martedì 6 agosto 2013

Last piano notes

(Ascoltando "Sonate au Clair de Lune" - Beethoven)

Caro papà,
non arrabbiarti: un altro pezzo di storia se n'è andato. Sono sicura che sei d'accordo, me l'avevi pure detto, che avresti voluto venderlo, il piano.
Non "un" piano, ma "IL" piano.
Non uno strumento musicale, un pezzo di te, di noi tutti. Non tanto perchè un bellissimo "oggetto", non perchè uno strumento musicale di altissima qualità, ma perchè uno strumento vivo, compenentrato nel tessuto della famiglia, parte della famiglia stessa.
Un settimo membro del nostro nucleo che ha assorbito cellule, sudore, pensieri, tensioni, piaceri, oltre ad essere stato rifugio dei miei giochi da bambina, oggetto di desiderio e a volte - un po' maldestramente - un "mobile" su cui ci si appoggiava per dirsi le ultime cose prima di salutarsi.
Mai, una solta volta da che ricordo, sono stata a casa tua senza dare una carezza al piano, entrando o uscendo o entrambe le cose.
Mai potrei scindere il ricordo di "te" da quello del tuo pianoforte. Eravate una cosa sola. E più di una volta ho invidiato questo tuo rapporto così carnale e intimo, così trascendente e sessuale con il piano. Quando suonavi, e purtroppo nell'ultimo anno hai suonato sempre meno fino a smettere del tutto, i tratti del tuo viso si distendevano sempre più, le tue mani sembrano seguire un percorso loro, staccato da tutto il resto, ma in verità tutto il tuo corpo seguiva un flusso interno di musica che solo tu sentivi. Noi potevamo solo sentire quello che emergeva alla superficie, musiche bellissime arrabbiate o dolci, ma sotto le note c'era tutto un mondo a cui solo tu avevi accesso.
Ora il piano se n'è andato, com'è giusto che sia. Tu non puoi più suonarlo e lui non deve più dover aspettare che tu lo faccia. Posso sono augurarmi che chi lo acquisterà saprà dargli il giusto valore, attenzioni e amore che tu gli hai riservato, ma so che non sarà mai più lo stesso.
La nostra vita non è più la stessa senza la tua musica. Posso solo ascoltarla e provare a pensare che ci sia tu dietro quelle note. Ti rivedo, che oscilli in avanti e indietro, le tue labbra che sussurrano impercettibilmente qualcosa che sente solo il tuo strumento, perso in un mondo meraviglioso. Tuo e solo tuo.
Mi fa un po' tenerezza che l'ultimo membro della famiglia che ha suonato il tuo piano è stato il mio bimbo, che, un po' goffamente, ne ha premuto i tasti facendo uscire dai suoi polmoni dei suoni inarticolati. Ma forse è giusto così: con leggerezza e candore e molta inconsapevolezza, ha salutato come si doveva, questo nostro amico e fratello.
La musica continua papà.