martedì 24 marzo 2020

as when

Come quando finisce l'estate, con ancora il caldo addosso del sole, ti stai godendo gli ultimi spicchi di calore, di luce, sai che di lì a poco arriveranno le temperature fredde e rigorose, il mondo rallenterà e questo momento rimarrà dentro di te. Così mi sento.
Con quella nostalgia struggente e malinconia, permeata di dolcezza e di un velo di tristezza, ripenso a tutti quei momenti di "normalità" persino un po' noiosa talvolta, ripetitiva forse ma che ora mi appaiono in tutta la sua mancanza. Stamattina, mentre raggiungevo il posto di lavoro, ascoltavo con le cuffie musica meditativa indiana ed era come se potessi proprio vedere, davanti ai miei occhi, tanti brevi fotogrammi di vita vissuta e che ora mi appaiono così lontani, così desiderati. Momenti anche un po' banali, stupidi, ma pieni di quella spensieratezza e gioia di vivere: un giro coi pattini al parco con mio figlio, un film mano nella mano, una pizza fuori con gli amici, un tratto di bosco percorso di corsa, una tisana piena di grandi discorsi.
Fotogrammi di vita che ho condiviso con tante persone e che ora mi accompagnano, mentre vado al lavoro, mentre sto per addormentarmi.
Non perchè penso che dopo non ci saranno altri momenti, non perchè non ho più voglia di vivere, non perchè sono pessimista. Probabilmente perchè ora ho bisogno di questo: di sapere che c'è qualcosa che dentro di me coltiva la nostalgia e la dolcezza, la voglia di essere parte di qualcosa, di qualcuno, di un mondo che non vorrei più sentire così ostile e straniero.
La vita ora, si svolge tra le mura di casa, in questo tratto di strada che percorro per andare al lavoro, in una sede di lavoro che sembra più una sala chirurgica che un luogo in cui parlare del male dentro, e a casa, tra giochi inventati con mio figlio e giocati per ore, disegni che ci aiutano a sentirci umani e amati, abbracci, che con dove posso con chi posso, non mancano mai comunque.
E poi la vita, che va avanti, nonostante tutto. Nella sua struggente meraviglia.
 

martedì 17 marzo 2020

What I (we) have learned in this period

Cose che sto imparando (anche) grazie "all'emergenza CORONAVIRUS":

Il mondo (la terra e i suoi abitanti non umani) sono più contenti quando noi umani stiamo a casa. Delfini che vanno nei porti a giocare, uccellini che impazziscono di felicità, canali di Venezia puliti come non mai, cieli limpidi e puliti.





Mio figlio per molti aspetti è più flessibile di me. Vivere in quattro stanze pare non disturbarlo più di tanto (per ora). Sono io che ho bisogno di correre, uscire, prendere il sole, respirare aria pulita. Lui una volta che ha i suoi giochi, dei momenti assieme, qualcosa di buono da mangiare e un letto su cui dormire non ha bisogno di molto più.

Mi è venuta voglia di iniziare ad occuparmi della "Tecnica dei 101 desideri" di Igor Sibaldi. Un  esercizio in aparenza  facile ma se provi scopri quanto è complicato desiderare bene.

La sera medito, ascolto meditazioni guidate, ascolto musica a 432Hrz. Cerco di sintonizzarmi su una frequenza di pace e serenità. Ho già conosciuto la paura in vita mia. Più di una volta. Ma è sempre stata un'apparizione temporanea, spesso violenta, di breve durata, sapevo che sarebbe finita, in tempo breve. Ora ha un'altra faccia e nasconde l'insidia della malattia.
Se ho paura, mi ammalo.
Se penso ad ammalarmi, ho paura.
Allora medito, mi riprogrammo ogni sera, su una frequenza utile al mio corpo, alla mia mente.

Essere madre, in questo momento, mi pare che sia al tempo stesso un aiuto e una difficoltà.
Una difficoltà perchè richiede di aiutare lui a mantenere una routine (alzarsi presto, vestirsi anche se sta in casa, scandire il suo tempo con compiti e altre cose). Un aiuto perchè mi tiene ancorata, mi tiene focalizzata, mi tiene concentrata su un progetto più grande.

Le mascherine, le sciarpe che coprono il viso, la paura, obbliga tutti a guardarsi negli occhi, comprendere in un battito di ciglia chi stai incrociando: una persona spaventata, una spavalda, una arrogante, una socievole. Magari diventeremo di nuovo buoni interpreti della prossemica e delle espressioni del viso.

