lunedì 8 ottobre 2018

smallfoot

Adoro andare al cinema e mi piace anche andare al cinema con mio figlio. Mi piacciono i cartoni animati, anche se a volte sono deludenti e tutto quello che faceva effettivamente ridere lo avevi già visto nel trailer. Ma altre volte, alla fine di un film, ti accorgi di aver visto una cosa diversa. Così mi è successo con "Smallfoot", una storia abbastanza tipica senza grandi spunti di originalità ma piena di metafore intelligenti. Intanto lo spunto che la razza umana sia quella che più di ogni altra vive di credenze e pregiudizi (giudizi preconfezionati dalla società) la trovo brillante, così come l'uso di "mostriciattoli" (in questo caso yeti) per umanizzare gli uomini.
Oltre a questo la creazione dell'interprete delle pietre (sulle quali è scritto tutto quello che c'è da sapere), l'idea che se hai una domanda che ti attanaglia la devi soffocare per non sentirtene soverchiato e - per contro - la ribellione di cercare la verità a tutti i costi, superando la paura. Altra metafora: essere banditi perchè non si aderisce al codice comune, a ciò che dice il saggio, in questo caso. E nonostante il costo che questo comporta, decidere di perseguire la verità. Infine, il messaggio che - uscendo dai pregiudizi - si possa trovare un terreno comune.
Mi ha reso felice andare al cinema a vedere questo film con mio figlio e mi è piaciuto quando, alla mia domanda se gli fosse piaciuto mi ha detto "si molto" e poi "il pezzo più brutto è stato quando il saggio ha provato a convincere migo che gli uomini sono tutti cattivi e quello che mi è piaciuto di più è stato quando hanno capito che potevano stare insieme senza terrore". Un bel risultato direi.