lunedì 15 settembre 2014

Back to school (part 1)

Ore 5:00 a.m.: sono sveglia.
Attorno a me silenzio. Mi volto a sinistra: la mia dolce metà che dorme sul fianco sinistro, mi da le spalle. Tra noi due il gatto nero e grasso. Mi volto a destra: la mia piccola scimmietta che dorme a pancia in su, con le braccia abbandonate lungo i fianchi, le gambe larghe, leggermente arcuate. LA PACE.
Sorrido, tra qualche ora torna a scuola. Questa volta è l'avventura della materna. Guardo l'ora: le 5 e 10.
Perchè non riesco a dormire? Eppure non devo andare in bagno, non ho fame, ho un po' di sete. Bevo dell'acqua, per fortuna la tengo sempre pronta.
Guardo la luce gelatinosa della notte che penetra dalla zanzariera, sento un po' di fresco, mi copro con la coperta di pile. Ho un po' mal di schiena, forse la posizione, forse le camminate e corse del week end.
Che pace a quest'ora. Però, niente da fare, non dormo più. Che faccio, leggo? No, non voglio accendere luci? Mi alzo? No, mi godo questo momento di attesa e di pace, una leggera ansia di crescita e cambiamento. Alle 6.45 il mio piccolo cucciolo si gira e rigira, so che sta per svegliarsi. Si stira, apre un po' gli occhi, mi si avvicina, naso contro naso: "ciao mamma". "Ciao piccolino". Ed è il momento del rito della "tetta", criticato ancora ieri da una collega a cena da me: "così grande, ancora la tetta?!". Avrei voluto dirle (dal momento che il suo ha 2 anni più del mio) "Così grande ancora il latte Humana? E il pannolino di notte? E il biberon?" ma non l'ho detto perchè il suo pargolo così ben educato, così dotato da un punto di vista linguistico si è comportato piuttosto prepotentemente già di suo.
Comunque, risveglio generale della famiglia, rito della pipi, rito del "chiccotto al cioccolato", rito del "casa balloon" (siamo innamorati del cartone animato "UP"), mi vesto e mi sento molto stanca, un po' nervosa.
Vesto lui, si veste l'altro (che nel frattempo ha allineato qualche chakra...
Primo dramma: lasciare il palloncino del cavallo nero a casa!!! Proviamo con la psicologia inversa, con i discorsi maturi, con la corruzione pura, per finire col prenderlo in braccio e trascinarlo fuori tra le lacrime sue e l'angoscia mia.
Secondo dramma: entrati a scuola una bimba piange ferocemente, un'altra viene a salutarlo e gli infila un dito in un occhio e sua madre che fa? Gli vuole togliere la felpa e ABBANDONARLO li? No no, abbracciato ala gamba, sbatte piedi e protesta. Il padre, questa volta (ma solo questa) più in gamba di me, lo porta ad un tavolino dove c'è una barca a cui subito il piccolo si appassiona.
Terzo dramma: il grrembiulino... non vuole metterlo poi non vuole quello rosso poi troviamo il compromesso con quello yellow. Yuppi!!!
Ci salutiamo, ci vediamo dopo, ciao ciao, foto ricordo, usciamo.
Che strano essere da soli, noi due. Ci prendiamo la mano.
Mi sento stanca, spero vada tutto bene.
Spero che abbia una vita felice, che non si senta mai solo, che trovi sempre dentro di se la gioia di vivere, qualunque cosa succeda, attorno e dentro di lui. Spero che sia curioso e coraggioso ma che sappia chiedere aiuto e rispettare gli altri, chiunque siano.
Ma facciamo un passo per volta.
Ora, intanto, vado a riprendermelo.
(to be continued)