mercoledì 15 giugno 2016

saying sorry (or not)

Chiedere scusa... o no? E' giusto insegnare ad un bambino a chiedere scusa? O meglio, è giusto "obbligarlo" a chiedere scusa? Se un bambino commette un'azione che secondo noi è "sbagliata" (perchè violenta, perchè irrispettosa o per qualsivoglia motivo) è importante che spieghiamo al piccolo il nostro punto di vista. Ma mi domando quando sia giusto obbligarlo a sposare la nostra idea. Un esempio: ieri sera ero fuori con mio figlio ad un centro commerciale, mi sono incontrata con un'amica e suo figlio di tre anni più grande. Nell'attesa, eravamo nel piccolo parco annesso e lui giocava con altri bambini e ad un certo punto tira fuori dal sacco le pistole "slugterrache ha voluto portare da casa per giocare con l'altro bimbo. Si nasconde, gioca e poi ad un certo punto mi "spara" una "lumaca" gommosa sulla fronte. "Ahi!!!!" che male! Gli spiego (davo per scontato che lo sapesse...) che non si tirano i proiettili addosso alle persone, piccoli o grandi che siano. Lui mi guarda stupito e mi dice "ma allora a cosa sparo?". Gli identifico i possibili target e finisce lì. Dopo cena si mette a giocare con il figlio della mia amica e tirano fuori di nuovo le pistole e lui colpisce una bambina sul collo. Sono scattata come una molla: l'ho chiamato per nome in modalità incazzusa e gli ho ricordato che non si colpiscono le persone (nel mentre la bambina, gentilmente, ci stava rassicurandolo che non si era fatta male...) e gli ho ingiunto di chiedere scusa. Nel mentre ho sequestrato pistole e proiettili e - a fronte del suo rifiuto a scusarsi - l'ho riportato a casa scusandomi io personalmente con la bimba e i genitori.  E sono andata FUORIDITESTA! Intendo dire che ero veramente molto ma molto incavolata!!! Gli ho detto che mi aveva deluso, che mi sentivo arrabbiata, che - quando saremmo arrivati a casa - avrebbe dovuto togliersi scarpe, fare pipì, lavarsi le mani e mettersi il pigiama e ficcarsi a letto senza dire una sola parola. Gli ho detto che anche se - certamente - gli volevo bene, mi sentivo arrabbiata e non avevo voglia di stare con lui in quel momento, mi aveva deluso.

Lui ha fatto le labbra all'ingiù e ha fatto tutto quello che gli ho chiesto, senza dire una sola parola. Nonostante ciò io mi sentivo bollire il sangue: ma com'è possibile che non chieda scusa? Come mai ritiene di poterlo non fare? Perchè si permette di deludermi così (leggasi "dopo che io l'ho portato fuori, gli ho preso le patatine, sono stata carina con lui..." pensiero immediatamente ricacciato in testa in quanto assolutamente ingiustificato. Lui, dopo un po' di silenzio, dopo aver buttato il teddy a terra come segno di rabbia, ha piagnucolato un po' e mi ha detto "non voglio stare da solo" e io gli ho detto che quando non si comporta bene, le persone non vorranno stare con lui ma poi, dopo un'altra ventina di minuti era proprio triste e aveva le guance rigate di lacrime così sono andata da lui "a fare pace".
Oggi però ho ripensato molto a questa cosa e penso che in parte ho sbagliato, nel senso che le "scuse" non si possono pretendere.
Non voglio che lui chieda scusa se non sente di aver sbagliato.
E forse in questo caso non ha pensato di aver sbagliato, sa di non aver voluto far male alla bambina (e non l'ha fatto), quindi non pensava di dover chiedere scusa.
La cosa più importante è che i bambini capiscano che le loro azioni hanno delle conseguenze e che a volte queste conseguenze sono antipatiche, come arrecare dolore o sofferenza di altro tipo. La cosa importante è che capiscano questo attraverso l'idea di come si sentirebbero loro nella medesima situazione. La cosa importante è che sappiano che esistono dei modi per "riparare" alle cose negative che facciamo, siano esse materiali o "morali". Ma la cosa più importante di tutte è che possano costruire il loro metro di valori, il loro codice etico, facendo degli errori, vedendo l'esempio degli altri, essendo a volte anche in disaccordo con noi.
Quindi, io ho sbagliato: ho sbagliato a PRETENDERE che lui si scusasse con la bimba, ho sbagliato ad aspettarmi che lui vedesse le cose come le vedevo io, ho sbagliato a farmi sopraffare dalla fretta di intervenire, senza lasciargli il tempo di capire eventualmente quello che stava succedendo, visto che in tante altre occasioni ha chiesto spontaneamente scusa senza che fosse incoraggiato.
Bisogna mettersi sempre nei loro panni e bisogna aiutare loro a mettersi nei nostri e ricordarsi che i loro sono tanto piccoli e tanto diversi da quelli a cui siamo abituati noi e anche i nostri sono troppo fuori misura per loro. Ci vuole tempo per avvicinare le misure e per trovarsi sulla stessa lunghezza d'onda e magari non succederà nemmeno troppo spesso. Comunque sia, non è giusto obbligarli a fare qualcosa che non sentono, così come non devo "obbligarlo" a darmi un bacio o farmi una carezza. Le cose di questo tipo, se indotte, perdono assolutamente di significato. Questo è qualcosa che è identico in grandi e piccini eppure quante volte ce ne dimentichiamo?