mercoledì 5 agosto 2015

Two brains

"Mamma voglio vedere i cavavaggi", che, tradotto in lingua adulta vuol dire "Mamma, voglio vedere gli scarafaggi" che non significa vedere il noto esponende dei blattoidei, ma significa il cartone animato "Oggy e i maledetti scarafaggi". Attualmente è nella top 3 dei cartoni preferiti. Una volta, quando già i miei nipoti lo guardavano, lo mettevo alla stregua di "sponge bob" e "i fantagenitori": cartone animato semi-idiota incomprensibile, veloce e assolutamente non educativo. Devo dire però che, come mi successe con "La Pimpa", ne sto rivalutando il valore, lo stile, anche quasi il messaggio intrinseco: un povero gatto un po' ingenuo ma in fondo buono, tiraneggiato da tre scarafaggi e innamorato di una gatta bianca. Il problema, semmai, è che il cartone animato suddetto è trasmesso sul canale K2 che è letteralmente INTRISO di pubblicità e non passano 10 secondi dall'inizio di una pubblicità che non sento dire: "Mammaaaaaaa... voglio il gioco di piderman con il pulsante!!!!". Ho, tentato, l'altro giorno, di vestire i panni del pacato educatore dicendo a mio figlio: "eh, però non è che ogni volta che vedi una pubblicità devi aumentare il numero di "bisogni" che hai normalmente, pensa con la tua testa". Forse ho preteso troppo. Forse pretendo sempre "troppo", dimenticandomi che comunque non ha ancora nemmeno quattro anni e già fa tante cose "da grande": va al centro estivo coi grandi ed è bravissimo, si veste e si sveste da solo, va in bagno da solo (pulirsi non sempre...), fa il bagnetto da solo, sceglie cosa mangiare (e ha le idee chiare). Certo, non sa soffiarsi il naso, non va in bici senza rotelle ma... sta crescendo. Eppoi, nei primi tre anni di vita abbondanti, l'emisfero destro è quello dominante: un'emozione, uno stimolo interessante, possono catturare completamente i bambini e creare difficoltà a noi genitori che invece viviamo sempre contesti tra mille impegni. Se vuole andare al centro estivo con la sua biciclettina non è che può capire che non lo può fare oggi perchè io sono di corsa. Lo stesso può succedere con un'emozione negativa: i bimbi ne diventano preda, non riescono a dominarla, il loro presente, il loro cuore è preso interamente da quello che sentono, dolore o rabbia o frustrazione che sia. Molti li considerano capricci. E allora la partita finisce sempre a svantaggio dei bambini che non hanno ancora i mezzi per esprimersi e difendersi. Quasi sempre, è un mio parere, la parola capriccio è utilizzata quando la volontà o i tempi dei bambini non coincidono con quelli dell'adulto, a cui magari le circostanze danno effettivamente ragione, come quando è davvero tardi e bisogna correre al lavoro.
Però, se ci pensiamo bene, è un pò un abuso di potere. Ma anche uno spreco di potere: perché, invece di prenderci una vittoria facile, potremmo usare le nostre maggiori risorse per provare una strada diversa e intervenire in modo efficace ma insieme anche rispettoso.
Come? Per esempio ricordarsi proprio che il cervello possiede un'assimetri funzionale e se si entra in sintonia con il lato emotivo dei nostri figli, cercando di capire le ragioni del loro pianto o della loro rabbia e quindi suggerirgli una strategia di controllo e superamento della crisi. Chiamatela negoziazione, chiamatela occasione di crescita e confronto, ma il risultato è molto spesso garantito. Senza traumi per nessuno, senza mani che volano o parole che si accendono.
In fondo, due cervelli sono meglio di uno. Ed è vero anche per noi adulti.