Ho bisogno di silenzio. Silenzio dentro intendo. Sto metabolizzando tutto quello che ho vissuto oggi, poi ieri poi l'altro ieri. Questa maledetta fistola. Oggi sappiamo che ha un nome più lungo: adenite tubercolare. Oggi, mentre il medico visitava il mio cucciolo, mi passavano davanti agli occhi le immagini di tutti questi mesi, ma più che altro di tutta la fiducia (incondizionata) che ho posto sull'omeopatia o meglio sull'omeopata che continuava a dirmi che sarebbe passato che sarebbe svanito tutto. Oltre a lei, anche il pediatra privato pagato (in nero) che mi ha rassicurato dicendomi che non era nulla che si sarebbe risolto da solo, senza fare niente. Mi domando come fanno, professionisti che hanno in mano le vite dei nostri piccoli bambini, si concedono il lusso di essere così sicuri di sé, allontanando (se mai ne abbiano) ogni dubbio su eventuali diagnosi sbagliate o su cui sono stati quanto meno superficiali. Oggi, mi sentivo dire "con calma, poche informazioni, ma certe. Facciamo così così e così". E finalmente ho provato quella sensazione calda e confortante di sentirmi guidata da qualcuno che sa esattamente cosa fare. Nello stesso tempo in cui mi sentivo sollevata, mi sono sentita anche profondamente delusa da me stessa, dalla mia cecità, mi sono sentita spossata, svuotata, stanca. Sarebbe cambiato tutto se avessi preso in considerazione la possibilità di dare a mio figlio degli antibiotici senza essere troppo ottusamente contraria "a priori"?Nessuno, prima della "nuova" pediatra, ha mai portato la mia attenzione sulla possibilità che la situazione fosse più grave di quello che sembrava, e a me ha fatto comodo crederlo. Niente di più.
Mi dispiace anche - confesso - che mio marito mi dice che "se fosse stato per lui si sarebbe mosso prima". Trovo sia un po' comodo dirlo ora, quando sono sempre stata quasi sempre io a portarlo alle visite e a darli i rimedi. Ma a volte si dicono cose dettate dalla preoccupazione ed io, ora, di parole non voglio sentirne più.
Silenzio.