Sappiamo oramai con sicurezza l'importanza che ha la socializzazione nella crescita e nell'equilibrio psicofisico. In questo momento di forzato isolamento questi aspetti sono demandati ai mezzi tecnologici o a brevi momenti che sfiorano quasi l'illegalità. Ricordiamocene però quando si potrà uscire di nuovo di non stare più chiusi in casa con tv e cellulari.
La vita è una e va goduta ogni momento.

Le crisi sono democratiche: colpiscono tutti, tutte le categorie di lavoratori, tutte le famiglie, tutte le razze, tutti in maniera pacificamente equa. Non possiamo affermare che siamo in una zona "devirussizzata". Quindi dobbiamo - per forza - collaborare.
Strano come una cosa evidente come questa ora appaia tanto difficile da fare.

Il tempo: stamattina mentre mi recavo al posto di lavoro mi chiedevo se fosse lunedì o martedì.
E quando sono arrivata in ufficio ci ho messo mezz'ora a ricordare la password per accendere il computer. Una password che utilizzo da anni, sempre quella. Segni di demenza?
Credo che questa dilatazione di tempo e spazio porti a fenomeni di temporanea amnesia, di scollamento dalla realtà.
Mi ricorda un famoso esperimento di Maurizio Montalbini, speleologo ed "esploratore del tempo". Un esperimento che dimostrò molte cose davvero interessante. Sarebbe da riscoprire.

Da ogni male, viene qualcosa di buono.
E ogni cosa buona, chiede di pagare un prezzo per ottenerla.
Ora lo stiamo scoprendo, di nuovo.
Sacrifichiamo tutti qualcosa, chi forzatamente chi per scelta, ma per uno scopo comune.
Così mi piace pensare, almeno.

Ricordo quando, con marito e pargoletto, ci siamo trasferiti nell'appartamento in cui siamo ora: senza acqua calda, con un casino fotonico ovunque, problemi a cucinare, senza gas.
Ma poi, quando abbiamo finalmente ottenuto queste cose, sembravano meravigliose e uniche.
Vorrei pensare che sarà meraviglioso avere di nuovo le cose importanti davvero.
Come se ora fosse una specie di letargo, di rallentamento, in previsione di godere appieno della vita.
E ogni letargo non significa spegnersi ma tenere attivo solo ciò che serve davvero.

giovedì 12 marzo 2020

Kids in virus period

Non è mia intenzione parlare di virus, nè di corone, nè di scenari economici, manovre politiche, teorie complottiste, valutazioni biologiche. Partirei però da una cosa che mi ha detto mio figlio l'altro ieri: "mamma, l'unico vantaggio di sto virus è che si gira meno in macchina e si inquina meno". E poi: "però non è giusto che non possiamo andare a scuola. Così non impariamo cose nuove".Ieri mentre ancora si poteva uscire e abbiamo fatto il pieno di sole, mi chiede di cosa io abbia paura e gli dico "della paura". 
I bambini all'epoca del virus.
Questo voglio dire.
Spiegare a mio figlio:
- queste che sta passando a casa non sono un anticipo delle ferie di Pasqua;
-  può uscire ma non può uscire;
-  il sole fa bene ma non può prenderlo fuori, deve immaginarlo o disegnarlo;
- puoi abbracciare ma tenendoti distante un metro;
- starnutisci nel gomito ma poi non ti strofinare sulla maglia di quello vicino a te.
E via dicendo.

Hugo von Hofmannsthal disse:  “Tutto ciò che è creduto, esiste, e soltanto questo”.

Si sta parlando quindi del confine tra una funzionale attivazione, uno stress diciamo "positivo" (eurostress) e un'allerta eccessiva che porta a mettere in atto comportamenti poco lucidi e controproducenti (distress). Dobbiamo sempre e comunque ricordarci ed essere consapevoli di "chi controlla cosa" e "chi controlla chi" e cercare di gestire e scegliere cosa fare, come comportarsi, senza seguire pedissequamente la "massa" ma fare scelte dettate dal buonsenso, dal rispetto, dalla serenità interiore.
Si può sacrificare qualche giorno (settimana) di scuola ma non l'istruzione, la voglia di leggere e fare esercizi e imparare cose.
Si può sacrificare una visita ad una sala giochi o ad un centro per bambini ma non il diritto a giocare, divertirsi, stare insieme.
Si può sacrificare una naturale inclinazione al contatto con tutti ma non il diritto di esprimere affetto e contatto con chi è vicino a noi.
Bisogna spiegare ai bambini che essere flessibili e resilienti è fondamentale nella vita, essere in grado di adattarsi e modificare alcune abitudini ma non rinunciando mai a compiere scelte dettate dal buonsenso, dall'intelligenza, non compiute in maniera emotiva, irrazionale.
E amare, sorridere, svegliarsi di buonumore, comunicare e superare ogni paura. 

sabato 8 febbraio 2020

School? What else?

