sabato 20 febbraio 2016

Listen to your body

(Ascoltando Ludovico Einaudi)
Oggi inizio una cura per "disinfettare" la mia "uncomfort zone" (così chiamerei la mia zona intima al momento. La diagnosi, nemmeno così chiara, è di una roba tipo parachetosi atipica bla bla. Vabbeh.
Devo usare degli "Ovuli" disinfettanti e la sera un'altra diavoleria.
Facciamo un bilancio, ti va?
Negli ultimi due mesi: un giradito di quelli da paura, sto ancora osservando l'unghia che cresce sotto l'altra che piano piano si stacca (un brutto spettacolo); un dito gonfio forse un morso di qualche animaletto o una spina sottocutanea, due cistiti, ora questa infezione. In più non ho il ciclo da dicembre. Il test di gravidanza è negativo. Anche se l'ostetrica mi ha suggerito di rifarlo, sono incline a pensare di non essere incinta. E la cosa più buffa è quando mi chiedono: "ma lo vorresti?".
Ma secondo te, nel duemilaesedici, se non volessi concepire nella maniera più assoluta, non saprei attrezzarmi in questo senso? Ma sono domande da farsi? Evidentemente si, perchè ci sarà chi, ancora oggi, dice "è capitato...". Che fesseria.
Comunque, ritengo che di tutto questo panorama che ho descritto sopra, devo farci una rifessione.
Devo mettermi lì, con calma, in una bella giornata di sole, in un luogo tranquillo, con il telefono spento e pensare. Meditare. Riflettere. Fare pace. Prendermi cura di me.
Non posso, non voglio pensare che sia tutta solo una questione "fisica". C'è dell'altro in ballo, qualcosa che non mi sto dicendo. Niente di grave, penso, ma un sottile ruscello di tensione, di incompiutezza, di fragilità. Il mio corpo mi sta dicendo qualcosa. Devo ascoltarlo. Capire.
Il nostro corpo: il nostro meraviglioso, stupefacente, corpo. Quello che tante volte critico, che tante volte mi sembra sgraziato, eccessivo, pensante. Mi sta parlando. Devo ascoltarlo nel modo giusto.