
Oggi - mentre ero in attesa che mi consegnassero i farmaci sostitutivi per i pazienti della Struttura per cui lavoro - un pochino scazzata per una serie di ragioni qui irrilevanti, per caso ho sentito fare riferimento un'infermiera ai propri figli. Sono tanti anni che la conosco e non avevo idea che avesse figli, non abbiamo mai parlato molto, è una donna un po' scostante e dura, un po' umorale e le persone così volubili mi mettono ansia. Ma oggi è stato istintivo approfondire questo aspetto e lei mi ha detto di avere due figli, un maschio di 16 e una femmina di 14. Scherzando le ho chiesto: "Ma è vero no che sono tutte leggende quelle che si dicono sull'adolescenza?" e lei, in modo del tutto inaspettato ha condiviso con me tutte le sue ansie, ma in un modo così sentito e commosso che le sue parole hanno fatto breccia dentro di me. Mi ha colpito sopratutto che non si è lamentata del comportamento dei figli, nè delle stupidaggini che fanno, ma ha dichiarato che la cosa davvero più difficile per lei è dover permettere ai figli di fare degli errori e non correggerli, ma sopratutto non poter evitare loro la minima sofferenza. Ho provato ad ipotizzare che quella sofferenza li aiuterà a crescere ma lei, con la voce commossa mi ha detto: "lo vedrai anche tu un giorno, quando i figli sono piccoli come i tuoi puoi proteggerli da quasi tutto, lo devi fare e ti accorgi che ti occupi quasi interamente della loro sofferenza fisica, ma quando crescono è tutta la sofferenza che non vedi che ti mette ansia e dalla quale non puoi proteggerli fino in fondo. E' difficilissimo."
In realtà ho sempre pensato che questo sia difficile: accettare che mio figlio non mi "appartiene" e che sebbene gli ho dato il "dono della vita" non per questo posso comandarlo e agire potere su di lui.
Mi ha colpito questa breve conversazione e sono stata contenta di poterla raccogliere ed aggiungere un altro pezzetto di "umanità" al mio patrimonio personale.
Ad onor del vero debbo però anche dire che di mio figlio, già ora, mi preoccupa quasi più la sua salute emotiva che non fisica. Deformazione professionale? Chi vivrà, vedrà.