Iero ero dalla dentista (per la seconda volta), che una tipa un po' "così": alternativa, terra-terra, molto easy-way e un po' di tutto. Mentre allegramente mi lasciava con la bocca aperta (fisicamente non metaforicamente) per far asciugare il nuovo tentativo di recupero del dente (finora andato a buon fine), attacca discorso con la paziente successiva, in attesa in sala d'aspetto mentre va e viene da lì allo studio in cui mi trovo. Sento frammenti di discorso, nei quali non mi coinvolgono (come potrei rispondere col cotone in bocca e la gola secca?) ma che mi fanno capire che il dialogo è sui poveri derelitti morti nel tentativo di raggiungere Lampedusa... la signora in sala d'aspetto dice qualcosa che fa riferimento all'anno 2013 come l'anno delle catastrofi... poi nomina gli angeli, qualcosa tipo "gravi malattie, piaghe e poi il prossimo anno è quello della rinascita"... la dentista non si scompone, si ravviva i capelli paglierini, si sistema gli occhiali sul naso e si definisce "molto credente ma incredula sul diavolo". La cosa poi vira sui figli, non colgo come mi manca un pezzo di dialogo e sul fatto che la dottoressa si dice piena di rimpianti per non averne messi al mondo, "tanto che in menopausa ci piangevo anche su questa cosa ma sa cosa mi ha detto un mio cliente, un pediatra?" "no" dice l'altra dalla sala d'aspetto. "mi disse, una volta" risponde lei "che cosa si dispiace a fare? Ce ne sono così tanti di bambini, che c'è una vera sovrappopolazione, ed è quasi un atto di rispetto per la società non averne". Nota di colore: scopro poi che il pediatra in questione ne ha 4 di figli (sic).

Ora, due riflessioni veloci: a volte mi capita, nella mia mente bacata, di fare un gratuito collegamento tra tante tragedie che accadono (come per esempio un naufragio o un terremoto o l'esplosione di un reattore) con la sovrappopolazione. Ma in questo so che c'è lo zampino del mio (fu) padre che, nella sua visione spesso pessimista aveva una visione apocalittica del sistema di equilibrio del mondo (e, alla fin fine, pure lui ne ha avuti quattro di figli!). Però è come se, in qualche modo, il primo pensiero fosse: se c'è poco posto per tutti quanti, come si fa a regolare il numero della popolazione? Guerre, tragedie?
L'altra riflessione è sul valore altruista del scegliere di avere nessuno o uno solo di figlio. In parte mi trovo anche d'accordo ma poi rifletto anche sul fatto che - come sempre - non posso in questa riflessione non pensare anche che forse chi fa figli in modo inconsapevole, scellerato, strumentale, ignorante, però... chi sono io per decidere chi "merita" di avere figli e chi no?
Non