Da appena quindici giorni ho salutato papà e ancora il ricordo è vivo dentro di me: se chiudo gli occhi lo rivedo nel letto mentre apparentemente dorme ma il suo respiro vitale non c'è già più.
Nonostante ciò, mi capita ugualmente di avere timore di non ricordarlo più, dimenticarmi la sua voce, i suoi gesti, il suo modo di parlare e muoversi nello spazio della mia vita.
Ogni tanto rivedo le foto che ho fatto stampare e che sono temporaneamente appoggiate sulla libreria in attesa di una migliore collocazione e sorrido. Voglio pensare che in qualche modo sia ancora più vicino a me, dentro e fuori e che la sua parte "energetica" mi circondi come una coperta di stelle nelle sere più fredde.
Sono stanca, scarica. Oggi ho anche male al collo, sento dei dolori di origine tensiva, ho dormito male, ho fatto sogni strani, inquietanti. Ho bisogno di riposare un po', di vedere posti nuovi, di rivedere posti familiari, di riunirmi con la "tribù" di mio marito, di avere dei ritmi diversi, di fare bagno di sole, di mare, mangiare altri sapori, gustare i prodotti della terra, una terra lontana da me ma dentro il mio cuore.
Queste ferie capitano proprio nel momento di maggiore necessità, quando ho ancora il cuore ferito dalla morte di mio papà e un viaggio come questo può aiutare a cicatrizzare tutto. Questi giorni di riposo sono un toccasana per il momento di grande difficoltà al lavoro, con questa maledetta e lunghissima situazione di crisi totale, un Paese al collasso, ingovernabile, irritante e amorale. Parto col ricordo dolce-amaro di mio padre, con un lieve senso di colpa nell'abbandonare mia madre, con l'evento di cronaca della morte di un bimbo di nemmeno quattro anni la cui foto è visibile all'ingresso del nido, con un po' di preoccupazione per il futuro lavorativo.
Ma voglio provare a spegnere tutta la negatività, fare un "reset" del sistema interno ed esterno e ritornare poi carica e riposata.
Vado anche a fare il battesimo del mio cucciolo, oramai oltre l'anno di età, fuori da ogni schema ma abbiamo atteso che lo zio fosse pronto e "abilitato", cosa di cui lo ringrazio e lo redarguisco allo stesso tempo (ma chi te l'ha fatto fare?). Voglio pensare a questo rito come ad una sorta di ufficializzazione dell'ingresso del mio bimbo in un mondo fatto "anche" di regole, prima di tutto morali ed etiche. Non esiste, a questo proposito (che io sappia) un rito "civile" di battesimo, se non celebrazioni simboliche molto personali.
Ma io so che ognuno può attribuire a questo rito i significati più diversi: superstizione, fede, scetticismo, indifferenza, dedizione cieca. Io, da genitore, mi impegno a crescere mio figlio alla giustizia e alla LIBERTA', per proteggerlo e indirizzarlo ai dettami del vivere CIVILE, nel rispetto di TUTTI, uguali e diversi a lui, nel rispetto di sè, nella voglia di esplorare un mondo che può essere molto contraddittorio e doloroso ma sicuramente pieno di ricchezza.
Children see, children do, niente di più vero. E dunque voglio essere un esempio per lui, voglio che sia una persona gentile e allora mi sforzerò ancora di più ad essere gentile. Voglio che sia una persona generosa e perciò abbiamo voluto "regalarci" un'adozione a distanza, legando il nostro nome a quello del piccolo Sajad. Voglio che sia una persona umile e allora cerchiamo di non essere troppo arroganti e presuntuosi.
Vorrei non vederlo mai piangere, soffrire o stare male ma so che questo non è possibile. So però che possono esserci sempre per lui, aiutarlo a capire le esperienze che faticherà a capire e comprendere il vero significato di libertà e di appartenenza.
Ho capito già da tempo che sono i legami d'affetto che ti rendono libero, così come l'amore per la terra e per la natura ci rende parte di questo mondo.
Ed io, ora, ho bisogno di ripristinare questo legame con un atto simbolico come questo, nell'immergerci nell'acqua ci purifichiamo delle cose terrene e - in fondo - passeggere. Ciò che rimane, dopo, siamo solo NOI.