giovedì 12 marzo 2020

Kids in virus period

Non è mia intenzione parlare di virus, nè di corone, nè di scenari economici, manovre politiche, teorie complottiste, valutazioni biologiche. Partirei però da una cosa che mi ha detto mio figlio l'altro ieri: "mamma, l'unico vantaggio di sto virus è che si gira meno in macchina e si inquina meno". E poi: "però non è giusto che non possiamo andare a scuola. Così non impariamo cose nuove".Ieri mentre ancora si poteva uscire e abbiamo fatto il pieno di sole, mi chiede di cosa io abbia paura e gli dico "della paura". 
I bambini all'epoca del virus.
Questo voglio dire.
Spiegare a mio figlio:
- queste che sta passando a casa non sono un anticipo delle ferie di Pasqua;
-  può uscire ma non può uscire;
-  il sole fa bene ma non può prenderlo fuori, deve immaginarlo o disegnarlo;
- puoi abbracciare ma tenendoti distante un metro;
- starnutisci nel gomito ma poi non ti strofinare sulla maglia di quello vicino a te.
E via dicendo.

Hugo von Hofmannsthal disse:  “Tutto ciò che è creduto, esiste, e soltanto questo”.

Si sta parlando quindi del confine tra una funzionale attivazione, uno stress diciamo "positivo" (eurostress) e un'allerta eccessiva che porta a mettere in atto comportamenti poco lucidi e controproducenti (distress). Dobbiamo sempre e comunque ricordarci ed essere consapevoli di "chi controlla cosa" e "chi controlla chi" e cercare di gestire e scegliere cosa fare, come comportarsi, senza seguire pedissequamente la "massa" ma fare scelte dettate dal buonsenso, dal rispetto, dalla serenità interiore.
Si può sacrificare qualche giorno (settimana) di scuola ma non l'istruzione, la voglia di leggere e fare esercizi e imparare cose.
Si può sacrificare una visita ad una sala giochi o ad un centro per bambini ma non il diritto a giocare, divertirsi, stare insieme.
Si può sacrificare una naturale inclinazione al contatto con tutti ma non il diritto di esprimere affetto e contatto con chi è vicino a noi.
Bisogna spiegare ai bambini che essere flessibili e resilienti è fondamentale nella vita, essere in grado di adattarsi e modificare alcune abitudini ma non rinunciando mai a compiere scelte dettate dal buonsenso, dall'intelligenza, non compiute in maniera emotiva, irrazionale.
E amare, sorridere, svegliarsi di buonumore, comunicare e superare ogni paura. 

sabato 8 febbraio 2020

School? What else?

"Mamma devo scrivere qui sul foglio i tempi!!"
"Ma scusami, non c'è posto, è piccolissima la casella. Perchè non metti dei numeri di fianco e riporti le tre colonne sul quaderno?"
PANICO
"Noooooooo e se poi la mestra mi sgrida????"
"Ma alla maestra credo interessi che tu abbia capito come funziona l'esercizio, più che non il fatto che stai dentro le colonne del foglio"
PANICO DOPPIO
"Ma no mamma non capisci!!! Lei ha detto di compilarlo qui!!".
Mi arrendo.
Va bene. Compilalo nel foglio.
Ci vorrà una lente di ingrandimento per capire alcune cose che hai scritto ma almeno la maestra sarà contenta.

"Perchè cancelli il numero? Era giusto"
"Si ma non l'avevo scritto tanto bene"

"Mamma già lo so che prenderò un brutto voto, non riesco a ricordarmi tutto, mi fa schifo scienze".

Alcuni esempi, tra i tanti. Non per demolire le maestre di mio figlio che fanno (lo so) un gran lavoro, giostrandosi tra la necessità di seguire il "programma ministeriale" e l'obbligo di valutazione dello studente. Tra quello che è il loro naturale stile di insegnamento e l'allineamento con l'istituto scolastico. A me piacciono le maestre di mio figlio, sia chiaro. Le trovo in gamba, sopratutto una. Tosta, ci crede, li tiene "a bada", mi piace come pensa. Ma è tutto il resto che secondo me è un casino.
Li vedo, piccoli animaletti ossessionati dai voti, dal giudizio, dal confronto con gli altri, da un'impostazione competitiva e poco esperenziale. Devono imparare concetti tipo condensa, angolo retto, tensione superficiale senza averle mai VISTE, tocccate, VISSUTE.

