domenica 24 settembre 2017

family fantastic

Ieri, per miracolo, siamo riusciti a vederci un film (un intero film) mentre nostro figlio collassava piano piano sul divano. Si poco educativo, poco rispondente alle regole del dottor spock o dei pediatri ultrarigidi ma volevo davvero vedere questo film e oggi "nonc'èscuola" quindi va bene così.
Il film è "capitan fantastic" e mi è piaciuto molto: molto suggestive le fotografie, i paesaggi, la fisicità di Viggo Mortensen, attore poliedrico e molto dotato che ha reso un grande personaggio, complesso e completo. Attorno a lui, un cast interessante di piccoli attori che sembrano davvero integrati e sintonici. La trama è nota ai più, ma sostanzialmente il tema centrale è il modo in cui educhiamo i nostri figli, il modo in cui noi stessi vogliamo vivere, la misura in cui ci sentiamo integrati con l'attuale società o - al contrario - quanto noi la rifiutiamo.
Il protagonista con i figli vive per un decennio in mezzo ai boschi e con i figli si occupa di tutto: procacciare il cibo, l'acqua, le pelli, si preoccupa dell'educazione dei figli. Una piccola repubblica platonica basata una un pilatro incontestabile: la verità. La verità intesa in senso il più letterale possibile: racconto sempre e comunque la verità, anche quando fa male, quando può risultare inaccettabile o dura. Racconto cosa sia un rapporto sessuale così come il fatto che la madre si sia tagliata le vene, senza censure, qualunque sia l'età del mio interlocutore. La verità diventa anche un'arma: quando la "tribù" famiglia si trova a fare i conti con la realtà esterna, quell'arma è di una potenza indescrivibile. Distrugge come un fiume in piena le ipocrisie di una società che, a furia di mentire a se stessa, si è mostrificata, abbrutita. Tanto da seminare il dubbio che le bestie, in fin dei conti, siamo tutti noi, che mangiamo veleno (il "non cibo"), che giochiamo ai giochi "sparatutto" invece che leggere dostoevskij, che ci imbottiamo di farmaci e  accettiamo passivamente le regole di un gioco che è diventato una trappola di cui non ci ricordiamo nemmeno più le regole.
Quando il film si conclude, con una parziale sconfitta dell'ideale "platonico" di Capitan Ben,  che si rende consapevole che sebbene abbia insegnato ai figli a cacciare con un coltello o con l'arco, a vivere nella foresta, a migliorare le proprie capacità cardiovascolari e di prestazione fisica, ha in qualche modo "fallito" perchè non ha permesso loro a confrontarsi con il "mondo esterno", ad innamorarsi, a subire le delusioni o incontrare i cambiamenti che il contatto con la diversità degli altri porta.
In fondo questo è poi il nucleo del problema educativo: mescolarsi, integrarsi con l'aterità mantenendo la propria unicità e le proprie caratteristiche senza snaturarsi.
E' illusorio vivere in una "bolla" protettiva all'interno della quale accede solo ciò che è filtrato dal tuo giudizio, dalle tue decisioni, dai tuoi principi morali. La vita non è questa, la società è composta da persone, diverse tra loro, che interagiscono in modi a volte costruttivi a volte meno ma il processo di crescita dei nostri figli è anche questo: conoscere e selezionare.
Bello invece il discorso che il padre fa al figlio in aeroporto alla sua partenza. Un discorso breve, semplice, che condivido appieno:
"Quando farai sesso con una donna, si gentile. E ascoltala. Trattala con rispetto e dignità, anche se tu non la ami. Dì sempre la verità, da sempre l'esempio. Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo. Goditela. Sii avventuroso e coraggioso ma gusta tutto, il tempo vola. "
Non potrei dire niente di diverso a mio figlio, oggi, come tra anni.
Anche l'importanza della VERITA' è un elemento ineressante, su cui vale la pena riflettere: la verità mia, tua, degli altri, la verità assoluta? Interessante che mio figlio, che esce da scuola con un bel graffio sul viso, attribuisce la responsabilità al suo compagno semplicemente perchè "mi ha fatto più male lui di quanto gliene ho fatto io". Questa però è la sua verità. Cosa devo insegnargli di diverso?
Non si picchia? E se devi difendere qualcuno che è picchiato a sua volta non picchi?
Ogni verità, ogni pensiero, è come un prisma che assume diverse tonalità a seconda del punto di vista.Tutto è relativo, in qualche modo. Sta tutto in ciò che per noi è importante insegnare e trasmettere, negli strumenti che ci sembrano più utili, siano essi arco e frecce, un libro o la verità.

Captain Fantastic Camp Fire Scene/Song

giovedì 31 agosto 2017

And they are 46

E sono 46 oggi.

Estate difficile, con tante ansie, pensieri (per lo più cupi), tante cose che iniziano, altre che finiscono, un generale senso di preoccupazione che aleggia dentro e fuori, un po' di aumento di peso che disturba sempre e comunque.
L'importante è ri-cominciare sempre e comunque.
Ogni giorno è un'opportunità per ripartire, per essere propositivi, fiduciosi, sereni.
Il sorriso di mio figlio che mi "regala" le matite colorate (del padre...),
la loro canzoncina sul telefono mentre sono al lavoro,
gli auguri di tuo fratello, di un'amica speciale. 

