Le punizioni, ricordo, erano il bastone che mia madre teneva in cucina o l'essere esclusi dal quadrato di cioccolata amara la sera dopo cena, se non della tv. Ora la "sanzione" è il tablet perchè mai il cibo viene usato come merce di scambio (salvo che poi lo uso a volte come premio) e siccome ci credo in questi frullati di testa, ti spiego anche tutto lo scibile sulle emozioni e sui comportamenti, sul fiume della rabbia e su come non farsi travolgere. Forse era meglio una volta: un bel colpo di bastone se ti beccavano in bici in due ed era finita.
Le malattie: non avevamo il pediatra. Il nostro medico era il medico di famiglia, quello che sapeva sempre di inamidato e fumava tra una visita e l'altra e che ti dava solo sciroppo e buoni consigli. Ricordo poco altro, salvo poi la fase dei rimedi omeopatici. Ora il nostro armadio tracima di farmaci, anche se, a ben guardare, sono quasi tutti di mio marito. Evviva.Alle feste di compleanno, poi, ricordo che ci si organizzava per giocare alla corsa a tre gambe o nei sacchi, a quella con la patata nel cucchiaio in bocca o a quello delle sedie e la musica, a bandierina. Ora devi avere come minimo l'animatore e la baby dance, l'angolo dei regali, i gonfiabili. Quest'anno, ed è solo il compleanno cinque, per ovviare a tutto, andiamo in pizzeria, così risolviamo anche il problema del cibo. A scuola però non gli posso dare una torta fatta in casa, come facevo io, ma una torta che rispetta tutti: celiaci, atei, ris di Parma e le rigide regole dell'IStituto Scolastico.
Lo sport: da bambina correvo e giocavo, come tutti i miei fratelli e amici. Il nostro sport era quello. Al massimo si andava in piscina e andavamo da un maestro noto in tutta la provincia per la sua severità. Con lui imparavi a nuotare, non c'erano cacchi, perchè o imparavi o ti buttava in acqua. Oggi i bambini fanno acquaticità (anzi già prima che partorisci ti invitano a fare corsi di nuoto per gestanti), poi avvicinamento al nuoto, puoi nuoto poi olimpiadi. Questo al lunedì, poi c'è la danza, la chitarra, le arti marziali e il tempo per giocare? MIo figlio lo porto a fare una cosa con l'imbarazzante consapevolezza che lo faccio più per me che per lui, perchè a lui in fondo di andare a karate o giocare ai lego non cambia poi tanto, anzi.
Tante cose sono cambiate: il numero dei giochi, la facilità con cui si rompono e con cui i bambini si stufano di giocarci, la quantità di informazione in materia di sicurezza da rasentare la follia, il modo in cui i genitori sono dedicati ai figli da rasentare l'esserne prostrati tanto da togliere dalla criogenesi i dettami dell'educazione e litigare con le maestre che si sono permesse di fare delle osservazioni.
C'è più tecnologia, c'è più scelta e più bisogni (dei genitori), ma molte cose non cambiano: il bisogno che hanno i bambini di giocare, di ridere, di essere amati, di vedere riconosciute le loro emozioni, il fatto che noi, per loro, dobbiamo essere un faro.