martedì 9 giugno 2020

To be a mother

Forse ho sempre sbagliato, forse abbiamo sbagliato, mio marito ed io.
Abbiamo sempre pensato che nostro figlio facesse le sue conquiste di autonomia quando fosse stato pronto.
Questo nell'abbandonare il pannolino (rigorosamente lavabili!), nello smettere di allattare e di ricorrere alla tetta come consolazione. Così nel camminare, nell'andare in bici, nel mangiare da solo, nel dormire da solo. Quest'ultima, attualmente, è stata la scelta più tardiva.
Qualcuno, recentemente, nell'ascoltarmi raccontare che mio figlio, da poco (quasi 8 anni e mezzo) ha chiesto di dormire nella sua stanza da solo, mi ha detto, senza mezze parole, "hai sbagliato ad aspettare tanto. L'hai fatto per te, non per lui".  Superato il primo momento di stupore, data la stima che ho di questa persona, nonostante il modo brusco di esprimersi, ho riflettuto su questa cosa. Forse abbiamo sbagliato. Direi che io ho sbagliato, perchè in verità sono io che ho sempre avuto (e non è ovvio il motivo?) il rapporto più viscerale con mio figlio e quindi io ho sempre patito di più ogni sua conquista di autonomia. Sono stata capace, nonostante tutto, ad enfatizzarle e a dare loro la giusta importanza ma questo non mi ha risparmiato dal patirle un po', da richiedere un momento di aggiustamento.
Ora, il sonno è sempre stato un argomento un po' a se, perchè quando il figlio era neonato era naturale tenerlo con noi, favorire l'allattamento a richiesta e poi anche dopo tenerlo nel side bed ma poi il side bed è diventato il bed di famiglia e poi, crescendo, è diventato il letto di mamma e papà.
E questo, forse, è stato un passaggio che andava esaminato meglio.
Con una certa rudezza, lo ammetto, ho riferito al padre (e marito) che non ho patito la sua assenza dal talamo ma non per mancanza di amore o attaccamento nei suoi confronti, giuro.
Però... condividere il momento dell'addormentamento e del risveglio di tuo figlio è un'esperienza magica, unica. Rinunciarvi mi è costato.
Credo però che dare ali e radici sia il principio fondante di ogni genitore e sicuramente mio.
Quindi, quando un paio di settimane fa il figlio adorato ha dichiarato la sua ferma intenzione di impossessarsi del suo letto e della sua stanza, concetto sancito anche dal togliere tutti i disegni "infantili" dall'armadio e dal sistemare i suoi giochi, per me è stato difficile, ma l'ho incoraggiato, l'ho aiutato, l'ho accompagnato. Ora, è da un paio di notti che sta manifestando qualche difficoltà, l'altra sera è tornato nel nostro letto e ieri sera mi ha chiesto di stare nel suo.
Ho accettato ma mi sono domandata se stavo facendo un errore.
Perchè non abbiamo mai letto nessun manuale, non abbiamo consultato psicologi o chiesto consigli. Abbiamo sempre deciso che ci aiutasse lui a capire quando era il momento giusto.
Ma ora non vorrei che il momento giusto sia arrivato e sia io a dirgli che aspetti ancora un momento, in qualche modo inconsapevole. Quella frase, detta in piedi davanti al banco della frutta "hai sbagliato ad aspettare tanto" mi torna a galla come un peso e non riesco a capire quanta percentuale di verità ci sia. In alcune cose gli errori sono talmente evidenti che diventano normali: l'averlo abituato a mangiare spesso davanti alla tv, non lavarsi i denti tutte le sere, giocare da solo davanti alla xbox.
Ma su altre cose, è come se non riuscissi a capire, fino in fondo.
Perchè in fondo, non riesco a stabirire un reale confine, tra dove finisco io e dove inizia lui. E' come se fossimo un unico corpo.
Che sia questo essere madre?