venerdì 17 luglio 2015

Feel ashamed

Mi domando, in particolare in questi giorni, cosa significhi sentirsi "patriottici", cosa sia esattamente il senso di appartenenza ad un Paese. Spesso mi sono sentita orgogliosa del mio Paese per motivi scientifici, umanitari, per l'eccellenza nella gastronomia, per le nostre opere d'arte ma in modo altrettanto forte mi sono vergognata del mio paese (scritto piccolo) quando ne è emersa la parte più cancerosa, più bigotta, giudicante, provinciale, quando mass media e politici discutibili hanno alimentato il fuoco dell'intolleranza in gente esasperata da una gestione approssimativa di situazioni economiche e politiche. Voltarie ha detto una volta che la tolleranza non ha mai provocato una guerra civile, mentre l'intolleranza ha coperto la terra di massacri. Vedere persone come me, te, come il mio vicino, come persone che incrocio per strada ogni giorno che regrediscono ossessionate dalla protezione dei loro presunti privilegi e del loro orticello in modo discutibile, violento, pieno di acredine e ignoranza mi ha fatto male. Madri di famiglia rifiutare di accogliere profughi perchè "qui ci vivono i nostri figli". Ma proprio per questo dobbiamo accogliere tra di noi questi poveretti che non sono pericolosi in quanto stranieri, in quanto "diversi", in quanto rifugiati. Tutti gli essere umani sono pericolosi, a modo loro, e più sono guidati da istinti di avversione e intolleranza più diventano pericolosi. Di queste persone ho paura, di questi "italiani" che si sentono così patriottici da bruciare proprietà destinate ad altri, colpire forze di polizia, urlare e alzare i pugni, non di persone scampate alla guerra, al dolore, alla violenza, che ci guardano con occhi pieni di spavento perchè pensano di essere arrivati alla salvezza e invece si trovano solo in un altro girone infernale. Mi vergogno, oggi, di essere italiana. Io appartengo alla razza umana. Per fortuna e purtroppo. Per tutta la razza umana che cerca di aprirsi all'altro, scoprire nella diversità che poi tanto diversi non siamo. Non mi da noia il canto del muezzin al mattino, mi risulta insopportabile sentire dire "prenditeli a casa tua", "date a loro e non a noi". Casa mia è la terra, e la terra è di tutti.
Essere tolleranti vuol dire questo per me: stare in equilibrio tra ciò che sappiamo, ciò che presumiamo e ciò che siamo disponibili a conoscere. Questo vorrei che imparasse mio figlio: tutti sono belli, tutti sono interessanti, tutti sono importanti, che parlino, preghino e mangino come noi o no.
Mitakuye Oyasin, siamo tutti fratelli.