sabato 22 febbraio 2014

For you

"Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos". 

(Pablo Neruda)


(Vorrei fare con te, ciò che la primavera fa con i ciliegi)

Things I like very much





Memories

Talvolta chiudo gli occhi e rimango così, in una posizione rilassata, per andare a ripescare nella mia memoria qualche ricordo importante, per poter provare a riviverlo. So che il mio corpo l'ha memorizzato, nella sua "memoria muscolare", così come il mio cervello. Ma a volte mi pare di avere dentro la mia testa un'accozzaglia confusa nella quale non riesco a riconoscere i singoli momenti. Per esempio, gli istanti precedenti e immediatamente successivi alla nascita di mio figlio. Ricordo perfettamente quella sensazione di improvviso smarrimento, dolore, stanchezza, paura di non riuscire a "partorire bene" durata in realtà solo pochi minuti nella sua massima intensità. Ricordo l'istante preciso in cui il mio cucciolo è "venuto al mondo" (ore 13:58 minuti), quella sensazione di sollievo, emozione, euforia, felicità. Ricordo quando mi è stato adagiato sul ventre, ancora pieno di placenta, sangue. Un piccolo cuore pulsante e tremante, sul mio corpo stremato e adrenalinico: un misto di stupore, incredulità e un'emozione come se l'interno universo conosciuto e sconosciuto fosse racchiuso lì, in quel gesto, in quel punto esatto. Ricordo le lacrime, copiose, la mia frase "non ci credo... non ci credo..." e quando sono tornata in camera, spingendo il mio piccolo "fagotto" nel suo lettino provvisorio, le gambe che tremano, una stanchezza e un'emozione di ormoni e di sonno. Ricordo tutto bene, ma allo stesso tempo è come se fosse tutto spezzettato in piccoli frammenti scomposti. E' normale che sia così? La memoria funziona proprio in questo modo?
Anche ricordi brutti sono così, come la morte del mio papà. Quell'improvvisa e lucida consapevolezza che lui non c'era più, solo a sentire al telefono mia mamma che dice "non so, è un po' strano". Lo sapevo già. Avevo già capito, mentre mi infilavo i pantaloni nel cuore della notte (ore 01:35), una tshirt e correvo a mettermi le scarpe, mio marito che mi pare mi dica "fai attenzione, chiamami". Lo sapevo quando correvo in macchina la dove non c'era più fretta alcuna. Lo sapevo quando sono entrata nella sua stanza e l'ho visto, nella sua consueta posizione fetale, che lui non c'era più.
Chiudo gli occhi e cerco di riaverlo con me, per qualche istante: la sua voce, la sua mano, la sua risata breve, concessione di un attimo. Cerco di rivederlo, mentre cerca di dominare i capelli fini, mentre inforca gli occhiali per pulire il pesce o per leggere un brano di un libro.
La mia memoria, se vado ancora più indietro nel tempo, diventa ancora più frammentaria: piccoli pezzetti di visi, sensazioni, oggetti, emozioni, che si affastellano in un universo fatto di cose che sospetto essere in parte parto della mia mente e non ricordi reali. Non ricordo i visi dei miei compagni di scuola delle elementari, se non, forse, di un paio di loro, nè come mi vestivo quando ero bambina, cosa mangiavo, che musiche ascoltavo, niente. Non ricordo quasi nemmeno i compagni di scuola delle superiori. A volte mi concentro per ricordare le stanze della casa in cui ho vissuto con la mia famiglia per più di trent'anni e la ripercorro, stanza dopo stanza, per timore di cancellarne il ricordo. Oggi, poi, con gli strumenti digitali e non che abbiamo a disposizione, è più facile imprimere ricordi, o meglio, è più facile delegare altri strumenti a farlo per noi. Se penso a tutte le foto, i video e gli scritti che ho su mio figlio, è come se potessi rivivere ogni momento. Eppure, quando mia cognata mi ha chiesto quando ha messo i primi denti, ho dovuto concentrarmi per ricordarlo. Perchè la nostra memoria è così selettiva? Ho spesso la sensazione di essere derubata o menomata, in qualche modo, come se tutti i ricordi che non ho più, o meglio, che non so dove si sono nascosti, mi potessero mancare e generare qualche sorta di problema. Dovrei forse avere più fiducia nella mia mente, pensare che tutto ciò che mi serve lo ricordo, ciò che non ricordo così nettamente lo posso comunque ripescare facilmente e ciò che ho dimenticato o che non so dove si trovi non mi serve più. Spiegazione evoluzionistica ma molto rassicurante, lo so. Perciò, in ogni caso, scrivo tanto e faccio tante foto.... perchè, non si sa mai.

