Oggi riflettevo invece su un'altra cosa: i ritmi quotidiani. Vi sono momenti di calma, momenti in cui il tempo si piega e si dilata, rallenta e ogni cosa diventa quieta (purtroppo sono pochi) e altri in cui si entra in un vortice veloce e inarrestabile, le cose vanno fatte in quel momento in quel modo. Pena: si perde un treno, si arriva tardi al lavoro, non si può più entrare a scuola. In un mondo IDEALE, questi momenti non ci sarebbero. In un mondo IDEALE, ognuno vivrebbe secondo i propri ritmi, secondo le proprie necessità. Allora quelli di mio marito si dilaterebbe all'inverosimile e non potrebbe più dirmi "non ho avuto tempo", perchè potrebbe scegliere lui quando e cosa fare. E credetemi vorrei tanto potergli regalare del tempo, sarebbe il regalo migliore che potrei fargli.
In un mondo IDEALE io avrei giornate di 48 ore e notti di 5. Potrei leggere di più, praticare di più yoga e camminare a lungo in mezzo ai boschi. In un mondo IDEALE, mio figlio potrebbe andare a scuola verso le 9:30-10:00 e non indossare il grembiulino.
In QUESTO mondo però non funzionano così le cose e bisogna fare dei piccoli miracoli quotidiani: in 45-60 minuti svegliare (bene) il figlio, dargli la coccola quotidiana, magari un po' di paperino sul tablet, una spremuta fresca, una brioche, vestirlo (mentre beve la spremuta, mangia la briosche, guarda il cartoon), prepararmi una centrifuga, il litro e mezzo di tea che mi porto al lavoro, pulire tutto, vestirmi e truccarmi, convincere mio figlio che è ora di uscire e non è nè sabato nè domenica, incoraggiare mio marito a darsi una mossa e possono accadere due cose a questo punto: io che ho in braccio mio figlio e aspetto sulla soglia mio marito che non trova portafoglio, chiavi, guanti, o mio marito sulla macchina accesa che aspetta ed io che scendo trafelata le scale con mio figlio in braccio, la borsa, il sacco col cibo e il thermos. Lascio mio marito alla stazione alle 7:55 (treno parte alle 8:03) e io mi precipito a scuola con mio figlio che dice che ha mal di pancia "vero che si sta a casa col mal di pancia mamma?" e io che gli ricordo la storia di "al lupo al lupo" allora lui dice che ha mal di gola e io gli dico di non fingere di star male, se non vuol andare a scuola basta che lo dice e lui lo dice e io allora gli dico che oggi non posso ma appena sono a casa dal lavoro terrò conto della sua richiesta e nel mentre arriviamo a scuola lo porto dentro (in braccio per far prima) gli metto il grembiulino superando le sue proteste e nonostante tenga i pugni chiusi e lo lascio in mezzo ai bimbi ancora spaesato e un po' incazzato e poi gli dico che mi può mandare un bacio e lui me lo manda poi uno non basta e diventano due poi mi deve dare un bacio "vero" e io corro fuori e di solito arrivo al lavoro con una media di ritardo di 10-15 minuti. Praticamente: un miracolo. Questo si ripete ogni mattina quando io lavoro alle 8. Quando lavoro più tardi o sono a casa, invece, posso dilatare il mio tempo e diventa tutto più facile.
Ma di VERAMENTE facile, con un figlio di 4 anni e un marito come il mio (bravissimo e buono ma pigro e totalmente disorganizzato con svariate manifestazione di amnesia episodica) non c'è nulla.Ma, stranamente, sto bene. Nonostante tutto.
Tanti soldi mi renderebbero più felice? Non so dirlo, potrei comprare una tata che porti mio figlio a scuola, un autista che porti mio marito alla stazione, una cuoca che cucini sempre ma poi, potrei fare a meno dei baci di mio figlio quando lo saluto, del gioco del "cambio autista" davanti alla stazione, di cucinare tante cose diverse per ognuno di noi? No, non potrei. Non vorrei.
Meglio i piccoli miracoli quotidiani.