"Mamma devo scrivere qui sul foglio i tempi!!"
"Ma scusami, non c'è posto, è piccolissima la casella. Perchè non metti dei numeri di fianco e riporti le tre colonne sul quaderno?"
PANICO
"Noooooooo e se poi la mestra mi sgrida????"
"Ma alla maestra credo interessi che tu abbia capito come funziona l'esercizio, più che non il fatto che stai dentro le colonne del foglio"
PANICO DOPPIO
"Ma no mamma non capisci!!! Lei ha detto di compilarlo qui!!".
Mi arrendo.
Va bene. Compilalo nel foglio.
Ci vorrà una lente di ingrandimento per capire alcune cose che hai scritto ma almeno la maestra sarà contenta.

"Perchè cancelli il numero? Era giusto"
"Si ma non l'avevo scritto tanto bene"

"Mamma già lo so che prenderò un brutto voto, non riesco a ricordarmi tutto, mi fa schifo scienze".

Alcuni esempi, tra i tanti. Non per demolire le maestre di mio figlio che fanno (lo so) un gran lavoro, giostrandosi tra la necessità di seguire il "programma ministeriale" e l'obbligo di valutazione dello studente. Tra quello che è il loro naturale stile di insegnamento e l'allineamento con l'istituto scolastico. A me piacciono le maestre di mio figlio, sia chiaro. Le trovo in gamba, sopratutto una. Tosta, ci crede, li tiene "a bada", mi piace come pensa. Ma è tutto il resto che secondo me è un casino.
Li vedo, piccoli animaletti ossessionati dai voti, dal giudizio, dal confronto con gli altri, da un'impostazione competitiva e poco esperenziale. Devono imparare concetti tipo condensa, angolo retto, tensione superficiale senza averle mai VISTE, tocccate, VISSUTE.

Leggono termini che non conoscono e non sono in grado di fermarsi e chiedere "cosa significa?".

Ed anche io l'ho fatto, questo errore di "punire" mio figlio (ti tolgo la tv, il tablet, i viveri, ti chiudo in cantina per un mese... scherzo) e poi se lui "riga dritto" come faccio a sapere che ha capito e non pensare che lo fa solo secondo un meccanismo ricattatorio?

Non sarebbe tanto più bello e tanto più UTILE se i bambini imparassero della scuola l'aspetto INTERESSANTE delle materie, il fatto che il mondo è governato dalla matematica, dalla geometria, che ogni forma di vita segue dei comportamenti e delle regole che sono universali e che rispondono ai dei bisogni universali e che quindi è interessantissimo conoscerli perchè vuol dire conoscere anche noi stessi?

Se i nostri bambini imparano solo a memoria e solo per avere un bel voto e solo perchè se no saranno puniti, abbiamo tutti fallito, secondo me.
Ed è un peccato, perchè poi tutto quello che seguirà a queste prime esperienze manterrà questo registro e questo sapore.

La scuola può essere invece un luogo di scambio e di crescita e di condivisione ed una incredibile opportunità per consocere se stessi e gli altri.


martedì 28 gennaio 2020

I believe in you

Dire "io credo in te" penso sia una cosa bellissima da dire a qualcuno.
Dire "io credo in te" ad un amico che deve affrontare una prova importante è importante.
Che dica "io credo in te" un bambino di otto anni ad uno di tredici è una cosa emozionante.
Per me, rischiando di peccare di presunzione, vuol dire che come genitori stiamo facendo un buon lavoro.
Vuol dire che nostro figlio capisce il valore della fiducia, l'importanza di qualcuno che crede in te, il profondo significato dell'amicizia.
Mi sono sentite felice stamattina, quando ho sentito questo.
Mi rende orgogliosa e fiera di mio figlio e oggi questa sarà la cosa più bella della giornata, che mi porterò dentro a scaldarmi il cuore...
...non importa se al lavoro mi faranno girare le scatole... non importa se quando uscirò pioverà e mi ricorderò che sto senza ombrello...
...non importa se poi a scuola prenderà un voto non bello.
Sono felice perchè dire "io credo in te" è la cosa più bella al mondo da dire a qualcuno.