinando e nessuno ci paga per questo. Dare una mano in casa è una cosa che dobbiamo fare tutti". Non è persuaso.
"Si ma voi lavorate per guadagnare". Mi gioco la carta di SOS tata.
"Si ma il tuo lavoro è andare a scuola". Ma capisco presto che ho preso un liscio.
"Ma io andando a scuola non guadagno niente". Bingo.
"Non c'è bisogno che fai lavoretti ora, si mangia". Oh mio dio.



"Mamma ma quanti anni ha la grandma?" (dice nonna in inglese, dal momento che E' inglese)
"Ne compirà 85 quest'anno"
"Madonna! Ma c'erano i dinosauri quando lei era piccola?"
"Oddio no amore non è così vecchia"
"Va bene ma è molto vecchia"
"Si si amore abbastanza"







First valentine

Capita che dopo che tu non hai mai festeggiato la festa di San Valentino perchè eri già pervasa da una sorta di ostracismo decadende, da una diffidenza un po' cinica verso queste feste così "commerciali", tuo figlio di sette anni ti ricorda cosa sono il romanticismo e la semplicità.
Si, quella piccola grande persona che hai assemblato nel tuo piccolo mare per nove mesi ti ha di nuovo insegnato qualcosa: il romanticismo esiste e passa attraverso un pacchettino comprato in cartoleria per lei e una bustina piena di cuoricini fatti a mano, colorati uno ad uno, due bustine di adesivi dato a lui.
Ecco. Tutto un mondo dietro un gesto così bello, pulito, semplice, tenero, profondo e che spero non dimenticare per il resto della mia vita. Perchè se questa magia è potuta succedere è successa perchè qualcosa di bello dentro questi due bambini c'è. Una luce, una stella di ardente voglia di provare qualcosa che nemmeno loro capiscono fino in fondo.
Tante volte nella mia vita ho voluto capire cosa sia l'amore. Ecco cos'è l'amore: la voglia di scambiarsi un gesto tenero senza nemmeno capire che un battito di farfalla muove un mare dall'altra parte del mondo. L'amore muove tutte le cose. Nel mio mondo, senz'altro. Grazie amore mio.

martedì 12 febbraio 2019

Difficoult to say

Mi rendo conto che le cose veramente difficili da spiegare a mio figlio non sono cose tipo:
- perchè devi lavorare?
- esistono davvero gli ornitorinchi?
- Se in una frase ci va Gli o li
- 26 meno 18
- Come sono nato?
- Posso rinascere animale?
- E dopo che sono morto animale posso nascere oggetto?
Le cose davvero difficili sono spiegarli cosa sia la LIBERTA', la CATTIVERIA, l'importanza di chiedere SCUSA e COME STAI e dove senti le emozioni.
Le cose che faccio più fatica a spiegargli sono quelle che appartengono al nostro sistema di valori, alla misura in cui noi regoliamo i rapporti, il nostro mondo interno, la nostra emotività.
Quando gli spiego di fare attenzione se uno sconosciuto si avvicina e cerca di toccarlo, afferrarlo o offrirgli qualcosa e mi chiede "PERCHE'?" dopo che gli ho spiegato per una vita di essere socievole è un gran casino. Spiegargli perchè mi sono sentita ferita quando ha strappato il disegno che aveva fatto per suo papà che era in ospedale, spiegargli che le persone ti possono escludere da un gioco ma non ti rifiutano come persona.
Le cose più difficili da spiegare sono le più importanti, le più delicate.
E un'altra cosa ho capito, grazie a mio figlio: i nostri figli, che che ne diciamo, finiranno sempre per assomigliarci un po'. Non solo in quel taglio degli occhi, nel punto in cui si trova un neo o la forma del naso ma nel modo in cui diventano a volte arrabbiati o prepotenti, nel modo in cui manipolano gli altri, nel valore che danno ad una cosa piuttosto che ad un altra.
Ed anche in questo devo ringraziarlo perchè, tramite lui, capisco delle cose di me che mi erano sconosciute o dalle quali mi stavo difendendo. I bambini semplificano sempre perchè il loro modo di comprendere il mondo è così e così facendo trovano sempre una chiave di lettura che a noi grandi, inquinati da anni di rivendicazioni, sofferenze, idiozia, sfugge.
Mentre io penso di spiegargli le cose, dunque, è lui che sta aiutando me a comprenderle.