sabato 12 agosto 2017

under pressure

Under pressure: meno un giorno all'agognata meta. Banalmente, semplicemente, concretamente: le ferie. Nell'ultimo mese ho assorbito tutta la tensione dei movimenti di legge per impossessarsi del diritto alla salute dei nostri figli, la tensione del lavoro con pensieri omicidi, la tensione dell'unico genitore rimasto che fa i conti con gli anni e notizie brutte che fanno da cornice al tutto.
Più in profondità ancora, con lo scandaglio di una coscienza che non riesco a sopire mai del tutto, mi addentro nelle caverne recondite dell'idea che il mondo in cui viviamo è davvero compromesso da avidità, menefreghismo e atteggiamenti egoistici. Mi viene l'idea che mettere al mondo un figlio oggi è una scelta davvero azzardata, arrivo quasi a comprendere, nella follia più totale, chi decide di cancellare se e le proprie scelte dalla faccia della terra per "rimediare". Cerco conforto quindi nell'idea che forse mio figlio riuscirà, insieme a pochi altri, a "fare qualche differenza", ad essere ciò che io e la mia generazione non siamo mai stati del tutto.
Noi abbiamo goduto del benessere, della mancanza di pensieri, dell'abbondanza e dell'ignoranza di saperci al sicuro da tutto ma loro dovranno fare i conti con un clima che cambia, con una realtà economica sempre più dura, con valori in crisi.
Ho letto che in Giappone ci sono sempre più tecnologiche sale gioco, a più piani, in cui i "giovani" si rifugiano dalla noia, dalla solitudine, dalla mancanza di lavoro.
Ma dov'è finita quella fame di cononoscere, leggere, sperimentare, di nutrirsi di idee, di esperienze, di luoghi nuovi? Io me lo ricordo quel sapore di paura ed entusiasmo ad arrivare in posti nuovi o con occhi nuovi, a fare anche delle cose stupide, forse pericolose, sicuramente immorali per capire fino a dove potevo spingermi, cosa provavo, chi ero.
La libertà... questa "cosa" così difficile da spiegare, così indimostrabile, un noùmeno: lo sono ma non posso dimostrarlo.
Capisco cosa sia solo quando sento che ne sto perdendo dei pezzetti, dei confini.
Allora mi sento mancare l'aria, mi sento costretta, mi sento violata. Come un pesce preso nella rete, nel panico della paura, con gli occhi sbarrati cerco un buco, una via di uscita, cerco di negare la realtà, cerco di capire se posso modificarla, cercando di non modificare troppo me stessa.
Troppo spesso ultimamente però mi sento in balia di un sapore acido che viene da dentro ma spinto da fuori e non so cosa fare, sento solo che non mi piaccio, non mi va come reagisco, come penso come prospetto il futuro.
Per ora, però, ho bisogno di mettermi in pausa.
Ho bisogno di silenzio, di raccoglimento, di sedimentazione, ho bisogno di sforzarmi a vivere nel qui ed ora e non pensare al dopo ferie, che sarà, già lo so, un vero delirio.
Altro che scafandro, dovrò avere katana e bomba a mano.
Perchè una cosa la so: voglio vivere.