"La favola dovrebbe essere insegnata come favola, il mito come mito, e i miracoli come fantasie poetiche. Insegnare superstizioni come verità è la più terribile delle cose. La mente del bambino le accetta e cicrede, e solo attraverso un grande dolore e forse una tragedia può esserne, negli anni a venire, liberato". (Ipazia di Alessandria) Il mio credo è la NATURA.
Mi ricordo ancora le discussioni, durante la scuola elementare, con il parroco del paese, sull'esistenza di un'etica, di una morale (io dicevo "anima") nel mio gatto. Cosa che lui squisitamente negava per porre l'uomo - "creatura di Dio" - su un gradino superiore agli animali (a suo servizio suppongo). Aspetto che io - altrettanto squisitamente - non riconoscevo, nè nella febbrile attività di osservazione delle formiche nel giardino di casa mia, nè nella cura dei gatti, nè nell'amore per i cavalli e tutti gli altri animali. Spesso è accaduto, giocando molto all'aperto e molto frequentamente a piedi nudi, che fossi punta da api o che mi graffiassi su rami o pietre, ma mai ho dato "la colpa" a loro. Ho ritenuto l'evento circoscritto all'interno di un'idea di "cosmo". La natura è l'encicolpedia del mondo e dell'universo. Un mondo in cui l'uomo è al pari col sole, il sole con la pianta e la pianta con l'uccello e il rettile, così come con gli inseti. In ogni uomo c'è qualcosa di tutti loro, dal minerale al vegetale. Niente è superiore o inferiore.
Ricordo che ho frequentato la Chiesa, almeno per un certo periodo della mia vita, più per placare il mio animo che per reale convinzione, perchè l'idea di potermi "ribellare" ad un'idea di Dio così precisa e così regolamentata, mi sgomentava, metteva in azione tutte le idee sulla morte e sul "dopo" che ancora oggi mi angosciano. Tante volte, negli anni successivi, sono entrata in una Chiesa, sempre in modo rispettoso e umile, spesso ho acceso una candela, espresso un pensiero o percepito un'idea vaga ma ho sempre ritenuto tutto quel "baraccone" di icone, legni, tonalità scure, sguardi angosciati e ferite aperte inutile se non dannoso ad una vera spiritualità. Da bambina mi domandavo se le panche in Chiesa dovevano essere così scomode per un motivo preciso e quale fosse perchè trascorrerci un'ora e a volte più era una tortura.
La Natura è il mio credo. Diceva Aristotele: "La natura è un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ciò che esiste di per sé e non per accidente."
Credo nel rispetto gli uni degli altri, credo nel cercare di vivere "bene" la propria vita, rispettando le risorse che abbiamo, fuori e dentro di noi, nel non abusare di esse nè di chi ci è vicino, in alcun modo (psico-fisico ed emotivo), credo che il comportamento "pro-sociale" sia innato e come tale non sia frutto delle nostra profonda "bontà" quanto del nostro bisogno di cooperazione di appartenenza. Credo che il comportamento antisociale sia altrettanto innato e che risponda ad un bisogno di conservazione e di dominio e che questo vada controllato quanto il comportamento prosociale compreso. Come dire: facciamo del bene ma sapendo che non siamo "buoni".
Lo facciamo perchè ne abbiamo bisogno.
Comprendo chi trova nella "fede" un risarcimento, una consolazione, una direzione, ma non trovo in essa uguale giovamento. Trovo più utile, per me, permearmi con il resto del Cosmo, conoscere le leggi della natura, accettare il passare del tempo, l'impronta che posso lasciare in senso buono o negativo. Credo nelle energie che possiamo produrre con le nostre parole, emozioni, corpi e sentimenti. Credo che se cerco di sorridere di fronte ad un'avversità, sarà più facile accettarla, sebbene non esserne contenta. Credo nella relazione che abbiamo tra noi e con tutti gli esseri della terra, con le piante e con l'aria, con le energie invisibili che muovono il mondo, le stelle, i pianeti.
Credo che la vita non sia solo qui ma sia ovunque, nell'immenso Universo.
Credo che dobbiamo abitare il mondo e noi stessi, con la massima consapevolezza, gentilezza, intelligenza, apertura d'animo perchè solo così vivremo appieno e saremo capaci di essere - se non felici - contenti di noi stessi.
