lunedì 27 luglio 2015

Old chances new possibilities

Non lo nego: l'idea di non essere piu' in grado di "riprodurmi mi atterrisce, mi fa sentire prossima ad un decadimento fisico che non sono ancora pronta ad accettare. Sentirmi consigliare, in maniera più o meno esplicita, di rinuciare una volta per tutte ad una nuova gravidanza, disvela tutte le mie paure più primitive, mette a nudo il mio rancore con ciò che in passato mi ha sottratto alla mia attuale vita e mi fa sentire un pò disorientata. Il nostro istinto primitivo ė orientato a riprodurci e una gravidanza felice
soddisfa le acque profonde e placide di questo istinto ma... Quanto ė realistico resistere ad un orologio biologico che segue regole evoluzionistiche di millenni? Quanto ė etico opporvisi e superare entusiasticamente tali barriere con metodi medici e scientifici? Superato quale tabù si perde il senso di un'etica della condivisione e della riproduzione, del vero miracolo della vita che ė la nascita? L'opposto di nascita non ė morte ma non-vita. E non vita ė non riuscire a sentirsi gratificati e da ciò che si ha. Non voglio farmi coinvolgere dal ricordo malinconico della prima volta che ho toccato, annusato, sentito col tatto mio figlio tanto da pensare che "un solo figlio" è un'idea fallimentare, privativa. Un figlio è un dono, dei più preziosi e se è vero che con più figli l'amore si moltiplica ė anche vero che con un unico figlio non si dimezza. Sono realizzata nel mio essere donna, moglie, madre e a questo senso di famiglia affido il segreto della mia felicità. Un segreto semplice, sussurrato, espresso nella connessione dei nostri battiti, delle nostre ansie e delle nostre gioie profonde. Ogni giorno, un piccolo miracolo.