La mia mente tende a ricercare il pulsante "salvavita" che spenga tutto e mi metta in condizione di non percepire altro che il puro piacere del cibo, dell'acqua, del respiro.
Ma poi ci ricado.
Ricordo come fosse oggi come mi sentivo circa tre anni fa, quando una legge assurda e inaccettabile, ha fatto capolino nel nostro Paese gettando molti come me in uno stato di confusione, preoccupazione e rabbia. Ed oggi ci risiamo. Siamo dentro questo teatro della tragedia, in questo stato di costrizione e di soggiogamento, chi più ribelle, chi più arreso. Io sento tutte le mie vulnerabilità di madre, di moglie, di figlia, di donna. Sento una lacerazione dentro di me ad osservare il mondo attraverso i vetri della finestra e quando riesco ad uscire ed immergermi nella natura mi sento come un ladro o un clandestino del mondo. Ogni passo che faccio è guardingo, sospettoso, timoroso.
Coltivo il bello che so esserci dentro tutti noi, ricerco uno scopo, cerco di dare un senso ai miei desideri, di immaginare la nostra casa in legno, con un grande portico, l'altalena, lillà e un salice piangente. So che siamo chiamati a fare delle scelte, so che queste scelte non sono tra nero o bianco, tra cioccolato e vaniglia, tra buoni e cattivi. Ma sono scelte che influenzeranno le nostre vite, ci faranno incontrare altre energie, altre persone come noi, un reticolo di coscienze e di stelle ad illuminare questo periodo buio. So che esiste un posto per noi, là fuori, da qualche parte e so che prima che fuori è dentro. Ma oggi è così, un lento traballare tra certezze e dubbi, certa però che sia proprio questo lo scopo: renderci incerti nel nostro passo, insicuri di noi stessi, minando il nostro corpo e la nostra mente. Come tre anni fa anche ora saprò trovare le energie e il sorriso. Se non per me, per le persone che amo e verso le quali sento tutto il meraviglioso peso delle responsabilità.