Leggono termini che non conoscono e non sono in grado di fermarsi e chiedere "cosa significa?".

Ed anche io l'ho fatto, questo errore di "punire" mio figlio (ti tolgo la tv, il tablet, i viveri, ti chiudo in cantina per un mese... scherzo) e poi se lui "riga dritto" come faccio a sapere che ha capito e non pensare che lo fa solo secondo un meccanismo ricattatorio?

Non sarebbe tanto più bello e tanto più UTILE se i bambini imparassero della scuola l'aspetto INTERESSANTE delle materie, il fatto che il mondo è governato dalla matematica, dalla geometria, che ogni forma di vita segue dei comportamenti e delle regole che sono universali e che rispondono ai dei bisogni universali e che quindi è interessantissimo conoscerli perchè vuol dire conoscere anche noi stessi?

Se i nostri bambini imparano solo a memoria e solo per avere un bel voto e solo perchè se no saranno puniti, abbiamo tutti fallito, secondo me.
Ed è un peccato, perchè poi tutto quello che seguirà a queste prime esperienze manterrà questo registro e questo sapore.

La scuola può essere invece un luogo di scambio e di crescita e di condivisione ed una incredibile opportunità per consocere se stessi e gli altri.


martedì 28 gennaio 2020

I believe in you

Dire "io credo in te" penso sia una cosa bellissima da dire a qualcuno.
Dire "io credo in te" ad un amico che deve affrontare una prova importante è importante.
Che dica "io credo in te" un bambino di otto anni ad uno di tredici è una cosa emozionante.
Per me, rischiando di peccare di presunzione, vuol dire che come genitori stiamo facendo un buon lavoro.
Vuol dire che nostro figlio capisce il valore della fiducia, l'importanza di qualcuno che crede in te, il profondo significato dell'amicizia.
Mi sono sentite felice stamattina, quando ho sentito questo.
Mi rende orgogliosa e fiera di mio figlio e oggi questa sarà la cosa più bella della giornata, che mi porterò dentro a scaldarmi il cuore...
...non importa se al lavoro mi faranno girare le scatole... non importa se quando uscirò pioverà e mi ricorderò che sto senza ombrello...
...non importa se poi a scuola prenderà un voto non bello.
Sono felice perchè dire "io credo in te" è la cosa più bella al mondo da dire a qualcuno.


venerdì 6 dicembre 2019

rainbow

E poi arrivi a quell'età di tuo figlio in cui emergono domande e affermazioni. Per esempio....
"Mamma, ma Babbo Natale esiste?"
"Secondo te esiste?"
"Secondo me si"
"Allora esiste. Se ci credi, Babbo Natale esiste amore mio".

"Mamma, ma Babbo Natale come fa a sapere dove abito?"
"Babbo Natale sa dove abitano tutti i bambini"
"E se poi si perde che succede coi regali?"
"Facciamo così, gli lasciamo l'albero acceso così ci trova"
"Va bene... si meglio"

E queste sono quelle natalizie, ma ce sono per tutti i gusti, il mondo animale, vegetale, la storia, la nascita, la morte. Ogni volta bisogna industriarsi per capire come rispondergli (rifiuto categoricamente il "capirai quando sarai più grande") in modo che comprenda, non si preoccupi o si spaventi e che l'informazione si depositi dentro di lui.

E poi apri i quaderni di scuola, sbirci e scopri che vuole essere come il suo amico 13enne perchè "è un gran figo" perchè ha i capelli lunghi e va bene sulla bmx. Scopri anche che quando gli viene chiesto di scrivere qualche riga su un animale, non scrive del nostro gatto vivo e vegeto che vede tutti i giorni, ma di quello morto un anno fa che era pure un po' particolare, scostante e timoroso. Descrive la sua morte (con tanto di data, sbagliata) come una sorta di passaggio in un luogo misterioso ai piedi dell'arcobaleno. Trovo che il modo in cui descrive la vita e gli eventi sia spesso commovente e tenero, ti consente di avere accesso ad un luogo "altro" in cui le emozioni hanno una loro precisa funzione e nente di veramente brutto ti può distruggere.

