Un periodo strano per me questo. Un periodo in cui mi sento molto "fragile" ma anche stressata da alcune cose, in particolare dalla mia vulnerabilità rispetto a certi rapporti di amicizia.
Forse amicizia è anche una parolona, non so. Cos'è "l'amicizia"? Il termine, dal greco φιλία, si incontra nella filosofia greca dapprima come concetto fisico in Empedocle con il significato di FORZA COSMICA e insieme di divinità, che spinge in armonica unità gli elementi (aria, acqua, terra e fuoco).
Più ancora mi piace il concetto di Montaigne che definì l'amicizia come una "SERVITU' VOLONTARIA", come il legame tra i più profondi proprio perché disinteressato, che si instaura tra esseri umani (e animali?).
Un periodo strano perché, a conti fatti, laddove ho sempre "my person", la mia "best friend" che è l'amica migliore che potrei desiderare e la amo con tutto il cuore, ho conosciuto anche altre persone, nell'arco dell'ultimo anno, con cui ho stretto un legame forte (BOND... dall'inglese "nodo, legame"), con cui condivido idee, ideologie, interessi e linguaggi.
Dall'altra parte sono rimasta molto delusa da un'amica con cui ho condiviso molto tempo libero nell'arco dello stesso ultimo anno in particolare, una persona a cui mi sono avvicinata per curiosità, per comunanza di figli a scuola, per tenerezza. La sua vita, che mi è apparsa spesso infelice e incasinata, ha mosso la mia tenerezza e il mio bisogno di accudimento, così l'ho trascinata a volte in maniera un po' perentoria a fare un aperitivo o una "fuga" dall'ordinario ma poi lei - regolarmente - tornava alla SUA vita. Ed è qui forse che si è creata la prima crepa: lei non è mai diventata quello che "volevo", pensavo, mi aspettavo, nonostante sembrava che in qualche modo implicitamente, me lo chiedesse. Non ha funzionato quel principio chimico che dice che due sostanze, a contatto, si influenzano vicendevolmente. E' rimasta sempre ineluttabilmente se stessa, in tutto e per tutto, senza essere minimamente scalfita dal mio entusiasmo o dal mio egoismo, che dir si voglia.
Credo che lì in quel momento, avrei dovuto riconoscere quello che era davanti ai miei occhi; non tutti hanno voglia di cambiare la propria vita, per quanto triste possa essere, il proprio punto di vista, per quanto scomodo sia, il proprio modo di divertirsi e relazionarsi, per quanto sempliciotto sia.
Questo rapporto mi ha molto stressato, ha dissipato energia, mi ha fatto sentire fragile e triste, derubata dall'idea di essere importante anche per lei o forse è solo una brutta ferita narcisista che mina l'idea che siamo così speciali che non possiamo che esserlo per tutti. Non è così e non è semplice come dice mio figlio "chi non ci vuole non ci merita", a volte noi meritiamo di non avere alcune persone perché quelle persone - semplicemente - stanno bene senza di noi. Anche senza di noi, quasi senza alcuna differenza.
Ognuno ha i propri punti di riferimento, i propri pilastri, i principi che guidano il nostro cammino, la nostra vita, i nostri parametri di felicità, le nostre curve di onnipotenza, la nostra "comfort zone", le nostre fragilità, delusioni, la nostra stanchezza. Le lacrime, nel mare, si disperdono, sulla terra si evidenziano. Tutto sta alla sostanza in cui siamo immersi, se è luce o buio, se è gioia o tristezza.
Non fa differenza quello che si vede fa differenza quello che si sente.
Ed io mi sento felice, perché di ogni emozione faccio tesoro, traccia, ogni sensazione custodisce un segreto profondo su di me, sugli altri, sulla rete che costruiamo insieme alle persone con cui entriamo in contatto. Conservo ogni amicizia, ogni persona dentro di me come una piccola stella.
Che si veda o meno, c'è. Che duri per sempre o si spenga dopo poco, c'è stata.