mercoledì 21 dicembre 2016

five years ago

Cinque anni fa a quest'ora ero a quasi cinquanta chilometri da casa, piena di pensieri, idee, ansie, desideri. Cinque anni fa a quest'ora tu eri ancora nel tuo piccolo mare, pronto ma ancora un po' indeciso... qualche calcetto, qualche spinta, qualche voce, la fuori che ti chiede di farti vedere, finalmente. Ecco... ancora un po' di tempo... sono pronta, sento che potrebbe essere il momento.
Chiamo il tuo papà: "vieni amore, ci siamo credo. Vado nella vasca, ti aspetto ma fai piano". In un tempo irragionevolmente breve lui arriva ed eccoci tutti lì, neo genitori, neo figlio. Io nella vasca tu nel piccolo oceano. Papà ci abbraccia. Ma non è ancora il momento. Vuoi stare ancora un po' al calduccio. C'è pace, c'è silenzio. Qualcuno dorme, qualcuno soffre ma siamo tutti felici.
Ci vuole ancora tempo, passa la notte e al mattino è tutto chiuso, là sotto. Tu spingi ma non riesci a rompere il guscio della mia pancia, che ti ha nutrito e protetto; ora non ti vuole lasciare andare più.
Qualche aiuto dai medici, qualche spinta, dolore, mani che si stringono, la gola che si secca, la luce che ti illumina e il papà che esclama "lo vedo!!". Eccoti lì, il giorno dopo nasci, all'ora di pranzo e subito cerchi il seno, la tua amica, come lo chiami tu.
Un'esplosione di gioia, un'enorme stanchezza, dolore al seno e un amore al primo sguardo: queste sono state le prime sensazioni.
Oggi, come allora, penso che la felicità che ci ha dato averti nella nostra famiglia superi di gran lunga la fatica che abbiamo fatto a far si che questo accadesse.
Ricordo quando mi hai detto, qualche giorno fa. "sei proprio come volevo mamma".
Te lo devo dire che tu sei di gran lunga meglio di come pensavo.
Tanti auguri tesoro mio.

Joe Bonamassa with Beth Hart - I'll Take Care of You



Questa la dedico a te, che domani festeggi con me cinque anni di vita insieme... XXX

mercoledì 14 dicembre 2016

Christmas is coming

L'aria è fredda, ghiacciata, si fa il "vapore" con la bocca. E' tempo di borsa d'acqua calda, di tisane, di cioccolata calda. E' il periodo di Natale, che in anni passati mi generava orrore e repulsione, fastidio e senso di superiorità. Da qualche anno, invece, è un periodo dell'anno che non mi dispiace. Non mi dispiace camminare sulle foglie congelate al mattino, nè accendere l'albero di Natale appena entro in casa, vedere lucine e frivolezze per le stanze, il calendario dell'avvento appeso con tutte le taschine, i pacchetti e i profumi di spezie.
Natale sta arrivando ed io sono sempre più persuasa che il regalo più bello che possiamo ricevere (e fare) è il tempo. Il tempo ed i ricordi.
Tutto ciò che è attorno a questo, tutto ciò che si può contabilizzare, quantificare, sono cose passeggere, come questo repiro che un attimo dopo non c'è più.
Ricordare mio figlio che mi bacia e mi dice "sei proprio come volevo io", mio marito ed io che facciamo l'amore e quel preciso istante in cui tutti i pianeti sembrano allineati, la felicità semplice e preziosa di repirare e di "esistere", la possibilità di conoscere qualcuno, una buona storia e un'interessante conversazion. Queste sono le cose, secondo me, che contano di più nella vita.
Il tempo che mi resta da vivere con lui, il tempo che mi resta a fare ancora l'amore con mio marito, il tempo che mi resta ai prossimi compleanni e poi all'inizio della scuola e al prossimo pranzo con mia mamma e a guardarmi indietro e pensare che "ne è passato di tempo dall'ultima volta".
Eccoli qui, i ricordi, i momenti racchiusi nell'ambra delle nostre menti. Fino a che ricordiamo viviamo, fino a che ricordiamo gli altri, essi continuano ad esistere, fino a che calpestiamo le foglie ghiacciate siamo vivi e presenti.
E niente di tutto questo c'entra con la religione, con Dio, con la natività, con il buddhismo o lo yoga. E' il mio credo, sono i miei valori, sono le cose che mi fanno andare avanti quando sembra che niente vada bene, le cose che mi fanno sorridere quando mi sento brutta e grassa, le cose che mi fanno sentire fortunata quando mi sembra di non esserlo.
Amo la vita, amo mio marito e mio figlio, amo mia madre e diversi miei amici. Amo anche il Natale, quando è motivo di gioia, condivisione, consapevolezza e tempo insieme.

