Passare del tempo con un'amica. Giocare con mio figlio. Incontrare qualcuno che è in difficoltà ed aiutarlo. Mangiare qualcosa di buono. Persuadere un passante a togliersi la mascherina che indossa inutilmente. Lavorare serenamente. Riuscire a sentire una bolla di rabbia verso qualcuno che si sgonfia come un palloncino. Leggere un libro interessante e coinvolgente. Sentire i suoni del vento e degli uccellini al mattino presto. Il frinire dei grilli la sera. Ma sopratutto, sentire, dentro di me, che qualcuno è entrato in risonanza con un mio modo di pensare. Quella sensazione che ti dice che si è costruito un qualcosa di globale, ci si è connessi con altri nel misterioso ed insondabile regno del pensiero profondo.
Sono solo degli esempi di esperienze piacevoli, che posso vivere durante il giorno.
Ne potrei elencare mille altri, sono fortunata lo so.
E' vero anche che però, a volte, la quota di cose piacevoli che vivo durante la giornata mi sembra non basti a colmare questo senso di smarrimento che c'è ora, attorno a me.
Questo veleno silenzioso che è la paura, un biossido che entra nelle pieghe del nostro cervello, nel muscolo cardiaco, muove le nostre mani e i piedi, fa prendere le distanze, fa intimorire, fa retrocedere.
Ogni volta bisogna usare il pensiero fermo come un talismano che protegge dal fantasma della morte, dal terrore dell'ignoto, dal timore della malattia. Rimanere centrati, "zen".
A volte, la sera, sono così felice che ho potuto svelare il sorriso a qualcuno che lo nascondeva dietro una pezzuola. O perché sono riuscita a ragionare con qualcuno che sembrava determinato a rifiutare altre interpretazioni che quelle "ufficiali". Altre volte sono felice perché, semplicemente, sono riuscita a dimenticarmi di quello che "sta succedendo" a noi tutti.Ma ci sono anche volte che vado a letto più sfiduciata, stanca e triste. Sono quelle volte in cui la quota di felicità non è stata sufficiente a colmare quella della negatività.
Quelle sere lì il bilancio si chiude in negativo, sento che potrei uscire ed urlare a squarciagola che basta, non se ne può più, i nostri figli hanno bisogno di andare a scuola, giocare nei parchi giochi, abbracciarsi tra loro, sporcarsi le mani, i piedi e la lingua ed essere felici. Vorrei dire alla gente di togliersi le mascherine, sfilarsi i guanti e ridere forte, fino a piangere, perché la vita è bella.
Vorrei correre fino a che ho fiato, inseguire le lepri nei prati e abbracciare tutti i miei amici.
Anche quelli che ancora non conosco.
Coltivo il pensiero, allora, coltivo il desiderio, coltivo un germe con cui infuturarmi in un momento dopo questo, in cui torneremo ad essere capaci di non dover fare bilanci ma semplicemente: vivremo.