Piccole, preziose, cose. 

sabato 12 agosto 2017

under pressure

Under pressure: meno un giorno all'agognata meta. Banalmente, semplicemente, concretamente: le ferie. Nell'ultimo mese ho assorbito tutta la tensione dei movimenti di legge per impossessarsi del diritto alla salute dei nostri figli, la tensione del lavoro con pensieri omicidi, la tensione dell'unico genitore rimasto che fa i conti con gli anni e notizie brutte che fanno da cornice al tutto.
Più in profondità ancora, con lo scandaglio di una coscienza che non riesco a sopire mai del tutto, mi addentro nelle caverne recondite dell'idea che il mondo in cui viviamo è davvero compromesso da avidità, menefreghismo e atteggiamenti egoistici. Mi viene l'idea che mettere al mondo un figlio oggi è una scelta davvero azzardata, arrivo quasi a comprendere, nella follia più totale, chi decide di cancellare se e le proprie scelte dalla faccia della terra per "rimediare". Cerco conforto quindi nell'idea che forse mio figlio riuscirà, insieme a pochi altri, a "fare qualche differenza", ad essere ciò che io e la mia generazione non siamo mai stati del tutto.
Noi abbiamo goduto del benessere, della mancanza di pensieri, dell'abbondanza e dell'ignoranza di saperci al sicuro da tutto ma loro dovranno fare i conti con un clima che cambia, con una realtà economica sempre più dura, con valori in crisi.
Ho letto che in Giappone ci sono sempre più tecnologiche sale gioco, a più piani, in cui i "giovani" si rifugiano dalla noia, dalla solitudine, dalla mancanza di lavoro.
Ma dov'è finita quella fame di cononoscere, leggere, sperimentare, di nutrirsi di idee, di esperienze, di luoghi nuovi? Io me lo ricordo quel sapore di paura ed entusiasmo ad arrivare in posti nuovi o con occhi nuovi, a fare anche delle cose stupide, forse pericolose, sicuramente immorali per capire fino a dove potevo spingermi, cosa provavo, chi ero.
La libertà... questa "cosa" così difficile da spiegare, così indimostrabile, un noùmeno: lo sono ma non posso dimostrarlo.
Capisco cosa sia solo quando sento che ne sto perdendo dei pezzetti, dei confini.
Allora mi sento mancare l'aria, mi sento costretta, mi sento violata. Come un pesce preso nella rete, nel panico della paura, con gli occhi sbarrati cerco un buco, una via di uscita, cerco di negare la realtà, cerco di capire se posso modificarla, cercando di non modificare troppo me stessa.
Troppo spesso ultimamente però mi sento in balia di un sapore acido che viene da dentro ma spinto da fuori e non so cosa fare, sento solo che non mi piaccio, non mi va come reagisco, come penso come prospetto il futuro.
Per ora, però, ho bisogno di mettermi in pausa.
Ho bisogno di silenzio, di raccoglimento, di sedimentazione, ho bisogno di sforzarmi a vivere nel qui ed ora e non pensare al dopo ferie, che sarà, già lo so, un vero delirio.
Altro che scafandro, dovrò avere katana e bomba a mano.
Perchè una cosa la so: voglio vivere.

sabato 15 luglio 2017

I would slice myself

Cosa dire quando tuo figlio ti dice: "mamma ti amo così tanto che mi farei a fettine per te".
Non credo di avere ricevuto mai una dichiarazione d'amore più intensa e profonda di questa.
Così è partita l'escalation: E io mi farei a cubetti... e io a pezzettini e mi butterei giù... e io mi staccherei la testa. C'è un che di tenero e anche di Tarantiniano in questo e mi domando se
questo immaginario splatter rappresenta veramente l'apice dell'amore di questo bimbetto di
nemmeno sei anni. Come quando mi dice "eh no che io non muoio, sono vivo non vedi?"
ed io non insisto perchè so quanto turbava a me il pensiero "ci sono" "non ci sono".
E' interessante però scoprire come si immaginano i bambini il mondo che scorre dentro e fuori,
in un fluido di emozioni e di immagini le più svariate.
L'amore per un figlio è così viscerale, così totalizzante e così impegnativo che a volte ti senti veramente che sei a pezzettini, sia nei momenti di preoccupazione o ansia sia in quelli emozionanti.
Per questo ogni tanto, nonostante l'amore immenso ho bisogno di stare sola, ma sola veramente
non sola al parco mentre lui va sul monopattino io mi faccio i fatti miei perchè poi è un continuo "mamma guarda come faccio questa discesa" e poi "voglio un ghiacciolo" e una caduta che richiede una coccola o un po' di acqua. Con sola intendo proprio SOLA.
Momenti in cui cerco di ritrovare quella che che ero, prima di lui.
La cerco sotto i portici detro un bar con un aperitivo, mentre passeggio con un libro in montagna, mentre sono sdraiata sul bordo vasca in piacina. Lei, "quella di prima" a volte si fa vedere a volte no.
A ben pensarci si è presa gli anni migliori, quelli della giovinezza, della pelle liscia, dell'incompiutezza, della spensieratezza ma non si è presa quelli più belli, quelli dell'amore vero, quelli delle gioie concrete e durature. A volte quelladiprima mi manca ma non farei a cambio, se non per un esperimento temporale temporaneo. Sto bene dove sono, la dove ho raccolto quello che ho seminato e pago con gioia le scelte che non ho fatto o concluso. Sto dove c'è casino, disordine, fracasso, lascio lei con le piccole inconsistenti gioie del non decidere nulla veramente.
Io sto qui, a pezzettini o a fettine dipende dal momento ma carnalmente felice. E stanca.