mercoledì 23 novembre 2016

(some) things change and (some) things don't change

Alcune cose cambiano, altre no. Per esempio: i giochi. Io passavo ore fuori in giardino (lo chiamavano "parco" ma per me era giardino) a giocare con i miei fratelli e i miei amici (per lo più maschi) a indiani e cow boy (io ero indiana), a costruire la tenda (poi ci volevo mangiare la pasta in brodo), la casa sull'albero e poi ad inventare storie con dei giochi che rappresentavano, stilizzati, piccoli umani con le case, la fattoria, la città e poi i mitici lego. Anche mio figlio passa un sacco di tempo a giocare con i LEGO, ma non sono più i mattoncini e basta che ti smazzi tu quello che poi puoi fare (a volte li coloravamo anche con le tempere), ma sono robe strane tipo ninja, supereroi e donne mascherate però poi, proprio come allora, mescola le teste, i corpi, i ruoli e inventa una costruzione alta e stretta e ti dice che è la "famiglia", perchè la famiglia "è quello che serve alla nave per arrivare al porto, la luce". E tu ti sciogli perchè pensare che tuo figlio confronta la famiglia con un faro è commovente.
Le punizioni, ricordo, erano il bastone che mia madre teneva in cucina o l'essere esclusi dal quadrato di cioccolata amara la sera dopo cena, se non della tv. Ora la "sanzione" è il tablet perchè mai il cibo viene usato come merce di scambio (salvo che poi lo uso a volte come premio) e siccome ci credo in questi frullati di testa, ti spiego anche tutto lo scibile sulle emozioni e sui comportamenti, sul fiume della rabbia e su come non farsi travolgere. Forse era meglio una volta: un bel colpo di bastone se ti beccavano in bici in due ed era finita.
Le malattie: non avevamo il pediatra. Il nostro medico era il medico di famiglia, quello che sapeva sempre di inamidato e fumava tra una visita e l'altra e che ti dava solo sciroppo e buoni consigli. Ricordo poco altro, salvo poi la fase dei rimedi omeopatici. Ora il nostro armadio tracima di farmaci, anche se, a ben guardare, sono quasi tutti di mio marito. Evviva.
Alle feste di compleanno, poi, ricordo che ci si organizzava per giocare alla corsa a tre gambe o nei sacchi, a quella con la patata nel cucchiaio in bocca o a quello delle sedie e la musica, a bandierina. Ora devi avere come minimo l'animatore e la baby dance, l'angolo dei regali, i gonfiabili. Quest'anno, ed è solo il compleanno cinque, per ovviare a tutto, andiamo in pizzeria, così risolviamo anche il problema del cibo. A scuola però non gli posso dare una torta fatta in casa, come facevo io, ma una torta che rispetta tutti: celiaci, atei, ris di Parma e le rigide regole dell'IStituto Scolastico.
Lo sport: da bambina correvo e giocavo, come tutti i miei fratelli e amici. Il nostro sport era quello. Al massimo si andava in piscina e andavamo da un maestro noto in tutta la provincia per la sua severità. Con lui imparavi a nuotare, non c'erano cacchi, perchè o imparavi o ti buttava in acqua. Oggi i bambini fanno acquaticità (anzi già prima che partorisci ti invitano a fare corsi di nuoto per gestanti), poi avvicinamento al nuoto, puoi nuoto poi olimpiadi. Questo al lunedì, poi c'è la danza, la chitarra, le arti marziali e il tempo per giocare? MIo figlio lo porto a fare una cosa con l'imbarazzante consapevolezza che lo faccio più per me che per lui, perchè a lui in fondo di andare a karate o giocare ai lego non cambia poi tanto, anzi.
Tante cose sono cambiate: il numero dei giochi, la facilità con cui si rompono e con cui i bambini si stufano di giocarci, la quantità di informazione in materia di sicurezza da rasentare la follia, il modo in cui i genitori sono dedicati ai figli da rasentare l'esserne prostrati tanto da togliere dalla criogenesi i dettami dell'educazione e litigare con le maestre che si sono permesse di fare delle osservazioni.
C'è più tecnologia, c'è più scelta e più bisogni (dei genitori), ma molte cose non cambiano: il bisogno che hanno i bambini di giocare, di ridere, di essere amati, di vedere riconosciute le loro emozioni, il fatto che noi, per loro, dobbiamo essere un faro.

