venerdì 5 luglio 2013

No matter what

Caro papà,
sto navigando nel fiume in piena dei ricordi, immagini, sensazioni. Tu "non sei più tra noi", almeno non nella "forma" in cui siamo abituati, già da più di 24 ore ma ancora mi sembra impossibile, inacettabile, che non ti incontrerò più, che non sentirò più il profumo del dopobarba che hai usato negli ultimi vent'anni, della tua manona sulla mia testa, della tua risata un po' contenuta e che non ti vederò alzare le sopraciglia quando dici qualcosa di spiritoso, quando ti animi parlando di filosofia o intrecci le mani pensando a qualcosa che ti preoccupa. A dicembre, mentre eri qui da noi, hai detto che eri dimagrito e stavi bene e che speravi di riuscire a vivere bene ancora qualche anno. Sono passati solo 7 mesi. Hai detto anche, però, che non importa vivere tanto ma vivere bene e - sopratutto - morire bene. Non so se hai vissuto bene, non sempre sicuramente ma so che tu sei morto bene. Sei stato ingombrante e complicato tutta la vita e nella morte sei stato silenziosissimo, discreto, pacifico. Sei stato tutto ciò che in vita non sei stato mai.
Le tue amate orchidee sono ancora sul davanzale, aperte nell'attesa delle tue cure, del sole che tu ogni giorno facevi loro ricevere o dal quale le proteggevi. E i tuoi adorati cani, con i loro occhi liquidi e un po' interrogatori si aggirano per casa smarriti, disorientati dalla tua assenza. Tua moglie, che mi ha ricordato che quest'anno toccavate i 50 anni di matrimonio, che tanto ti ha amato e forse anche un po' odiato, ti è stata però sempre accanto, nonostante tutto. Ti ha amato così tanto da preferirti a volte ai figli, ai genitori, alla sua stessa vita. I tuoi figli che tanto rivendicano oggi di non essere stati tenuti in considerazione da te come volevano, pezzi del tuo cuore e della tua vita che non hanno avuto, dovranno fare pace dentro di sé, creare il silenzio, finalmente, perchè tu, il loro interlocutore, così complesso e autoritario, ora tace.
Ho tanti ricordi di te, per fortuna, così tanti che elencarli sarebbe impossibile. Ma anche tante cose che custodisco e che penso di avere vissuto solo io, almeno credo: alcune piccole confidenze, date in momenti di inconsapevole slancio, frammenti di dialogo nei quali tu non eri "padre" ma "essere umano".
Ti rivedo ora mentre fai il caffè con precisione e sicurezza e pretendendo che sia il caffè più buono del mondo. Ti rivedo mentre osservi mio figlio, essere nuovo, che gioca e conquista sempre più spazio nel tuo cuore. Mentre mordi un pezzo di ghiacciolo e lo fai prendere dalla bocca dal cane, mentre sfoggi le tue piante, mentre suoni il pianoforte. C'era una grande musica dentro di te, papà, anche se era tanto, troppo tempo che non suonavi. Ora il piano è chiuso, gli spartiti sopra, silenzio. Ma la musica è ancora nell'aria. Tu ci sarai sempre, dentro e attorno a me e io so che tu mi hai amato tanto. So che hai pensato più di una volta di non avermi dato abbastanza, so che ti sei interrogato mille volte su quanto sei stato un "bravo padre", così come sapevi di essere un bravo industriale. Io ti ho amato tanto, mi soprendo a scoprire che ora mi vengono solo in mente bei ricordi e non penso sia per quella ipocrita clemenza di cui si fa sfoggio di fronte ai defunti, penso che sia perchè io con te, sono in pace da tanto tempo.
Ho scoperto che hai desiderato che si suonasse "Quadri di una esposizione" di Musorrgskij al tuo funerale. Non so se una cremazione può essere davvero considerata un funerale ma ho ordinato di corsa il cd per poter esaudire almeno un piccolo desiderio. Non so quante volte io sia davvero riuscita ad esaudire i tuoi desideri ma sono felice di averti conosciuto, amato, visto in momenti di tenerezza, gioia e serenità. Sono felice di essermi potuta prendere cura di te quando di recente ne hai avuto bisogno, quando eri in ospedale. Sono felice che hai potuto conoscere mio figlio, la mia piccola gioia infinita, che sei stato il mio testimone al mio matrimonio. Sono felice che sei stato mio papà.
Ma comunque, prima o poi, ci rivedremo.