martedì 18 febbraio 2014

What I have learned since I run (sometimes)

Quello che ho imparato da quando ho iniziato ad andare a correre: odio i cani che spuntano improvvisamente mentre tu stai nel tuo mondo fatto di musica e calorie bruciate a pensare ai fatti tuoi; odio ancora di più quelli che ti inseguono, per un tratto, sfoderando i denti, magari ancora legati al guinzaglio del loro padrone, che sorride benevolo e un po' soddisfatto. Odio l'mp3 che si scarica dopo cinque minuti e le zaffate di aria gelita che mi tolgono il fiato. Da quando ho iniziato a correre ho imparato che il mio corpo funziona meglio quando è sottoposto ad uno sforzo fisico. Ho imparato che io mi apprezzo di più quando il mio corpo funziona meglio. Ho imparato a vedere il mondo circostante da una prospettiva diversa, fatta da un movimento un po' oscillatorio e continuo, dal basso ma con lo sguardo che spazia dal terreno al cielo. Quando corro osservo i visi delle persone che incrocio sul mio passo, saluto altri corridori come me (questo gesto è previsto dal codice etico del corridore professionista e non professionista), dandomi anche un po' un tono come se stessi facendo qualcosa di riposante. Quando corro vedo come camminano gli altri, se ciondolando trascinando il passo con stanchezza o con un ritmo vispo, determinato, passo vicino ai parchi, ai parcheggi, ai prati e imparo tante cose del mondo che mi circonda. L'altro giorno un signore anziano, davanti a me, ha tirato fuori l'ultima sigaretta dal pacchetto e se l'è infilata in bocca, l'ha accesa e ha lasciato cadere il pacchetto vuoto a terra. Me lo ricordo bene, un pacchetto da dieci di diana blu. Mentre lo sorpassavo, l'ho osservato, per capire che tipo di uomo fa una cosa così stupida come sporcare a terra volutamente e lui ha risposto al mio sguardo con uno sguardo altrettanto accusatorio. Ho proseguito, ho fatto il giro dell'isolato pensando che no, un gesto così che passa inosservato, può diventare una cosa che mi disturba per il resto del giorno. Sono tornata sul punto del marciapiede dove ho incrociato quel signore e ho raccolto il pacchetto  vuoto, gettandolo in un cestino che si trovata a cinque passi da lì. Correndo impari che tante persone non hanno cura del proprio mondo, o meglio, non hanno cura del mondo che condivido con il resto dell'umanità ma non credo che a casa propria gettino pacchetti di sigarette a terra, bottiglie di birra vuote, sacchetti di patatine. Da quando ho iniziato a correre ho scoperto che esiste un modo per migliorare me stessa, ed è quello di esercitare una pressione sulla mia volontà, dominare la mia pigrizia, disciplinare il mio corpo che comunque non mi piace e non mi piacerà mai (e al tempo stesso amo) ed è: correre. Correre mi aiuta ad allenare il mio corpo, a svuotare la mia mente, a rilassare le mie tensioni, a distendere i miei sensi di colpa ed iniziare meglio la giornata.

lunedì 17 febbraio 2014

Sons and daughters


"I bambini si mettono al mondo per insegnare ed imparare, Layton" gli dissi. "Gli insegni ad amare i cani, i passerotti e Dio. Im
pari di nuovo ad amare il mondo, tutto quel mondo invisibile in cui un ragno che si arrampica su un palo del telefono è mistero incommensurabile. Gli insegni ad essere gentile con gli altri, a votare, gli insegni un po' di rispetto per le persone che non capisce, e poi, per grazia di Dio, finisci per imparare le stesse cose che hai imparato da piccolo o che non hai imparato o che hai dimenticato, e allora il mondo diventa un po' più bello per tutti. Il mondo diventa più bello, Layton, perché tu sei disposto a scostare via le brutture che hai dentro e a riempirti della luminosa bontà dorata di un nuovo paio di occhi, e così avrai la tua seconda possibilità di aprirti una strada in questa valle di lacrime che è la vita".

Monica Wood - Beauty Shop - Trad dall'inglese di Ada Arduini - Neri Pozza edizioni - edizione 2002