Come ho già detto più volte, continuo ad imparare più io da lui che viceversa.



venerdì 8 novembre 2019

As if (thauma)

Aristotele dice che la filosofia nasce dal ‘thauma’. Comunemente si traduce questa antica parola greca con “meraviglia”. E si va completamente fuori strada, perché ‘thauma’, nel suo significato originario significa “terrore”, “angosciante stupore”. Per che cosa? Per questa nostra esistenza, per la vita in cui ci troviamo e la cui durezza raggiunge tutti e tutti fa soffrire e tutti angoscia.
La meraviglia dello stupore, di ciò che è brutto e di ciò che è bello. Stupore ha la stessa radice di stupeo, cioè stupido, come a dire che sono le persone "stupide" quelle che si stupiscono di più o che, per meglio dire, sono dotate di potere di immaginazione e creatività maggiori. Spesso i grandi "stupidi" della storia dell'arte, della musica, delle arti, sono apparsi come persone "bizzare" (si pensi tra tutti a Mozart)  o "pazze". Questo mi fa pensare che spesso noi, per paura di sembrare stupidi non compiamo determinate azioni o non esprimiamo curiosità e stupore. Tale capacità è invece spesso molto sviluppata nei bambini i quali, mi viene da dire, non sono ancora del tutto conformati ad usi e costumi del mondo adulto, ad alcune direzioni che tendono inevitabilmente ad irrigidire ed inaridire la creatività e l'immaginazione.
Questo lo si osserva in modo particolare nel gioco tra bambini, che è un'attività sicuramente ludica ma anche un'attività grazie alla quale essi creano:  creano mondi, situazioni, azioni, personaggi e fanno emergere la propria creatività, la propria capacità di negoziazione, di illusione, di magia.
Il gioco del "come se" implica proprio questo: la capacità di inserire se stessi all'interno di un contesto inventato, immaginato, dove una sedia diventa un castello, un albero diventa un regno ed un bastone diventa una spada. Vedere il mondo conosciuto attraverso una chiave di lettura nuova, sconosciuta, filtrata attraverso l'immaginazione, il "come se" è una qualità, un'attitudine che purtroppo col tempo si perde un po'. La crescita ci aumenta maggiormente la consapevolezza, la fiducia in noi stessi, l'autonomia ma sacrifica per i più (salvo per i creativi e gli "stupidi") una certa quota di fantasia, estrosità, immaginazione, creatività.
Pensando anche alla scuola, a come mi sembra che per lo più si insegni all'alunno a studiare in maniera poco creativa ma un po' troppo "standardizzata", me ne accorgo dall'ansia delle righe tutte uguali, nello stesso punto, dalle sottolineature su suggerimento esterno, dall'indicazione di apprendere concetti senza averli "visti", compresi e accettati, dalla risposta "la maestra vuole così".
Credo che quello dell'insegnamento sia un compito estremamente difficile e per molti versi anche ingrato, che incontra molte correnti avverse, anche per gli insegnanti più ispirati: programmi ministeriali un po' farraginosi, genitori poco cooperativi, bambini iperattivi e paga e collegio docenti insufficienti.
Ma il mestiere dell'insegnamento, come tutti i mestieri che hanno a che fare con l'uomo e con il rapporto con la conoscenza, dovrebbe essere una missione e come tale partire da una passione che si vuole condividere e suscitare anche negli alunni, io credo, ma forse sono prevenuta da una visione troppo umanista ed edulclorata.
Mi piacerebbe però che mio figlio, all'uscita da scuola, oltre al 5 di storia o di geografia perchè non ha studiato cose che non comprende del tutto, mi racconti di qualcosa che lo ha particolarmente interessato, stupito, meravigliato.
E questo, purtroppo, raramente accade.