mercoledì 2 novembre 2016

So that's it?

"La televisione pubblicizza la normalità come se l'avesse inventata, e ti fa sentire fuori luogo se non ti adegui. Non fa altro che venderti materassi tutto il girono, ti dice che il sonno è fondamentale per avere una vita regolare. Ha ragione, ma siamo certi che è il materasso a farti dormire bene?"
(Darinka Montico "Walaboutitalia" edizioni dei cammini)

Allora, è tutto deciso?
Allora siamo davvero fuori tempo?
Siamo così fuori tempo massimo, così fuori "età" che dobbiamo per forza di cose continuare a fare quello che stiamo facendo, seguire
gli stessi binari, 
gli stessi ritmi, 
le stesse facce, 
le stesse attività,
le stesse fatiche,
grattando faticosamente qualche piccola soddisfazione "quaela" 
quando si riesce
...

Quindi è così? 
Siamo contenti perchè: 
prendiamo uno stipendio tutti i mesi
compriamo cose
mangiamo fuori se ci va
ci circondiamo di oggetti
abbiamo la macchina
dormiamo sotto un tetto
abbiamo l'acqua calda e il phon
abbiamo la tivu (che non guardiamo quasi mai, ma nel caso...)
abbiamo il tablet
abbiamo un conto in banca (e un mutuo)
abbiamo il telefonino
abbiamo il forno, la lavatrice e la lavastoviglie
facciamo cose, vediamo persone.  
Quindi è così? Siamo "fuori età" per diventare rivoluzionari di noi stessi? 
Non possiamo cambiare nulla se non pettinatura, scarpe, palestra o stile alimentare?
Non possiamo perchè abbiamo un figlio, un conto in banca (ventiannidimutuo), un lavoro "stabile" (e oggi chi lo trova più?), una famiglia, delle r-e-s-p-o-s-a-b-i-l-i-t-à ?
Non è proprio possibile fermarsi un momento a ragionare, capire, sviscerare, sognare se qualcosa di diverso è fattibile,? Cosa non lo so cazzo non ci ho pensato fino in fondo, so che sento un'inquietitudine di fondo, qualcosa che "prude" nella pancia e mi fa dire che forse qualcosa stiamo dimenticando per strada, qualcosa di importante, che forse potrebbe fare la differenza tra la vita di ora e: 
LA VITA.

E non sto parlando del matrimonio, del figlio, dell'aumento di peso, di cose banali, clichè e stupidaggini sulle crisi del quarto anno, del sesto anno del minchia di anno, sto parlando dei nostri sogni, di quello che ci piace fare: cucinare i biscotti, fare disegni, modellare ceramiche, conoscere persone nuove e frequentare quelle vecchie, leggere libri, fare yoga, ascoltare musica, camminare in spiaggia, preparare bonsai, respirare l'aria dei boschi, camminare. Sto parlando di aumentare le possibilità di fare le cose che ci piacciono per diminuire le occasioni in cui dover fare quelle di cui non mi frega niente, ma proprio niente, cose che non depositano niente dentro di me.
 Possibile veramente che non si possa nemmeno parlarne?
Iniziare una piccola, significativa, rivoluzione dentro di noi?
Una vita "normale" per noi.