La meraviglia dello stupore, di ciò che è brutto e di ciò che è bello. Stupore ha la stessa radice di stupeo, cioè stupido, come a dire che sono le persone "stupide" quelle che si stupiscono di più o che, per meglio dire, sono dotate di potere di immaginazione e creatività maggiori. Spesso i grandi "stupidi" della storia dell'arte, della musica, delle arti, sono apparsi come persone "bizzare" (si pensi tra tutti a Mozart) o "pazze". Questo mi fa pensare che spesso noi, per paura di sembrare stupidi non compiamo determinate azioni o non esprimiamo curiosità e stupore. Tale capacità è invece spesso molto sviluppata nei bambini i quali, mi viene da dire, non sono ancora del tutto conformati ad usi e costumi del mondo adulto, ad alcune direzioni che tendono inevitabilmente ad irrigidire ed inaridire la creatività e l'immaginazione.
Questo lo si osserva in modo particolare nel gioco tra bambini, che è un'attività sicuramente ludica ma anche un'attività grazie alla quale essi creano: creano mondi, situazioni, azioni, personaggi e fanno emergere la propria creatività, la propria capacità di negoziazione, di illusione, di magia.
Il gioco del "come se" implica proprio questo: la capacità di inserire se stessi all'interno di un contesto inventato, immaginato, dove una sedia diventa un castello, un albero diventa un regno ed un bastone diventa una spada. Vedere il mondo conosciuto attraverso una chiave di lettura nuova, sconosciuta, filtrata attraverso l'immaginazione, il "come se" è una qualità, un'attitudine che purtroppo col tempo si perde un po'. La crescita ci aumenta maggiormente la consapevolezza, la fiducia in noi stessi, l'autonomia ma sacrifica per i più (salvo per i creativi e gli "stupidi") una certa quota di fantasia, estrosità, immaginazione, creatività.Pensando anche alla scuola, a come mi sembra che per lo più si insegni all'alunno a studiare in maniera poco creativa ma un po' troppo "standardizzata", me ne accorgo dall'ansia delle righe tutte uguali, nello stesso punto, dalle sottolineature su suggerimento esterno, dall'indicazione di apprendere concetti senza averli "visti", compresi e accettati, dalla risposta "la maestra vuole così".
Credo che quello dell'insegnamento sia un compito estremamente difficile e per molti versi anche ingrato, che incontra molte correnti avverse, anche per gli insegnanti più ispirati: programmi ministeriali un po' farraginosi, genitori poco cooperativi, bambini iperattivi e paga e collegio docenti insufficienti.
Ma il mestiere dell'insegnamento, come tutti i mestieri che hanno a che fare con l'uomo e con il rapporto con la conoscenza, dovrebbe essere una missione e come tale partire da una passione che si vuole condividere e suscitare anche negli alunni, io credo, ma forse sono prevenuta da una visione troppo umanista ed edulclorata.
Mi piacerebbe però che mio figlio, all'uscita da scuola, oltre al 5 di storia o di geografia perchè non ha studiato cose che non comprende del tutto, mi racconti di qualcosa che lo ha particolarmente interessato, stupito, meravigliato.
E questo, purtroppo, raramente accade.